Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 25 giugno 2017

Vi auguriamo tanta felicità

Nel giorno del vostro matrimonio vi abbiamo mandato Giancarlo che ci ha rappresentati proprio tutti: con lui eravamo presenti anche noi...i fratelli, le suore, i buoni figli e tutti i malati che negli anni Giorgia ci ha aiutato a servire sempre meglio qui a Chaaria.
Vi abbiamo pensati quando eravate in Chiesa: mentre voi dicevato il vostro si' nel caldo torrido della parrocchia di Maria Ausiliatrice, noi offrivamo i nostri sacrifici per voi in un pomeriggio rovente, non tanto per il tempo atmosferico (qui e' inverno), quanto per il numero infinito di malati che lo sciopero fa approdare a Chaaria.
Eravamo con voi in quell'atmosfera agreste che si respirava nel locale da voi scelto per la cena e per le foto di gruppo: che bella la foto che ci avete mandato! Quanti amici condividiamo e quanti bei ricordi di vita vissuta insieme!
Carissima Giorgia, mi rivolgo a te solo perche' ti conosco meglio di tuo marito, ma quello che dico con il cuore in mano lo dedico a entrambi: tutti noi di Chaaria vi auguriamo tantissima felicita'. Pensando a te, carissima Giorgia, la felicita' che ti auguriamo te la meriti tutta: sei una persona speciale, hai un carattere stupendo, sei buona e dolce con tutti, sei servizievole e donata agli altri, sei una donna di preghiera e di intensa vita inferiore.

sabato 24 giugno 2017

Le risposte di Dio

Questa mattina ero troppo stanco ed ho fatto fatica ad iniziare la giornata.
Questo sciopero mi sta un po' massacrando.
Poi, il primo intervento e' stato tremendo: rifrattura di femore, sotto una placca  messa in altro ospedale nel 2012.
Callo osseo duro come il cemento, posizione abnorme delle ossa, difficolta' a rimuovere la vecchia placca, riduzione dei frammenti
davvero complessa e difficoltosa prima di riuscire a posizionare una nuova placca.
Quattro ore di intervento che mi hanno debilitato e mi hanno risucchiato tutte le energie sin dal mattino.
Ero cosi' giu' di corda che avrei voluto lasciar perdere tutti i malati e scappare via. Non avevo piu' voglia di lottare con la fiumana di malati che anche oggi ci assaliva.


venerdì 23 giugno 2017

Maltrattato per un anno e mezzo

Aveva una doppia frattura di femore e tibia destra.
Per un anno e mezzo era stato dentro e fuori ospedali governativi e mai gli e’ stato fatto un intervento perche’ non aveva soldi.
Invece gli hanno messo degli inutili gessi che si e’ tenuto per tutti questi mesi…ed il risultato e’ stato che a tutt'oggi c'è una totale non unione dei frammenti ossei, si e’ instaurata una terribile osteopenia che ha reso le ossa trasparenti come vetro smerigliato (ed il paziente ha solo 35 anni!), il ginocchio e’ totalmente rigido a causa del gesso, e i muscoli dell’arto sono quasi del tutto scomparsi a motivo del disuso.
Ovviamente, non potendo lavorare per un anno e mezzo, oggi e’ piu’ povero di quando si e’ fratturato.
E’ approdato a Chaaria a motivo dello sciopero ed a lui abbiamo dato assoluta priorita’, sia perche’ e’ davvero povero: se avesse avuto soldi lo avrebbero operato!; sia perche’ e’ un chiaro esempio di maltrattamento dei derelitti e di coloro che non hanno posti a cui rivolgersi per un aiuto competente e disinteressato.


giovedì 22 giugno 2017

Una caramellina al termine di una giornata dura

La situazione e' sempre drammatica in ospedale.
Ci sono pazienti ovunque, e soprattutto non si riesce mai a fare tutto.
C'e' sempre chi si lamenta e chi fa rimostranze, senza rendersi conto che lavoriamo quasi 24 ore al giorno, mentre gli ospedali governativi
sono chiusi.
La lista operatoria in genere e' una specie di miraggio, perche' continuamente interrotta dalle emergenze.
I cesarei sono in media 7-8 al giorno.
Questa sera alle 22.30 ero davvero stanco quando ho finito l'ultimo della serie; tra l'altro era stato un cesareo un po' difficile in cui
naturalmente avevo dovuto fare prima la spinale e poi operare.
L'anestesia mi era risalita un po' troppo e ci sono stati momenti di panico quando la pressione scendeva e la donna faceva fatica a respirare.


mercoledì 21 giugno 2017

Prolasso di cordone

Avevo appena lasciato la sala grande dopo un addome acuto.
Mbabu era impegnato perche’ il paziente era ancora intubato. Mi vedo davanti Carol che con disperazione cerca una barella, in questi  giorni impresa quasi impossibile, vista la densita’ dei pazienti ed il numero di interventi; Carol non spreca molte parole e mi dice: “prolasso di cordone”.

