venerdì 16 febbraio 2018

400

Questa sera abbiamo inserito il nostro quattrocentesimo chiodo di Sign.
Per noi e' stato un momento commovente, pensando alle tante persone che ora camminano o usano gli arti superiori grazie a questi straordinari impianti ortopedici che riceviamo gratuitamente dagli amici americani.
E' un numero significativo, soprattutto se lo mettiamo in relazione al tempo.
Abbiamo iniziato il nostro rapporto con Sign nella terza settimana di settembre 2016. Nel primo anno di collaborazione, e cioe' dal settembre 2016 al settembre 2017, abbiamo impiantato 146 chiodi in altrettanti pazienti.
Da meta' settembre 2017 ad oggi siamo passati a 400, inserendo quindi 254 chiodi in cinque mesi.
Mi commuove pensare a tutti i poveracci che abbiamo guarito.
Per tutti cito oggi Damiano.
Le sue lastre sono nelle foto di oggi.
Ha avuto un incidente mostruoso a novembre 2017, che gli ha spappolato il ginocchio e gli ha causato una frattura esposta di tibia e femore.
Era stato in un ospedale pubblico dove non gli era stato fatto quasi nulla.

giovedì 15 febbraio 2018

Una musica diversa

Di solito la pediatria di sera alle 21 risuona dei canti delle mamme.
E’ ormai una consuetudine consolidata, trasmessa di paziente in paziente, che, prima di dormire, si intonino canti di lode al Signore a mo’ di preghiera della sera.
Le donne cantano in coro e la melodia riempie l’ospedale, in quelle ore piu’ silenzioso e tranquillo.
Ma questa sera in pediatria la musica e’ diversa.
Sono urla disperate di una mamma che piange la morte del suo piccoletto.
Piange e singhiozza cosi’ forte che la si sente da lontano.
Un gruppo di donne della pediatria la scruta stando in disparte: sono tutte ammutolite, forse spaventate, certamente incapaci di andarle vicino perche’ non sanno cosa dirle.
Forse pensano al loro piccoletto ricoverato nella stessa stanza e quasi temono che qualcosa di simile possa succedere pure a lui.
Altre mamme sono piu’ coraggiose e le stanno vicino. La ragazza che urla e’ giovanissima, avra’ si’ e no vent’anni.
Mi ha fatto tanta tenerezza vedere una degente piu’ matura che se l’e’ presa sulle ginocchia mentre stavano sedute sulla panca esterna alla pediatria: la dondolava e le teneva la testa ricurva sul suo collo mentre le sussurrava cose nell’orecchio. 

mercoledì 14 febbraio 2018

Mercoledì delle ceneri

Oggi per noi la quaresima e' iniziata con una commovente messa in ospedale, insieme ai nostri ammalati.
Abbiamo tutti ricevuto le ceneri prima di buttarci nel lavoro di una giornata davvero estenuante, suddivisa tra sala operatoria, reparto ed ambulatorio.
Abbiamo iniziato la nostra quaresima con i malati, rinnovando il nostro impegno di servizio incondizionato e di dedizione.
Auguriamo a tutti i lettori un cammino fecondo di conversione e di intensa vita spirituale in questo tempo forte che ci prepara alla Pasqua.
Insieme a tutti voi vogliamo impegnarci in uno sforzo di rinnovamento interiore basato soprattutto sulla preghiera intensa, sulla carita' senza misure verso i bisognosi, e sul digiuno da tutte quelle cose che ci portano lontani da Dio.
Buona quaresima a tutti.

Beppe


martedì 13 febbraio 2018

E poi vanno via...

Ho fatto nascere migliaia di bambini; li ho tenuti tra le mie braccia al primo vagito, li ho guardati negli occhi prima ancora del loro padre biologico; li ho consegnati alla mamma radiosa per il trofeo che riceveva da Dio dopo nove mesi di attesa spesso angosciante: le mamme mi hanno guardato con sorrisi sgargianti; qualcuna mi ha promesso di mettere il mio nome al loro bambino e di portarmelo a vedere man mano che cresceva. 
Poi però tutte sono state dimesse; normalmente quasi nessuna è passata a salutarmi quando si portava il figlioletto a casa; normalmente non rivedo più le mie puerpere, se non in caso di complicazioni o di un altro cesareo in gravidanze successive. 
Ho fatto nascere migliaia di bambini, ma poi alla sera, nel buio della cappella dove spesso mi rifugio per un attimo prima della nanna, mi rendo conto che di bambini non ne ho affatto. Ne ho toccati tanti, ma tutti se ne sono andati.
Quando il loro piccolo è in coma per una malaria cerebrale, quando ci sono convulsioni ricorrenti che fanno temere per la vita, o quando si diagnostica un’anemia severa ma non c’è sangue in frigo, le madri della pediatria ti rincorrono e vogliono che tu visiti il loro bambino anche sette volte al giorno. 
Non hanno pudore a chiederti addirittura di donare il tuo stesso sangue, adducendo a scusa il fatto che il padre è lontano e quindi non può donare, mentre loro devono allattare o sono già incinte di un altro figlio. 