In un attimo rivedo quanto mi e’ successo solo due giorni fa, quando sono stato chiamato dalla cappella per la stessa ragione: allora avevo inciso l’addome a paziente quasi sveglia ed avevo cercato di lottare contro il tempo…ma la morte era arrivata prima di me, che mie ero affannato invano.  Pur avendoci messo meno di sessanta secondi tra la cute e l’utero, il piccolo non ce l’aveva fatta.Anche oggi si trattava comunque di provare a lottare non solo contro il tempo, ma contro i secondi.
Dalla nostra parte oggi avevamo  il fatto che la presentazione del feto fosse podalica: quindi potevamo sperare che la parte presentata non comprimesse molto il cordone contro la parete ossea della pelvi. Mbabu non era disponibile perche’ stava estubando l’altro paziente. Jesse oggi era di riposo.
Ovviamente l’unico anestesista presente ero io. Apophie si e’ lavata alla velocita’ della luce.
Io ho dato il massimo con ketamine e valium…ed oggi, con nostra grandissima gioia, abbiamo dato alla luce (insieme alla mamma naturalmente!) una femminuccia che ha pianto quasi immediatamente, ancor prima che tagliassimo quel cordone ombelicale che pochi minuti prima procedeva minaccioso attraverso il canale del parto.

martedì 20 giugno 2017

Una cosa mai vista

Clinicamente la paziente presentava un'enorme massa epigastrica.
Dopo averle fatto l'ecografia mi sono accorto che si trattava di una formazione davvero impressionante che occupava gran parte dell'addome superiore, ma era comunque separata sia dal fegato che dai reni.
Non era una cistica, cosa che ci avrebbe orientati ad una pseudocisti pancreatica, da noi molto frequente ed anche facile da operare.
Era invece solida e leggermente piu' iperecogena rispetto al tessuto epatico.
La donna era canalizzata e non mostrava alcun segno di occlusione.
Non vomitava, ma per sicurezza le abbiamo pure fatto una gastroscopia, tanto per escludere un'origine gastrica del tumore: alla gastro lo stomaco era normale, anche se si notava la compressione estrinseca sulla grande curva.
Il grande dubbio era se operarla o meno.


lunedì 19 giugno 2017

Elosy

L’ho conosciuta circa una settimana fa. Stupenda bimba di 11 anni, con treccine curate come una piccola “rasta”.
Aveva proteine nell’urina ed un lieve gonfiore alle gambe. Non lamentava particolari disturbi, anche se gli esami erano alterati e l’ecografia dimostrava segni di iniziale danno renale.
La mamma mi ha chiesto di cosa si potesse trattare. 
Le ho spiegato che eravamo di fronte ad una malattia dei reni , ma che con una terapia mirata avremmo risolto il problema. Mi ha pregato di darle le medicine a domicilio perche’ avrebbe avuto problemi finanziari con un ricovero.
Ho acconsentito pregandola pero’ di essere fedele all’appuntamento per la visita di controllo.
Avrebbe dovuto tornare dopo un mese, ma ieri mattina me la son ritrovata davanti in uno stato di prostrazione totale. Non riuscica quasi a respirare. La sua inspirazione era molto superficiale ed il torace si muoveva ad un ritmo di almeno 120 al minuto. Abbiamo provato a metterla a letto , ma Elosy da sdraiata si sentiva soffocare, per cui abbiamo dovuto metterle una serie di cuscini in modo che potesse riposare un po’ in posizione semiseduta.


domenica 18 giugno 2017

Pensieri tristi

Ann era stata operata a Chaaria di mastectomia destra due anni or sono.
I margini dell’escissione chirurgica erano negativi ma i linfonodi dell’ascella erano presi.
Le avevamo consigliato di vendere tutto quello che poteva per poter essere sottoposta a chemio e radioterapia, che sono effettivamente molto costose.
Ann sembrava aver capito bene il suo problema ed i rischi che la sua vita correva.
Piu’ volte le abbiamo ricordato che la sua vita era certamente piu’ importante di una mucca o addirittura di un pezzo di terra, e che lei non avrebbe dovuto pensarci su troppo neppure a vendere qualcosa per pagare le cure e sopravvivere.
Purtroppo poi l’abbiamo persa di vista, come normalmente accade con i nostri ritmi vorticosi.
Me la sono ritrovata in sala ieri.
Era stata ricovarata da qualcun altro e ci ho messo un po’ a riconoscerla.
Quello che mi ha colpito e’ stato il fatto che avrei dovuto fare una mastectomia sinistra in una paziente gia’ operata a destra.
L’ho palpata ed ho percepito una massa dura, grande come una albicocca, appena dietro al capezzolo.
Ma quello che mi ha impressionato di piu’ e’ stata la visita del cavo ascellare: linfonodi enormi, duri e fissi.
Mi sono bastate poche parole ed uno sguardo meno distratto alla sua faccia per ricordarmi della mia paziente di due anni prima.


sabato 17 giugno 2017

Buon viaggio e buona permanenza

Carissimo Giancarlo,
sono poche ore da quando sei partito per il meritatissimo periodo di riposo e visita in famiglia, e gia' sento fortemente la tua mancanza.
La tua partenza pesa come un macigno, non solo per il grande lavoro che fai ogni giorno e che ora in qualche modo riversera' su di me; non solo per la montagna di problemi che ti sobbarchi e che ci risolvi ogni giorno; e neppure soltanto per il tuo ruolo centrale nell'organizzazione della comunita' e del turn over dei volontari...mi manchi soprattutto come un fratello, come una persona con cui mi posso sfogare, su cui posso riversare i miei malumori e le mie anse, a cui posso anche confidare le mie paure e le mie gioie.
Sono comunque molto contento che tu possa tornare un po' in Italia, rivedere la tua mamma ed il tuo papa', stare con tua sorella, rivedere amici e persone che ti vogliono bene.
Sono certo che tornerai molto piu' forte e che ci aiuteremo vicendevolmente ancora di piu'.
Ora stringo i denti e cerco di andare avanti anche senza di te, ma non sara' assolutamente facile e non sara' per nulla leggero. 