lunedì 12 febbraio 2018

Urgenze

Peninah ha 30 anni ed e’ stata ricoverata nel nostro ospedale verso le 4 del pomeriggio.
E’ stata visitata da un clinical officer, che ha fatto diagnosi di tifo.
La donna lamentava dolori addominali al basso ventre, con un alvo irregolare; inoltre aveva nausea e vomito.
Il test di Widal per la salmonella era positivo, ed il giovane collega non ha avuto dubbi sulla diagnosi.
Peninah e’ stata ricoverata nel dipartimento di Medicina con cloramfenicolo in vena.
Arrivata in reparto verso le ore 17, la malata lamentava un dolore addominale veramente importante, anche se non c’erano segni peritoneali tali da farci sospettare una perforazione.
Ho allora chiesto: “Quando hai avuto l’ultima mestruazione?”
La risposta ci ha indicato che la donna aveva “saltato un mese”.
“E adesso hai perdite ematiche?” “Si’, ma penso che sia il mio ciclo, che e’ spesso irregolare”.
La cosa non mi ha affatto rassicurato perche’ ho imparato benissimo la lezione secondo cui “a Chaaria tutte le donne sono ‘incinte’, finche’ non dimostriamo il contrario”. Dovevo fare un’ecografia urgente, nonostante il superlavoro in ambulatorio.

domenica 11 febbraio 2018

Il nuovo ventilatore

Le anestesie generali a Chaaria erano diventate un po' ansiogene per gli anestesisti, in quanto il nostro vecchio ventilatore, arrivatoci di seconda mano dall'Italia in un container del 2002, cominciava ad avere seri problemi di funzionamento.
Grazie alla generosita' di tanti grandi e piccoli donatori, siamo ora riusciti ad acquistare un nuovo ventilatore, moderno ed efficiente.
Il nuovo ventilatore e' installato nella sala operatoria grande, vicino a quello vecchio in modo da dare a Jesse la possibilita' di imparare ad usarlo poco alla volta.
Mbabu e' felicissimo della nuova macchina e siamo per questo molto grati a tutte le persone che hanno collaborato per quest'altra iniziativa a favore di Chaaria ed a bene dei nostri malati.
Che Dio vi benedica tutti.
Anche oggi, giorno in cui la Chiesa celebra la giornata mondiale del malato, abbiamo operato tre pazienti in anestesia generale, e tutto e' andato bene.
Grazie, Grazie, Grazie!

Fr Beppe e Fr Giancarlo

sabato 10 febbraio 2018

C.T.O. Chaaria

E’ indubbio che negli ultimi anni ci siamo trasformati in un grosso centro di riferimento per ogni tipo di frattura.
Il tam tam della nostra gente ha fatto si’ che Chaaria rapidamente sia stata conosciuta anche molto lontano.
La gente viene da noi subito dopo gli incidenti stradali, sicura che potra’ essere assistita senza ritardi e senza discriminazioni basate sulla possibilita’ o meno di pagare.
Sovente i nostri fratturati sono anche vittime di violenze: ieri abbiamo operato un uomo ferito da machete in varie parti del corpo.
Tra le altre lesioni da panga c’era pure la frattura esposta bilaterale delle tibie.
Stamattina un altro paziente con frattura esposta di tibia era stato picchiato con un forcone per il fieno, mentre un altro ancora aveva frattura di radio ed ulna da bastonata violentissima.
Molto spesso riusciamo ad aiutare i nostri malati e ne siamo davvero contentissimi, ma a volte la situazione e’ al di la’ delle nostre possibilita’.
E’ il caso per esempio di un giovane coinvolto in un gravissimo incidente stradale.
Lo abbiamo ricoverato con una situazione del piede veramente sconcertante: tutto l’apparato legamentoso maciullato, tibia e perone distali spezzati in vari frammenti ed esposti attraverso un’ampia ferita lacero-contusa.
Lo abbiamo immobilizzato con doccia gessata, abbiamo fatto ampie toelette chirurgiche per lavare via la porcheria che contaminava la ferita (terra, erba, eccetera).

venerdì 9 febbraio 2018

Morta davanti ai nostri occhi

Sono le 17 di ieri quando sentiamo il bofonchiare del motore di un pulmino nissan a noi abbastanza familiare. E’ l’ambulanza del dispensario governativo di Mbeu.
Immediatamente mi affaccio nella sala di attesa, perchè di solito ci portano delle candidate al cesareo urgente, ed immagino che anche questa volta il caso clinico abbia qualcosa a che fare con me.
Anche oggi infatti si tratta di una donna gravida. La paziente è sporca; ha i capelli arruffati ed è in evidente stato confusionale.
La storia è inquietante: è andata da una fattucchiera che le ha inserito delle medicine tradizionali per farla abortire. Abortire? Ma ha una pancia tanto grossa da farci pensare ad una gravidanza quasi a termine!
Facciamo un’eco d’urgenza e mi accorgo che il feto è ormai grande, con un’età gestazionale di circa 28 settimane. E’ in posizione podalica... ma purtroppo il battito cardiaco fetale è assente: le medicine della fattucchiera hanno ottenuto il loro effetto.
Dico alla mamma che il piccolo che si porta in grembo è in effetti morto, ma lei sembra non capire e continua a dimenarsi sulla barella.
E’ febbrile ed agitata; pare rispondere alle domande e sembra che sappia di essere in ospedale, pur rimanendo piuttosto confusa.
Facciamo un esame della malaria, che però risulta negativo.