venerdì 16 giugno 2017

Con un pò di coraggio ed incoscienza

"Mia figlia ha questa escrescenza dura della mandibola da quando era piccolissima.
Pare che ora tenda a diventare sempre piu' grande.
Non le fa male ma le sta deturpando il viso, ed ora che ha 12 anni, anche a lei da' fastidio. Ho visto dei medici a Nairobi ed ho speso un sacco di soldi.
Le hanno fatto una panoramica e poi anche una biopsia.
Mi hanno detto che si tratta di una cisti odontogena e che dovrebbe essere benigna. Mi hanno anche consigliato l'intervento, ma la cifra che mi hanno chiesto e' stata del tutto inavvicinabile per me.
"Per favore aiutatemi voi qui a Chaaria perche' non ho soldi per andare altrove" Naturalmente io ho deciso di ricoverare la ragazzina ed ho deciso di operarla.
"Se non hanno soldi, questo e' chiaramente un caso per il nostro ospedale!"
Ieri notte pero' non ho dormito e mi sono venuti gli incubi al pensiero che poi io mi trovi di fronte ad una emorragia che non posso controllare. 

giovedì 15 giugno 2017

Le frecce a Chaaria

Casi come quello descritto due giorni fa non sono cosi' infrequenti a Chaaria.
Abbiamo estratto frecce dalle cosce, dalle natiche, da un rene e dai bicipiti nelle braccia.
Il caso storicamente piu' impressionante risale pero' ad alcuni anni fa, quando, insieme a Salvo e Viviana, abbiamo estratto una freccia che giaceva dietro allo sterno, immediatamente davanti al pericardio. 
Ricordo che la paziente era una donna.
Anche in quel caso si tratto' di una chirurgia eroica, eseguita nella sala vecchia a ore tarde e con rischi non indifferenti.
Ma riuscimmo a estrarre la freccia ed il caso fu addirittura portato ad un congresso nazionale di radiologia. 
La paziente ando' a casa ristabilita, anche se ovviamente di lei abbiamo perso le tracce.
Questa sera condivido con voi alcune foto di quei momenti esaltanti, foto che sostituiscono un po' l'odierna aridita' della mia penna, causata dal superlavoro che continua in questo ennesimo sciopero della sanita'.

Fr Beppe

mercoledì 14 giugno 2017

Ricarica interiormente quando il risultato è così buono

Quello nella foto e' un piccolo pastorello del Nord del Kenya, completamente squattrinato e sponsorizzato in parte da noi ed in parte da Daniele di Maralal.
Lo abbiamo operato per una brutta frattura di femore, ed il risultato e' stato davvero incoraggiante.
Nessun problema nel post-operatorio, nessuna infezione della breccia chirurgica.
Esame radiologico di controllo che dimostra ottima guarigione e buon allineamento della rima di frattura.
Bambino in grado di camminare senza dolore e di rannicchiarsi come nella foto a sole sei settimane dalla frattura.
La foto rannicchiata la facciamo sia per avere idea della recuperata mobilita' del ginocchio e dell'anca e sia anche per testare la tonicita' muscolare.
La foto e' nostra testimone che questo bambino sta recuperando alla grande davvero.
E' bello pensare che lo abbiamo aiutato, che abbiamo impedito che diventasse un disabile cronico dopo l'incidente, e che questo ottimo risultato terapeutico e' dovuto in parte agli amici di "Sign" negli USA, ed in parte a noi e Daniele che insieme abbiamo operato e coperto tutte le spese di ricovero e di sala operatoria.

martedì 13 giugno 2017

Due casi molto particolari in sala operatoria

John e' stato portato a Chaaria da oltre 50 chilometri di distanza per
un addome acuto insorto dopo una caduta per incidente da mototaxi.
Il paziente diceva di aver battuto molto pesantemente sulla strada cadendovi di pancia.
Abbiamo fatto l'ecografia ed abbiamo anche eseguito paracentesi esplorativa: aveva emoperitoneo, cosa che ci ha portati immediatamente a pensare ad una rottura di milza.
Ma la nostra sorpresa e' stata grande in sala quando, pur confermando un'ingente quantita' di sangue in peritoneo, non abbiamo documentato ne' una rottura di milza, ne' una di fegato.
Quello che in me ha fatto suonare il campanello di allarme e' stato il fatto che nel sangue raccolto in peritoneo, ho trovato alcuni fagioli che vi galleggiavano.
Abbiamo quindi deciso di esplorare tutto il tubo digerente e, con grandissima sorpresa, abbiamo trovato una larga lacerazione dell'intestino tenue e del mesentere.
Pur essendo partiti con la mente pronta a fare una splenectomia, siamo poi finiti coll'eseguire una resezione ileale con anastomosi termino-terminale. Il sangue in peritoneo era probabilmente originato dalla rottura delle arterie mesenteriche.
Abbiamo trovato davvero inusuale il fatto che una caduta dal motociclo potesse causare una lacerazione dell'intestino tenue!
Il paziente ora sta bene, e questa e' comunque la cosa piu' importante.

lunedì 12 giugno 2017

Emergenze

Nuova chiamata notturna!
Il cicalino suona e mi dicono di correre, ma non chiamare altri perche’ non e’ un cesareo.
Do’ uno sguardo alla finestra e vedo l’orizzonte rosso fuoco: ne gioisco perche’ devono essere quasi le 6, l’ora in cui comunque mi sarei alzato per la preghiera.
Mi vesto in fretta e furia senza neppure lavarmi la faccia, e mi precipito in ospedale. D’istinto mi dirigo verso la sala parto, perche’ immagino che comunque la maternita’ sia nuovamente il punto nevralgico... ed infatti vedo Eunice tutta sudata che si affatica attorno alla testa di un neonato che non ne vuol sapere di “uscire”.
Metto i guanti e sostituisco l’infermiera in questa manovra difficile e colma di tensione: il bimbo ha la spalla superiore “inchiodata” dietro il pube della mamma.
Sono gia’ passati minuti preziosi.
Mi tremano le gambe e sudo come un cavallo, non perche’ faccia caldo, ma per la tensione estrema. Goccioloni mi calano negli occhi e me li fanno bruciare rabbiosamente, ma ho i guanti insanguinati e non mi posso asciugare... altri rivoli di sudorazione piovono da entrambi i miei gomiti.
Le gambe mi tremano e faccio fatica a stare in piedi.
Passano attimi lunghissimi...non so quanto tempo sia trascorso in realta’... a me e’ parsa un’eternita’!
Alla fine il feto viene partorito, ma e’ flaccido e cianotico. Non da’ segni di vita.

domenica 11 giugno 2017

Non come un cane!

Domenica campale soprattutto in maternita'.
Oggi non abbiamo staccato neppure un minuto, perche' i cesarei sono arrivati a raffica e non ci hanno permesso nemmeno di finire la lista operatoria che ci eravamo proposti.
Sono stanco, anche perche' ieri notte ci sono state due emergenze, entrambe poi finite bene con un parto assistito da forcipe.
Ed e' proprio uno di questi momenti notturni in maternita' che stasera desidero condividere con i lettori.
Avevo appena finito con un forcipe. Mi sentivo ancora tutto tremante, come sempre mi capita con questa procedura mai simpatica. Ero comunque contento perche' avevo aiutato a nascere una bambinona forte e sana, dal peso di circa 4 chilogrammi.
Carol stava suturando l'episiotomia di quella mamma; sulla seconda barella c'era un'altra donna ormai in secondo stadio di travaglio, mentre nella terza giaceva una puerpera con una placenta ritenuta.
Proprio mentre mi dirigo verso quest'ultima paziente che sicuramente necessita di rimozione manuale, si precipita in sala parto un'altra paziente in preda a doglie fortissime. Non ho tempo neppure di dirle di attendere e di darmi il tempo per recuperare una barella volante, che lei si sdraia per terra pesantemente: non puo' piu' attendere; la sua ora e' giunta. Carol sta ancora suturando. Nessuna delle altre due donne puo' alzarsi dalla barella per far posto alla nuova venuta. Non posso lasciar sola questa donna che ora spinge forsennatamente: posso solo chiedere aiuto a Josphine che corre immediatamente, lasciando da parte gli altri lavori in cui era impegnata.

sabato 10 giugno 2017

La disperazione dei pazienti e la nostra debolezza

A volte in questi giorni passare per I reparti stringe il cuore e fa toccare con mano la poverta' della condizione umana. 
Tutti sanno che a Chaaria gli ospedali governativi mandano i pazienti piu' poveri, perche', quando hanno una copertura sanitaria o qualche disponibilita' economica, li possono invece riferire ad altri ospedali "missionari" piu' costosi.
Te ne accorgi passando vicino a loro di quanto siano poveri. Lo comprendi dalle povere cose che hanno, ed anche dalla tristezza che alberga nei loro occhi
Molti di loro poi sono poveri anche dal punto di vista della patologia: tumori terminali che non hanno avuto soldi per intervento, chemio o radioterapia, ed ora e' troppo tardi. 
Per loro possiamo fare solo poche cure palliative. Magari, se avessero avuto soldi, ora non sarebbero terminali. 
Malati psichiatrici senza parenti che forse nessuno verra' mai piu' a riprendersi e che noi dobbiamo sedare pesantemente non essendo attrezzati per la malattia mentale.
Fratture vecchie di mesi ed ormai consolidate in posizioni abnormi, che mai permetteranno la deambulazione: e la ragione per cui non sono stati operati e' sempre la loro poverta'.
Quanti bambini fratturati abbiamo ricoverato in questi giorni!
Sono stati messi in trazione ma molti di loro avevano bisogno di intervento ed ora hanno arti deformati. 