giovedì 8 febbraio 2018

Splenectomia d'urgenza

Sabato scorso, Antony era stato investito da un autoveicolo in corsa mentre attraversava la strada a Meru. Si era presentato ad una struttura cittadina per il pronto soccorso.
Dopo radiografia, gli avevano diagnosticato una frattura composta di radio ed ulna sinistri.
Era venuto a Chaaria come paziente ambulatoriale perchè aveva bisogno di essere ingessato: infatti quell'altro ospedale non offriva tale servizio.
Sembrava star bene, e non lamentava alcun altro sintomo, a parte il dolore al braccio rotto. Lo abbiamo quindi ingessato e rimandato a casa, in quanto anche a noi sembrava che stesse bene.
Invece è tornato stamattina prestissimo in condizioni veramente brutte: aveva un addome peritonitico che neppure riuscivamo a sfiorare, tanto forte era il dolore che provava; la sua emoglobina era di 4 grammi, mentre la pressione era quasi imprendibile.
L'ecografia urgente ha rivelato una enorme quantità di liquido in addome, che, alla paracentesi esplorativa, è risultato essere sangue.
In regione splenica era evidenziabile un enorme ematoma che non mi lasciava molti dubbi sulla diagnosi: quasi sicuramente eravamo di fronte ad una frattura splenica che probabilmente aveva sanguinato in modo subdolo all'inizio e poi massivo più tardi, quando i sintomi di addome acuto si erano resi evidenti.

mercoledì 7 febbraio 2018

Chaaria nascosta

E’ vero che Chaaria e’ conosciuta soprattutto per il servizio che facciamo dai Buoni Figli ed in Ospedale.
E’ pero’ altrettanto vero che ci sono servizi nascosti ma assolutamente necessari che permettono a Chaaria di tirare avanti e di migliorare sempre.
Come tutte le grandi strutture la nostra missione ha continuamente bisogno di manutenzione, di riparazioni e di miglioramenti.
Non c’e’ giorno che passi senza un tubo dell’acqua rotto, senza una fogna che perde o senza l’impianto elettrico in panne.
Bisogna tagliare la legna da ardere per le cucine, riparare le panchine che si rompono, sturare i gabinetti quando sono intasati, costruire i mobili, ecc.
Di tutto questo si occupa Fr Giancarlo con la squadra della manutenzione.
Sono lavori nascosti, che nessuno nota.
Sono pero’ assolutamente necessari alla vita della missione.
Tra tutte le altre cose, stiamo ora installando un sistema di illuminazione esterna a pannelli solari, un sistema simile a quello che si usa per l’illuminazione pubblica.
Si tratta di luci di sicurezza la cui batteria si ricarica di giorno.

martedì 6 febbraio 2018

Più difficile per i pazienti raggiungere Chaaria

Da sempre Chaaria e’ difficile da raggiungere a causa delle strade sconnesse e difficili.
Da circa un anno pero’ il percorso di sterrato si era ridotto a quattro chilometri, in quanto il governo ha asfaltato la strada che, passando da Giaki, si dirige verso il Tharaka.
Oltre al fatto che i pochi chilometri che ci separavano dall’asfalto erano davvero terribili, il nostro dramma rimaneva comunque il ponte di Giaki e la salita che si incontrava subito dopo di esso.
Nella stagione delle piogge era regola fissa trovarci un camion impantanato ed incapace di salire, oppure messo per traverso mentre tentava la discesa.
E’ capitato anche a me di tornare da Meru, dove ero andato per la formazione ECM, e di dover lasciare la macchina a Giaki di sera tardi,per coprire a piedi gli ultimi quattro chilometri, in quanto la discesa verso il ponte era piena di veicoli “piantati” nel fango viscido.
Da tempo quel ponticello sembrava fragile… ma ovviamente non c’erano alternative e ci si passava sopra senza pensarci troppo.
Tre settimane fa pero’ e’ successo il disastro…fortunatamente senza vittime.
Un camion carico di pietre ci era appena passato, e, subito dopo, il conducente ha udito un boato.

lunedì 5 febbraio 2018

Il servizio ai Buoni Figli

E’ parte integrante della spiritualita’ cottolenghina.
Il nostro santo li chiamava Buoni Figli come provocazione e come contraltare alla cultura vigente ai suoi tempi, che li definiva “fatui”, “scemi” e via dicendo.
Egli soleva dire che non sono tali; essi sono anzi i nostril figli, I nostril buoni figli perche’ essi sono sempre e solo innocenti.
Il Cottolengo continuava dicendo che essi sono i padroni della Piccola Casa, volendo con questo sottolineare la centralita’ da essi occupata nel nostro cuore e nelle nostre giornate.
Li definiva “le nostre perle, le nostre vere gemme, la pupilla dell’occhio della Piccola Casa”.
E’ con questo spirito che a Chaaria, come in tutte le altre realta’
cottolenghine, diamo estrema importanza e centralita’ ai 52 ospiti del centro Buoni Figli.
Li serviamo nel corpo, assicurando loro prestazioni alberghiere che siano degne del rispetto che meritano. Siamo noi l’unica famiglia che hanno, ed al centro devono sentirsi a casa.
Devono sentirsi benvoltuti amati e rispettati.
Ma li serviamo anche nella mente e nello spirito, con la scuola speciale, l’attivita’ occupazionale, gite e momenti di svago, incontri di preghiera e catechesis, celebrazione della santa Messa.
Favoriamo anche le visite al centro di gruppi parrocchiali, scuole od organizzazioni giovanili, sia per dare ai Buoni Figli un pomeriggio diverso, e sia anche per aiutare la gente a supera la stigmatizzazione di chi e’ diverso.

domenica 4 febbraio 2018

Professioni religiose

Nelle giornate di ieri ed oggi a Tuuru un numero di sorelle hanno emesso la loro professione religiosa.
Ieri ci sono state le prime professioni, in cui alcune giovani sorelle di vita attiva, al termine del loro noviziato, si sono consacrate al Signore per un anno.
Esse rinnoveranno la professione temporanea per 5 anni, prima di arrivare alla decisione definitiva.
Oggi invece due sorelle del monastero contemplativo di Tuuru si sono consacrate definitivamente al Signore con la Professione Religiosa perpetua.
Esse hanno emesso i loro voti nelle mani della superiora generale, Madre Elda Pezzuto, in una solenne celebrazione presieduta dal Vescovo di Meru, Mons. Salesio Mugambi.
C’era tantissima gente in entrambe le occasioni.
Come al solito la parrocchia di Tuuru si e’ distinta per la stupenda preparazione delle celebrazioni e per un coro davvero eccezionale.
I cristiani intervenuti hanno partecipato con devozione ed intense preghiera.
Anche Chaaria e’ stata presente a questa grande festa cottolenghina, con delegazioni di suore, fratelli, buoni figli ed anche dipendenti.

sabato 3 febbraio 2018

Doris

Di storie come la sua ce ne sono tantissime, ma la scelgo stasera come paradigma di tutte le battaglie non scritte di Chaaria, di tutte le vittorie segrete, dei tanti sforzi portati avanti nel nascondimento.
Doris e’ una bellissima ragazza di 20 anni che nel giugno dello scorso anno era pagata per fare campagna elettorale per una certa candidata ad un particolare posto in politica.
Insieme a molti altri girava nel cassone di un camion ed urlava a tutti il nome della sua esponente politica.
A causa di uno scossone dell’autoveicolo sulle strade sconnesse, Doris era caduta rovinosamente, riportando una tremenda frattura esposta della tibia.
Era stata portata a Chaaria con le ossa della gamba esposte, completamente spappolate, piene di terra e di sporcizia.
Quando l’abbiamo portata in sala la prima volta per la toeletta chirurgica, il chirurgo italiano presente in quel momento mi disse che sarebbe stata da amputazione.
Io avevo invece optato per fissatore esterno e ripetute toilette chirurgiche, insieme a potenti antibiotici che abbiamo continuato per mesi.
Lentamente abbiamo dominato l’infezione, ma rimaneva un’area estesa di osso scoperto.
Abbiamo fatto allora dei lembi muscolo-cutanei con Luciano.

venerdì 2 febbraio 2018

Meditando

Una voce interiore mi sussurra che l'importante è amare: amare nel servizio di chi è nel bisogno, amare i propri amici che sanno ricambiare il bene che loro vuoi, amare anche quelli che volontariamente o involontariamente ti fanno star male.
Cerco nella mia anima il coraggio di ricominciare ogni giorno, di lasciar perdere quando non riesco a farmi capire, di non prendermela quando vengo frainteso.
'Quello che fai tutti i giorni per gli altri rimane e nessuno lo può negare', mi sussurra un'altra vocina interiore.
Forse è vero. Forse è lì che devo trovare forza e speranza.
Devo guardare a quello che con fatica facciamo per gli altri qui a Chaaria, devo pensare alle persone che guariscono grazie alla nostra dedizione, devo convincermi che è più il bene che facciamo in ospedale che non le nostre sconfitte cliniche.
Poi devo pensare a tutte le persone che mi vogliono bene, e se scandaglio la mia anima vedo che sono davvero tante.
E' proprio vero che la natura umana è un po' strana: ci si focalizza su un punto nero e si dimentica un enorme foglio bianco che fa da sfondo a quella macchia scura. 
Un fallimento professionale o relazionale assorbe tutte le nostre energie interiori e ci fa dimenticare il bene enorme che c'è in noi ed attorno a noi. 
Sì, tanti mi vogliono bene e mi sostengono; tanti sono i pazienti che tornano a casa guariti; enormi sono i traguardi raggiunti in questi anni.
Guardo il cielo blu di Chaaria; ripenso al mare immenso di Mombasa che non vedo da più di 2 anni; mi immergo nella mia anima e penso che ho molte ragioni per essere felice e sperare.