venerdì 9 giugno 2017

Grazie

Con questo breve post intendo ringraziare Giulia che ci ha appena lasciati, e con lei anche tutti gli altri volontari che sono passati da Chaaria in questi mesi ed anni.
Grazie a Giulia ed a tutti i volontari per la disponibilita' nel servizio dei malati e per il grande aiuto datoci nel migliorare un po' il nostro servizio ai bisognosi.
Grazie per la freschezza che ogni volontario porta nel servizio e che aiuta moltissimo a non farci cadere in quella routine che uccide e rende tutto piatto.
Grazie per le piccole e grandi innovazioni che ogni volontario porta alla nostra struttura e grazie soprattutto per il buon esempio di donazione e di abnegazione che ogni giorno i volontari offrono al nostro personale.
Io credo che l'esempio sia quello che trascina, ed ogni volontario puo' lasciare un segno, puo' portare un miglioramento tangibile, nel momento in cui si dona in silenzio e con umilta', al nostro fianco ed al fianco del nostro personale.
Non saranno quindi le lezioni magistrali, ne' i piccoli o grandi insegnamenti dati verbalmente al nostro personale che cambieranno la situazione: sara' sempre e solo l'esempio silenzioso, umile e rispettoso.
Sono convinto che l'azione del volontario sia come la goccia che scava la roccia: non ci vorranno giorni e forse neppure mesi, ma pian piano le cose cambiano in modo impercettibile ma costante.
Chi ritorna a Chaaria dopo 10 anni i cambiamenti li vede chiaramente.

giovedì 8 giugno 2017

Tanti orfani

La stessa onda d'urto avvertita ovunque a causa dello sciopero, la sentiamo anche nel reparto orfanelli, che e' ora tirato allo stremo, considerando il personale che abbiamo.
Siamo ora ad 8 e ne aspettiamo uno dall-ospedale di Marimanti.
I bimbi ci sono stati portati da varie strutture governative, ora chiuse a motivo dello sciopero: un paio sono addirittura in incubatrice.
Ai bambini giunti da altri ospedali, si aggiunge anche il povero bimbo la cui madre e' morta a Chaaria subito dopo il cesareo il primo giorno dello sciopero (era un caso di placenta previa con emorragia grave ed anemia estrema).
Il personale addetto agli orfanelli e' ovviamente sotto pressione, cosi' come lo siamo un po' tutti in ogni dipartimento dell'ospedale.
Sono pero' tutte delle mamme di famiglia e si stanno prendendo cura di questi bimbi sfortunati con estrema dedizione e con tanto affetto.

mercoledì 7 giugno 2017

Finita la maratona ortopedica

Non abbiamo mai operato tanto come quest'anno, sia nel campo della traumatologia, sia in quello della patologia prettamente ortopedica, sia in quello della chirurgia della mano.
Gli interventi di chirurgia plastica sono stati moltissimi, lunghi ed assai complessi: soprattutto esiti di ustioni, ma anche fratture esposte e ulcere che non tendevano alla guarigione.
Non abbiamo mai staccato in tre settimane: abbiamo infatti operato tutti i sabati e le domeniche...ed alla notte chirurghi plastici ed ortopedici si trasformavano in ginecologi per gli immancabili cesarei.
Guardando alla bottiglia mezza piena, abbiamo veramente aiutato tantissima gente...10-12 interventi al giorno, per sette giorni alla settimana, per tre settimane; guardando invece a quella mezza vuota, alla partenza degli specialisti italiani, mi trovo con almeno una ventina di nuove fratture da operare, con varie ustioni e con due innesti cutanei che ci erano rimasti indietro.
La stragrande maggioranza delle fratture non operate e' comunque giunta in ospedale nelle ultime 48 ore, e proveniente dagli ospedali governativi che chiudevano. Lo stesso dicasi per due enormi ustioni "total body".
Gli amici sardi non avrebbero comunque potuto far fronte a tale fiumana infinita di nuovi ricoveri che lo sciopero ci manda ogni giorno.

Servizio civile al Cottolengo 2017




Pellegrinaggio


Carissimi tutti, 
Vi segnalo che in occasione del pellegrinaggio previsto a Bra per questo sabato 10 giugno, unitamente allo stand delle missioni allestito dalle Suore, sarà data evidenza all'Associazione e al suo operato sino ad oggi in particolare su Chaaria, saranno proiettati filmati e stampate foto, oltre che forniti i dati dell'Associazione e del blog.
Con l'occasione chi volesse inviarmi delle foto su file, può farlo su questa mail.
Molti di Voi saranno già al corrente dell'evento, e pur essendo un pellegrinaggio religioso, sarete i benvenuti se vorrete portare al pubblico la vostra esperienza in missione, sono previste tremila persone.
Vi mando il pieghevole dell'evento.
Cari saluti.