giovedì 1 febbraio 2018

A febbraio e Marzo

Un po’ per causa mia perche’ ho detto di si’ a troppe persone.
Un po’ perche’ ci sono state molte aggiunte “last minute”, negli ultimi due mesi ci siamo ritrovati con un numero altissimo di volontari che ha creato qualche piccola difficolta’ sia nella gestione del lavoro, sia soprattutto nell’organizzazione dei viaggi da e per l’aeroporto e nella gestione delle camera e del refettorio.
Per l’aeroporto, nonostante gli sforzi di tutti, sovente ci sono stati arrivi scaglionati magari ad un giorno di distanza, con necessita’ di multipli viaggi in una settimana, ed a volte per una persona sola.
Lo so che a volte e’ impossibile arrivare insieme e che i voli hanno prezzi molto diversi.
Ovviamente anche il viaggio all’aeroporto per noi (circa 400 chilometri) ha i suoi costi…siamo ovviamente sempre andati per tutti, ma ringraziamo chi cerca di arrivare e partire insieme a chi e’ gia’ prenotato.
Siamo arrivati in questi mesi anche a 15 presenze in contemporanea, e probabilmente febbraio e marzo supereranno anche tale numero.
Dal punto di vista delle camera, dovremo chiedere a molti volontari di condividere la camera da letto con un altro volontario (ovviamente dello stesso sesso).
Le nostre camera sono tutte a due letti; finche’ possiamo le diamo come camere singole, ma a febbraio e marzo sara’ impossibile almeno per alcuni. Chiediamo ai volontari di comprendere e di collaborare. Un grazie anticipato.

mercoledì 31 gennaio 2018

La luna piena di Chaaria

E’ scritto sui “media” che non vedremo la luna rossa causata dall’eclisse.
La luna piena a Chaaria rimane comunque uno degli spettacoli notturni piu’ emozionanti e mozzafiato, soprattutto quando, come stasera, non ‘c’e’ una nuvola, e fuori tu potresti addirittura leggere un libro, tanta e’ la luce che da essa emana.
La luna piena e’ cosi’ brillante che oscura tutte le altre stelle. Si riflette sui tetti di lamiera dell’ospedale e da’ l’illusione che sia giorno.
Questa sera sono stato fortunatissimo ed l’ho vista alle 19, poco dopo il calare delle tenebre.
Stava sorgendo all’orizzonte, enorme, giallo scuro, stupenda.
Quando la vedo in cielo, magari mentre fa capolino tra i rami della pianta di noci di cocco, mi commuovo e rimango paralizzato per qualche istante.
Non riesco a staccarci gli occhi. La contemplo a lungo e la sua vista e’ per me molto riposante e ricaricante.
La stessa cosa mi succede davanti ad una maestosa cascata o di fronte all’immensita’ del mare.
La luna mi placa, mi dona momenti di pace e ringrazio Dio per questo spettacolo naturale che si ripete tutti i mesi.

martedì 30 gennaio 2018

Frustrazioni

Domenica mattina una donna in maternita’ aveva un travaglio un po’ prolungato, ma era quasi completamente dilatata ed abbiamo deciso di aiutarla con un po’ di ossitocina.
Ha partorito dopo un’oretta appena ma il bimbo era in condizioni pessime.
Ha inalato meconio ed ha avuto bisogno di rianimazione.
E’ ancora vivo ma le sue condizioni non sono affatto buone.
Chissa’ se ce la fara?
Avessimo fatto il cesareo il bambino starebbe meglio? E’ stato uno sbaglio tentare con l’ossitocina?
Oggi invece abbiamo avuto un caso diametralmente opposto.
Le infermiere di sala parto ci segnalano un distress fetale.
Caso vuole, l’intervento che stavamo facendo era finito esattamente in quel momento.
Entriamo quindi in sala per il cesareo d’urgenza in tempi brevissimi; l’operazione procede veloce ed il bambino nasce in mendo di due minuti dall’incisione della cute.
Pero’ non piange e neppure respira: ha solo attivita’ cardiaca.

lunedì 29 gennaio 2018

Due morti inattese

A. e’ una anziana signora che seguivo per TBC. Era ricoverata ormai da due settimane.
Non stava bene, ma non era neppure malaccio. Continuava ad essere dispnoica, ma il versamento pleurico era molto migliorato.
Quello che non era cambiato molto era il quadro della tubercolosi polmonare propriamente detta, con grosse caverne da entrambi i lati.
Giorni fa avevamo addirittura pensato di dimetterla, in quanto la terapia antitubercolare era impostata e non sentivamo in cuor nostro di fare per lei molto di piu’ in ospedale piuttosto che a casa.
Poi abbiamo ceduto alla pressione psicologica dei parenti che non volevano la dimissione, ed abbiamo trattenuto la paziente.
La saturazione di ossigeno era buona, ma nonostante questo lei aveva il fiato corto.
Oggi ci e’ mancata improvvisamente in reparto ed io sono rimasto molto male perche’ non me lo aspettavo..
Si dice sempre in tutti I libri che la TBC e’ curabile; la paziente era in terapia; purtroppo pero’ non ce l’ha fatta.

domenica 28 gennaio 2018

Il peggio è passato

Da oltre due settimane non abbiamo casi di diarrea a purea di riso.
Con prudenza cominciamo a sperare chei casi di colera o di diarree simil-colerose siano finite nei dintorni di Chaaria.
Abbiamo ricoverato moltissimi casi, sia in pediatria che nei reparti per adulti.
Sovente si e’ trattato di emergenze molto impegnative, con pazienti in condizioni pessime.
L’isolamento dei pazienti contagiosi e’ stato un gravissimo problema nella nostra condizione di estrema congestione nei reparti.
Abbiamo a questo fine usato la nuova costruzione non ancora aperta al pubblico.
Fortunatamente siamo riusciti a salvare tutti, tranne un uomo che purtroppo e’ deceduto nonostante le nostre cure.
Un caso di decesso su olte 40 ricoveri.
Ovviamente ci dispiace molto di non essere riusciti a salvare anche . quella persona, ma allo stesso tempo siamo contenti della percentuale di successi ottenuta.
Rimaniamo vigilanti perche’ il colera rimane endemico e ci sono focolai di epidemia in aree molto remote del Meru da cui comunque riceviamo pazienti.

Fr Beppe


sabato 27 gennaio 2018

Falso allarme

La donna e’ in travaglio da molte ore, ma tutto sembra procedere bene.
Lei e’ poco collaborante e continua a chiedere il cesareo, ma non pare ci sia un’indicazione.
Rimango con lei fino alle 23.
La donna ancora si sta contorcendo di dolore ma ha 8 cm di dilatazione, con cervice molto assottigliata e testa del bimbo impegnata e bassa.
Ha altri due figli, per cui ritengo che partorira’ senza problemi.
La lascio alle cure di Joyce e vado a nanna.
Ma tutti sanno che la medicina non e’ mai come la matematica.
E’ l’una di notte quando quest’ultima mi chiama: “la dilatazione e’ ancora 8 cm. La donna non ha partorito ed ora mi pare che il battito fetale non sia rassicurante”
Queste parole mi bastano per attivare tutto il sistema dell’emergenza.
Dico a Joyce di preparare la paziente.
Io mi affretto ad accendere il generatore e poi chiamo i volontari che mi assistono per i cesarei.
Quando arrivo in ospedale trovo la partoriente gia’ seduta sul lettino operatorio per la spinale.
Joyce e’ agitata e mi ripete che la donna e’ poco cooperativa e che quindi la spinale potrebbe essere problematica.
In effetti si mette ad urlare come una ossessa e crea tensione in sala operatoria.
Joyce mi ripete che ha urlato cosi’ per le ultime due ore.
Cerchiamo di farla stare in posizione per la spinale, ma ad un certo punto lei comincia a spingere. Tutto e’ successo in un attimo.

venerdì 26 gennaio 2018

Il gioco letale

Ho quattro anni e come tutte le bambine da grande vorrei fare la mamma.
La vedo sempre indaffarata in tutte le faccende di casa, e mi piacerebbe essere come lei.
Adesso che e’ impegnata a mungere la mucca e non mi puo’ sgridare, voglio fare il gioco della cucina.
Provo a cucinare e poi chiedo a mamma se le piace.
Questa roba qui non so cosa sia perche’ non so leggere, ma e’ oleosa e forse va bene come l’olio che mamma tiene nella credenza sotto chiave.
Chissa’ perche’ questo lo tiene vicino alla lampada a petrolio.
Poi trovo quella bottiglia che papa’ a volte si porta nei campi e dice che fa tanto bene ai raccolti perche’ impedisce agli insetti di distruggerli.
Se fa bene ai raccolti sara’ qualcosa che si mangia!
Mescolo un po’ le due cose e poi provo ad assaggiarle.
Il gusto faceva veramente schifo.
Un attimo dopo aver inghittito il mio intruglio, un fuoco tremendo ha cominciato a bruciarmi dentro, dalla bocca fino alla pancia.
Ho sentito tanto male ed ho gridato forte.
Ho ancora visto la mamma accorrere e mettersi a piangere dopo aver visto quello che avevo bevuto.
Non ricordo niente del trasporto in ospedale. Stavo troppo male!
So pero’ che mi hanno fatto tante cose. Tutti erano agitate e si affaccendavano attorno a me.
Mi hanno fatta vomitare con una procedura che si chiama lavanda gastrica, mi hanno dato delle medicine in vena, mi hanno attaccata all’ossigeno.

giovedì 25 gennaio 2018

Ce l'abbiamo fatta!