Rita ODDO 





martedì 6 giugno 2017

Giornata tremenda

La giornata e' stata un vero campo di battaglia. Ambulanze che portavano pazienti disperati. Gli assistenti in ambulanza erano autisti e signore della pulizia...gia', perche' gli infermieri scioperano e non possono aiutare neppure a svuotare l'ospedale maggiore di Meru!
Ho ricevuto cosi' tante fratture che mi viene da piangere al pensiero che domani parta Luciano per l'Italia. Le dovro' affrontare da solo e devo respirare lungo e rimanere calmo, senza lasciarmi prendere dal panico.
Ma arrivava proprio di tutto: una donna in travaglio chissa' da quanto e con forti emorragie da placenta previa non ce l'ha fatta ed e' morta subito dopo il cesareo, lasciandoci con l'ennesimo orfano da accudire. 
Un vecchietto con frattura di femore non operata dalla notte dei tempi perche' non aveva soldi, e' andato in paradiso a causa di un edema polmonare insorto subito dopo il ricovero. Di un altro malato gravissimo non sappiamo nulla: ne' il nome, ne' la provenienza, ne' un indirizzo dei parenti. 
E' stato scaricato su una barella ed abbandonato li' da una ambulanza che poi e' sfrecciata via. 
Abbiamo un gruppo di psichiatrici violenti che abbiamo dovuto sedare pesantemente perche' non picchiassero gli altri ammalati. Sono approdate a Chaaria anche persone con malattie gravi come la TBC, o con addomi acuti che necessitano intervento chirurgico urgente. 
Dovremmo operare 24 ore, ma non ne abbiamo le forze.

lunedì 5 giugno 2017

Di nuovo!!

Ci e’ giunta voce stamattina, quando ancora l’afflusso dei pazienti sembrava quello di un normale lunedi’ mattina: “da ieri sera a mezzanotte e’ iniziato una sciopero nazionale degli infermieri nelle strutture pubbliche”.
Ci e’ sembrata una notizia sconcertante, dal momento che e’ da poco finito l’infinito sciopero dei medici che tanto disagio ha creato ai pazienti poveri. 
Sono poi passate appena due o tre ore ed abbiamo avvertito pesantemente l’onda di tsunami che ci ha investiti.
Ambulanze da Meru che ci scaricavano pazienti, a volte gravissimi ed in ossigenoterapia; altre che ci lasciavano frotte di bimbi pretermine che non sapevamo proprio dove mettere a motivo del numero limitato delle nostre incubatrici.
La maternita’ da subito al tracollo, con 8 cesarei da aggiungere alla gigantesca lista operatoria di Luciano, iniziata stamane alle 7…e poi parti a raffica. 
Un ambulatorio che sembrava un pozzo senza fine: piu’ passavano le ore e piu’ pazienti visitavamo, piu’ le panche della sala di attesa erano piene. 
Ed e’ anche ovvio che sia cosi’, a pensarci bene: la gente non sapeva ancora dello sciopero; andava nelle strutture governative dove veniva rifiutata; si rimetteva in cammino ed arrivava a Chaaria a pomeriggio inoltrato.

domenica 4 giugno 2017

Panga

C’è un vocabolo che è diventato per me un incubo, fino a entrare nei miei sogni come una minaccia: “panga”, in kswahili, gipanga in kimeru.
Corrisponde al termine “machete”, divenuto tristemente famoso per essere stato usato in modo massiccio come arma di sterminio durante il genocidio del Rwanda nel 1994. E’ un vocabolo che non riesco a non associare a una sensazione di dolore. 
Mi ricorda troppe storie di violenze, di aggressioni, di crudeltà che confluiscono, quasi ogni
giorno a Chaaria, nei loro drammatici epiloghi.
La panga, o machete, è un misto tra accetta e coltellaccio, pesante come un’ascia, tagliente come un pugnale, assomiglia vagamente ad una scimitarra. 
Dovrebbe essere uno strumento di vita, serve un po’ per tutto: tagliare il legname per il fuoco della cucina, rigirare le zolle di terra prima di seminare, scavare nel fango, quando ci s’impantana con la macchina nella stagione delle piogge. 
Invece la panga è diventata sempre di più uno strumento di morte, un’arma molto pericolosa, alla portata di tutti perché costa pochissimo, quanto una bottiglia di birra.
Solo negli ultimi anni a Chaaria sono comparse armi da fuoco, e con esse i primi morti e feriti da pallottola. Il machete rimane lo strumento offensivo più usato. 
Quante volte ho dovuto completare amputazioni da panga: sovente si trattava di liti familiari, legate a un pezzo di terra che per gli Africani è, in pari tempo, una maledizione e una benedizione. 
Mi è anche accaduto di assistere a punizioni esemplari in cui un padre ha avuto il coraggio di amputare il braccio destro a un figlio, accusato di avergli rubato una mucca.

sabato 3 giugno 2017

Le ustioni e la chirurgia plastica

Sono per noi una delle emergenze più frequenti ed insieme più scoraggianti.
Sovente ci troviamo di fronte a bambini ustionati molto profondamente e su estese percentuali della superficie corporea.
Le ustioni sono sempre da considerare casi con prognosi molto riservata, soprattutto in età pediatrica.
Le prime ore dopo il ricovero sono quelle in cui il nostro compito è rianimare i pazienti che rischiano di morire a causa dello shock e della disidratazione: si tratta quindi di somministrare dosi eroiche di infusioni endovenose elettrolitiche, sempre bilanciando il fabbisogno idrico con il rischio di sovraccarico.
Altro punto basilare è poi lottare contro le infezioni che sono sempre alle porte, avendo l’ustione aperto delle ampie superfici corporee all’ingresso dei germi: ci dobbiamo affidare agli antibiotici e sovente ad ampie toelette chirurgiche con rimozione del tessuto necrotico.
La medicazione quotidiana della zona ustionata è spesso un calvario di dolore fisico per il malato e di stress psicologico per l’infermiere.
E’ infatti angosciante dover medicare ogni giorno un bambino che urla disperato per almeno mezz’ora durante le tue azioni cliniche; un bambino che poi impara rapidamente quello che gli farai anche l’indomani e che quindi inizia a piangere ancora prima che tu entri in camera, è ancora più stressante. 

venerdì 2 giugno 2017

An energizing experience

THE PATIENT SUSTAINED A ROAD TRAFFIC ACCIDENT IN NOVEMBER 2015.
IT WAS AN OPEN FRACTURE.
SURGICAL TOILET WAS DONE IN ANOTHER FACILITY AND CAST APPLIED FOR 7 MONTHS, BUT AFTER SUCH A LONG TIME STILL THERE WAS NON-UNION OF THE FRACTURE.
IN MAY 2016 HE CAME TO OUR HOSPITAL, WHILE STILL ON POP.
THE SKIN WAS CLOSED AND THERE WERE NO SIGNS OF INFECTION BUT THERE WAS STILL NON-UNION. THE PATIENT WAS AMBULATING WITH NO WEIGHT BEARING, USING CRUTCHES.
AT THAT TIME WE WERE NOT YET IN THE “SIGNFRACTURE INTERNATIONAL” PROGRAM, AND WE HAD TO PUT A TIBIA PLATE, WHICH HAS BEEN THERE UP TO
NOW, UNFORTUNATELY WITH PERSISTENT MAL-UNION OF THE FRACTURE.
TODAY WE HAVE DECIDED TO TRY TO CHANGE THE PREVIOUS PLATING INTO INTERLOCKING NAIL THANKS TO THE “SIGN FRACTURE INTERNATIONAL”.
IT WAS A VERY CHALLENGING CASE.
THE FRACTURE WAS STILL IN MANY FRAGMENTS.
THE KNEE WAS VERY STIFF AND IT WAS PRACTICALLY IMPOSSIBLE TO USE THE ALASKA TRIANGLE FOR THE NAIL INSERTION.

giovedì 1 giugno 2017

Ormai non manca molto

La costruzione è esternamente finita.
L'intonaco all'interno ormai è completato, e così pure i pavimenti.
Abbiamo già acquistato anche il sistema di condizionamento dell'aria per il laboratorio analisi.
Mancano ancora i serramenti e l'impianto elettrico, mentre invece fosse biologiche e tubature dell'acqua sono finite.
Fuori della struttura abbiamo anche dato un tocco estetico con il selciato di pietre che separano il nuovo ambulatorio dall'amministrazione.
Non credo ci vorrà pochissimo a finire tutto, perchè gli interni sono completamente da organizzare e molti nuovi macchinari sono ancora da acquistare, ma certamente ora non siamo lontani dal traguardo.
Un enorme ringraziamento a Fr Giancarlo che si sobbarca l'onere di seguire i lavori dei muratori, gli acquisti, ed il pagamento delle fatture.
Giancarlo si sacrifica davvero tanto per le nuove strutture che continuamente nascono a Chaaria!

mercoledì 31 maggio 2017

Kiende, una mamma come tante

Sta correndo disperata con il suo pesante fardello avvolto in un una copertina. Corre ed ansima, come se un esercito di facinorosi la stesse inseguendo. 
Si muove a piedi nudi; talvolta scivola e quasi cade; entra senza timore nelle grandi pozzanghere causate dalle abbondanti precipitazioni degli ultimi giorni. 
Silenziosamente le lacrime le scendono copiose sulle giovani gote.
Appena giunta all’ospedale si mette a gridare disperata e ci affida il suo dolore. Accorriamo in molti per vedere cosa stia succedendo. 
Lei apre il fagotto ed appare una bambina di circa un anno. E’ in preda a convulsioni continue, che la scuotono soprattutto nella parte sinistra del corpo. 
Le metto una mano sul pancino: e’ rovente! Tiro giu’ un po’ le palpebre inferiori e mi rendo conto che la piccola e’ terribilmente anemica.
“Facciamo del valium per retto, per fermare gli attacchi comiziali.
Diamole della tachipirina per abbassarre la febbre. Poniamo delle spugne bagnate sul suo corpicino, per accelerare la defervescenza.
Testiamo la malaria e l’emoglobina. Chiamate Jesse per la vena”.
“Kiende, non abbiamo sangue in emoteca e la tua figlioletta ne ha un bisogno estremo. Nessuno di noi puo’ donare perche’ lo abbiamo fatto la settimana scorsa. C’e’ qualche parente per strada? Qualcuno potra’ dare sangue nelle prossime ore?”
“Non c’e’ nessuno a casa, ma posso donare io stessa”.