Non ho parole per esprimere la nostra gioia.
Siamo riusciti a installare e pagare le nuove luci della sala operatoria piccola.
E' stato per noi commovente constatare la generosita' di tante persone che hanno creduto in noi e nella nostra onesta' e ci hanno generosamente sostenuti in questa onerosa impresa.
E' impressionante anche la velocita' con cui abbiamo raggiunto l'obiettivo, dopo il nostro appello sul blog e su facebook.
Abbiamo pagato il nuovo impianto e la sua installazione. Era una cifra enorme, ma ce l'abbiamo fatta!
Grazie davvero di cuore.
Ora le operazioni sono eseguite con una luce davvero adeguata e questo va a grandissimo vantaggio non solo del chirurgo che fa meno fatica ed e' sottoposto a meno stress, ma soprattutto del paziente a cui possiamo assicurare una chirurgia piu' sicura.
Le luci hanno sia un sistema di regolazione dell'intensita', che uno per la messa a fuoco sul campo operatorio e per l'eliminazione delle ombre.
Siamo davvero contenti.
Mentre ringraziamo di cuore i nostri generosi benefattori, desidero rinnovare il nostro impegno a fare un ottimo uso del dono appena ricevuto.

mercoledì 24 gennaio 2018

Ringraziamo gli amici di Karen Blixen Restaurant

Ieri sono arrivati tre cartoni pieni di vestiti, farmaci e materiale sanitario inviatici dalla generosita’ degli amici del Karen Blixen di Malindi.
Si tratta di una catena di solidarieta’ che unisce l’Italia, Malindi ed il nostro ospedale.

Ringraziamo tutte le persone che hanno raccolto farmaci e prezioso material sanitario per noi.

Grazie a chi ha mandato vestiti per bimbi e per adulti.

Ringraziamo di cuore Tiziana Beltrami che per noi si fa promotrice di iniziative di solidarieta’ ed insieme si rende disponibile per la raccolta e la spedizione a Chaaria con corriere.
Un abbraccio a tutti ed una preghiera.

Fr Beppe Gaido


martedì 23 gennaio 2018

Da Isiolo verso Nord

Se i volontari vanno al parco del Samburu o per altre ragioni viaggiano verso nord, si rendono conto con chiarezza di come l’ambiente diventi sempre più arido e secco man mano che si procede verso settentrione.
Di pari passo con la diminuzione delle precipitazioni e con l’inospitalità del terreno, va anche il livello di povertà della popolazione: più si procede verso nord e più la gente è povera. 
Questo fatto è legato prima di tutto al fatto che l’agricoltura diventa sempre meno produttiva fino a diventare impossibile nelle regioni più settentrionali dove non c’è acqua.
Altro elemento di grande importanza nella genesi della povertà al nord è il fatto che i gruppi tribali che lo abitano sono per lo più nomadi e dediti alla pastorizia: essi dipendono completamente dall’andamento delle precipitazioni e stanno in una località finchè ci sono pascoli, dopo di chè migrano con le loro mandrie di mucche o cammelli alla ricerca di erba, di pozzi o di piccoli corsi d’acqua.
Questa è anche la ragione per cui al nord molta gente ancora abita in “manyatta”, cioè in piccole capanne fatte di pelli di cammello e fango: sono delle specie di basse “tende canadesi” in cui c’è spazio solo per dormire, in quanto la vita sociale avviene tutta al di fuori:
si cucina fuori, si mangia fuori, ci si siede attorno al fuoco la sera fuori della capanna. Inoltre la “manyatta” è facile da smantellare e da sostare sul dorso di un cammello.

domenica 21 gennaio 2018

Catherine

Ci e’ stata inviata per anemia grave e per assenza di battito cardiaco fetale. Lei e’ forte, in quanto le hanno detto tutto, ma riesce ad essere composta e stoica. Non parla di spiriti maligni e continua a ripetere: “Kazi ya Mungu” (e’ la volonta’ di Dio).
La sua emoglobina e’ 4 grammi, ma, con nostra sorpresa, lei cammina e non lamenta grandi problemi, se non una tachicardia severa con cuore che galoppa ad oltre 140 al minuto.
Le faccio un’eco, soprattutto per decidere il da farsi. Sono infatti combattuto tra una revisione della cavita’ uterine ed un parto pilotato con oxitocina. 
Ma questa volta il monitor mi presenta un’immagine dolce a vedersi: il battito e’ presente e vivace. Il feto e’ di circa quattro mesi, ed e’ per questo che nel dispensario di partenza non avevano sentito l’attivita’ cardiaca, mentre la mamma ancora non era cosciente dello scalciare del piccolo. Le ho dato la notizia, che l’ha fatta saltare sul lettino ed esultare con un forte: “Alleluya, God is great!”. 
Ma allora perche’ e’ anemica. E’ magra, ma non sembra particolarmente denutrita. 
“Hai avuto perdite ematiche negli ultimi mesi?” 
“Neanche una volta!” 
“Ma allora come mai?” 
Sposto la sonda un po’ piu’ in su, e, dalla parte sinistra dell’addome, scopro la ragione del suo stato: ha una milza enorme che quasi le arriva all’ombelico. 
Che stupido! Come ho fatto a non pensarci prima! Il Tharaka e’ zona di altissima trasmissione malarica, durante tutto l’anno; e la popolazione sovente sviluppa splenomegalie veramente incredibili. 