martedì 30 maggio 2017

L'ho provato tante volte

Ho sentito spesso il fetore tipico che ha il tumore dell’esofago. Mi ha investito in folate ricorrenti che mi penetravano le narici, quando eseguivo le biopsie durante la gastro e la pinza bioptica portava su pezzi di carne morta. 
Mentre guardavo l’immagine sul monitor e sopportavo il lezzo inconfondibile del cancro, pensavo che quel paziente avrebbe fatto una morte pessima.
"Morirà di fame e di sete, e nessuno potrà aiutarlo perchè non avrà certo i soldi per l’intervento".
E poi l'altro sapore che ti assale in quei momenti è quell'eterno senso di colpa che ti attanaglia lo stomaco: glielo dico o non glielo dico di andare a Nairobi e provare operazione e chemioterapia?
Se glielo dico e mi rispondono che non hanno soldi, i sensi di colpa aumentano. Se non glielo dico e decido di non metterli neppure nella situazione di capire che forse si potrebbe far qualcosa che loro non si possono permettere, allora mi viene un altro scrupolo, perchè in fondo chi mi dà il permesso di sostituirmi a loro nella decisione che riguarda la vita o la morte del congiunto?
Eh, si! Riconosco nelle narici il fetore del tumore dell’esofago. E’ tipico e quasi infallibilmente diagnostico quanto una biopsia.

lunedì 29 maggio 2017

Non ci avrei più sperato

Quasi due anni fa ho riportato una bruttissima frattura del ginocchio.
Il solito incidente da mototaxi sovraccarico!
Mi hanno portato a Chaaria dopo essere stato rifiutato in altri ospedali per motivi economici: non potevo infatti permettermi le cifre che chiedevano per l'operazione.
dopo avermi visitato per la prima volta, i medici a Chaaria erano disperati perchè la frattura era esposta, le ossa erano fuori ed erano piene di terriccio e di porcheria.
Anche i tessuti molli erano in pessime condizioni e non c'era possibilità di coprire le ossa di prima intenzione: la cute era necrotica ed in parte del tutto assente.
Il mio lungo calvario a Chaaria è iniziato con ripetute toelette chirurgiche e con forti antibiotici, al fine di controllare l'inferzione e prevenire l'osteomielite.
I dottori mi hanno messo un fissatore esterno perchè la frattura non si scomponesse completamente.
Mi dicevano sovente che si trattava di un "floating knee", che in Italia potrebbe essere tradotto con "ginocchio galleggiante": in effetti la parte distale del femore e quella prossimale della tibia erano entrambe rotte malamente, e quindi il ginocchio ballava libero e
disconnesso, come una zattera alla deriva.
Quando l'infezione è stata finalmente debellata, è stata la volta di innesti cutanei e plastiche a zeta per coprire l'osso: un osso esposto può morire ed è a grave rischio di osteomielite.
Sono poi seguite ancora settimane di antibiotici e medicazioni, nella speranza che gli innesti tenessero.
Miracolosamente così è stato.

domenica 28 maggio 2017

Week end massacrante

Appena arrivato a Chaaria, Luciano mi disse:"questa volta non dovremmo avere problemi di congestione come nelle altre occasioni perche' stiamo tre settimane".
Lo guardai con occhio sornione e gli dissi semplicemente: "speriamo che tu abbia ragione".
Da allora abbiamo lavorato ogni giono come somari.
Anche oggi abbiamo operato tutto il giorno per tentare di tener testa alla valanga di pazienti che ci assillano tutti I giorni, e Luciamo mi ha detto: "prendiamola con filosofia. Abbiamo ancora 9 giorni a Chaaria e 40 pazienti gia' in reparto e non ancora operati!".
"41" gli ho risposto io", perche' poco fa e' arrivata un'altra frattura di femore".
In questi mesi la nostra attivita' ortopedica e' aumentata in maniera esponenziale, e la presenza di Luciano coincide con tutti i nostri appuntamenti per i casi piu' difficili e rognosi che da soli non siamo riusciti a operare. 
L'afflusso e' quindi vertiginoso. In aggiunta ci sono tutti I casi di chirurgia plastica per Toto, per cui la situazione e' davvero impegnativa ed a volte scoraggiante.
Iniziamo la seduta alle 7 del mattino e smettiamo alle 9 di sera, ma non riusciamo mai a finire la lista operatoria. 

sabato 27 maggio 2017

Mi viene dentro tanta rabbia

Angela è una ragazza handicappata di 16 anni.
Ci è stata portata dalla mamma perchè a termine di gravidanza.
La ragazza vive nel suo mondo di fiabe e certamente non sa dirci nè chi è il padre, nè tantomeno l'età gestazionale...a dire il vero non sa neppure parlare e comunica con la mamma a mugugni per noi incomprensibili.
E' molto irritabile; forse ha contrazioni e sente dolore...ma, chi lo sa? Non si fa assolutamente visitare dallo staff dell'ospedale, nonostante tutte le possibili tecniche di persuasione.
Con molta difficoltà riusciamo in qualche modo a fare l'ecografia ostetrica, mentre Angela contina a dimenarsi ed a girarsi sul fianco; ma della visita ginecologica non se ne parla neppure. Angela salta come un grillo e si mette a corrre via dalla stanza.
Dall'eco mi sembra comunque a termine.
Siccome nessuno riuscirebbe a monitorare il suo travaglio e neppure ad assisterla al parto, d'accordo con la mamma che firma il consenso informato, decidiamo di fare il cesareo elettivo.
Per la spinale vale lo stesso discorso fatto sopra: Angela ha paura di tutto e non se la lascia assolutamente fare; giocoforza siamo obbligati a scegliere la sedazione con ketamina.
Meno male comunque che il cesareo lo abbiamo fatto: abbiamo in effetti estratto un bambinone di 3500 grammi, ed il liquido amniotico era già tinto di meconio.

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