sabato 20 gennaio 2018

Sindrome nefrosica

Ali’ ha 5 anni di eta’, ed il suo viso e’ tondo come la luna piena.
Anche la sua pancia e’ ora distesa, mentre le sue gambe sono edematose.
Ce lo hanno inviato da Isiolo perche’ pensano ad una malattia di cuore e vogliono un ECG.
La mamma pero’ e’ sicura che si tratta di malocchio e che ci sono degli spiriti che vogliono far soffrire il suo bambino.
Spendo un po’ di tempo con lei e cerco di convincerla del fatto che la malattia non e’ mai una punizione divina, neanche in un contesto animista, in quanto Dio e’ creatore, e quindi e’ colui che sostiene la vita. Non potrebbe essere Dio, se il suo compito fosse quello di far soffrire l’opera delle sue mani. Non sono convinto che la donna mi abbia creduto.
L’elettrocardiogramma era comunque negativo, mentre invece l’ecografia addominale rivelava dei reni gonfi e “non belli”, e la pancia era gia’ tutta piena di acqua. Ho richiesto un esame urina ed il test del colesterolo… e sono cosi’ arrivato a capire quale sia lo spirito che affligge il piccolo Ali’. 

Sala dentistica di Gatunga

La nuova sala dentisti di Gatunga: altra opera dell'Associazione Volontari Missioni Cottolengo.








Il punto di vista di Chaaria

Spesso qualcuno mi chiede di scrivere delle cose piu’ positive sul nostro servizio, quasi che in noi ci sia un interesse morboso per cio’ che e’ patologico o estremamente negativo.
In realta’ penso che il nostro raccontare storie tristi non sia una insistenza eccessiva su cio’ che non va, ne’ tantomeno una forzatura della realta’.
Piuttosto e’ l’angolo visuale da cui un medico missionario scruta la vita. E’ chiaro che un ospedale e’ un ottimo osservatorio, ma in se’ porta ad un modo di vedere un po’ particolare.
Chi e’ sano infatti, non viene da noi, e siccome a Chaaria si lavora piu’ di 12 ore al giorno, sara’ difficile per noi avere rapporti particolari con gente spensierata e senza problemi di salute. Noi spendiamo davvero tutta la nostra giornata con ammalati e feriti.
All’inizio anche io ho fatto lo sbaglio di pensare che nei dintorni di Chaaria fossero tutti troppo malati... oggi mi rendo conto che mi sbagliavo. Tantissima gente sta bene. Solo che io ho un incontro quotidiano sempre e solo con chi la salute l’ha perduta. Gli altri non li conosco neppure.
Lo stesso discorso si puo’ applicare al fattore economico: e’ evidente che anche qui c’e’ gente che puo’ permettersi un intervento cardiochirurgico o una dialisi per insufficienza renale...ma e’ altrettanto chiaro che chi e’ cosi’ stabile economicamente, cerchera’ un ospedale migliore di Chaaria dove a volte dobbiamo ancora mettere due pazienti per letto. 

giovedì 18 gennaio 2018

Violenza

Ieri mattina abbiamo assistito una ragazza “machetata” dal fratello per una questione di eredita’: la panga e’ scesa violentemente sul suo braccio sinistro, ha tranciato arteria e nervo ulnare, muscoli e tendini, per poi fratturare l’ulna. 
E’ stato un lavoro lungo: dapprima abbiamo fermato l’emorragia arteriosa, e poi, con pazienza certosina abbiamo cercato i tendini che nel frattempo si erano retratti parecchio in alto. 
Anche la frattura era piuttosto scomposta e con pazienza abbiamo tirato e ridotto, apponendo infine i due capi ossei l’uno sull’altro e fissandoli con placchetta e viti. Abbiamo ingessato la malcapitata, che comunque ora riesce a muovere tutte le dita.
Alle 17 di ieri pomeriggio poi abbiamo ricevuto un caso ancor piu’ mostruoso: ancora una volta si trattava di una donna, vittima di violenza domestica da parte del marito, ed ancora una volta si trattava di “panga”. 
La furia omicida del marito ha prima causato alla donna un taglio profondo sulla guancia sinistra ed un altro sull’avambraccio destro... quindi si e’ abbattuta con violenza inaudita sull’avambraccio sinistro. 

mercoledì 17 gennaio 2018

Il paziente politraumatizzato

Quasi sempre il politrauma e’ causato da un incidente della strada, anche se talvolta puo’ essere una caduta dall’alto.
Si tratta di una emergenza gravissima, soprattutto per il fatto che non abbiamo una rianimazione.
Ci arrivano a volte dei trauma cranici per noi impossibili da operare e troppo gravi per essere trasportati a Nairobi. Molti comunque non avrebbero i soldi per la neurochirurgia. Per i trauma cranici abbiamo un’alta incidenza di mortalita’, pur potendo operare a Chaaria ematomi extradurali e subdurali. Per gli ematomi intracerebrali non possiamo fare nulla di chirurgico.
Spesso si tratta invece di pazienti polifratturati, ma senza gravissimi danni endocranici…per loro invece possiamo fare molto.
La settimana scorsa abbiamo ricevuto un paziente con lussazione del femore, frattura di radio ed ulna, vari tagli su diverse parti del corpo e soprattutto una frattura mandibolare.
Il suo caso e’ stato del tutto alla nostra portata: abbiamo suturato, ridotto la lussazione, operato le fratture dell’arto superiore fissato la mandibola con cerchiaggi metallici.
Ci sono stati poi altri casi in cui il paziente aveva almeno 4 ossa fratturate.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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