Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 23 agosto 2017

Le ferite da arma da fuoco

Per noi sono abbastanza nuove.
Negli anni scorsi era normale per noi confrontarci con tremende ferite da machete.
Non infrequenti erano i casi di coltellate e pugnalate. Non mancavano di tanto in tanto le frecce.
Ora stanno aumentando i casi di lesioni gravi da armi da fuoco, per lo piu' fucili che sparano cartucce a pallettoni e che quindi creano danni enormi.
Abbiamo avuto fratture ossee da pallottola (femori, omeri), ed in genere si tratta di situazioni difficilissime, con ossa spappolate e gravi infezioni della ferita.
In genere siamo ricorsi sempre al fissatore esterno e solo molto piu' tardi siamo riusciti a fare fissazioni interne con placche o chiodi endomidollari.
I tempi di guarigione sono stati estremamente lunghi e sempre abbiamo dovuto sparare tonnellate di antibiotici per controllare l'immancabile osteomielite.
Negli ultimi dieci giorni abbiamo ricoverato due casi di ferita da arma da fuoco al basso ventre: il primo e' stato un bambino di 10 anni, "sparato" nelle natiche.
La pallottola e' entrata nella parte destra del gluteo ed e' fuoriuscita dal gluteo controlaterale.

lunedì 21 agosto 2017

Che bello!

Uno dei luoghi comuni che si sentono spesso sui popoli africani e' che qui nessuno e' riconoscente, anche quando fai moltissimo per loro.
Onestamente devo ammettere che la parola grazie non la si sente molto, ma sono convinto che ci sono tantissimi modi per esprimere la propria riconoscenza.
Quello che mi e' successo oggi e' in effetti una perla rara, ed e' proprio per questo che lo voglio condividere.
Normalmente i pazienti guariti se ne vanno dall'ospedale senza ringraziare, e la maggior parte sparisce senza neppure salutare e senza mai piu' tornare, se non quando di nuovo hanno un problema di salute.
Oggi pero' questa signora di Gatunga, villaggio a 50 chilometri di sterrato da Chaaria, e' venuta in ospedale solo per esprimere la propria riconoscenza.
Ha voluto vedere me e Jesse, ed ha detto candidamente che nel 2009 noi l'abbiamo operata di fibromi uterini che per oltre 15 anni le avevano impedito la gravidanza.
Nel 2012 lei e' riuscita ad avere una bimba che ora va all'asilo, ed e' sicura che e' stato grazie al nostro intervento chirurgico.
Ci ha detto che per lei, seppure cosi' in ritardo, era una necessita' esprimere il suo ringraziamento.

domenica 20 agosto 2017

La rabbia

La gente e’ sempre molto timorosa di Tofi, anche se lui e’ un pacioccone ed in genere non fa male a nessuno.
In questa parte del mondo c’e’ un rapporto assai difficile tra essere umani e cani: la gente in genere non da’ da mangiare ai propri cani, perche’ spesso non hanno abbastanza cibo neppure per la famiglia (soprattutto in un anno di siccita’ come quello in corso). 
I cani sono rachitici, magrissimi e famelici. Il cibo se lo devono trovare da soli tra I rifiuti. Anche in ospedale siamo pieni di cani che, soprattutto di notte, rovistano tra i cestini ed i cassonetti cercando di sfamarsi.
A parte Tofi, la stragrande maggioranza dei cani non e’ vaccinato contro la rabbia che ancora e’ relativamente frequente dalle nostre parti.
Anche ieri abbiamo avuto un incontro sconvolgente con questa tremenda malattia che per noi ha una mortalita’ pressoche’ del 100%.
Abbiamo ricevuto un bambino di 10 anni con tutti i segni clinici della rabbia: ipersalivazione ed idrofobia, rigidita’, contrazioni muscolari spasmodiche, stato di coscienza obnubilato.
Aveva sulla gamba una vecchia ferita da morso di animale molto infetta.

sabato 19 agosto 2017

Abbiamo ricoverato la piccola Kendi alle 8 in punto.
Ha circa nove mesi di vita, e pesera’ sui cinque chilogrammi; ma forse meno.
La mamma continua a piangere di fronte al corpicino della sua piccola, continuamente scosso dalle convulsioni, e rovente come acqua in ebollizione.
Il valium, somministrato per retto alla bimba per ben due volte, non e’ servito a nulla e Kendi continua ad essere “agitata” da movimenti grotteschi della bocca, degli occhi e degli arti. Con cadenza quasi ritmica si inarca sulla schiena e diventa simile ad un semicerchio.
Non e’ cosciente ma, a vederla cosi’, pare che debba provare un sacco di dolore. Respira malamente, come se avesse una pentola a pressione nel torace.
Ho paura, ma ordino ugualmente che le si faccia del barbiturico in vena. Lo so che c’e’ il rischio che smetta di respirare a causa del sinergismo con il valium; ma, se non agiamo in tutta fretta, il suo cervello verra’ ridotto in poltiglia dai prolungati attacchi epilettici.
Gli infermieri mostrano qualche esitazione di fronte alla mia prescrizione, ma non fanno obiezione di coscienza a priori, e, dopo un breve dialogo, mi offrono piena collaborazione.
La madre si dispera e mi dice che e’ la prima volta che capita, e che la bimba non e’ epilettica.

venerdì 18 agosto 2017

Le beatitudini a Chaaria

1) BEATI VOI, POVERI, PERCHE’ VOSTRO E’ IL REGNO DI DIO. Beati perche’ proprio per chi e’ povero esiste Chaaria. Le sue porte sono sempre aperte a chi non si puo’ permettere le cure in strutture piu’ costose.
Beati anche quando gli ospedali pubblici sono chiusi, perche’ noi invece ci siamo, specificamente per voi che siete poveri di salute, di mezzi e di presidi sanitari pronti ad accogliervi.
2) BEATI VOI CHE ORA AVETE FAME, PERCHE’ SARETE SAZIATI. Beati voi che avete fame di ascolto, di accoglienza, di attenzione, perche’ certamente a Chaaria ne sarete saziati. 
Beati voi che avete fame di salute perche’ ci faremo in quattro per servirvi e per ridonarvi il benessere che avete perso. Beati voi che a volte non avete davvero nulla da mangiare a casa, perche’ un piatto di riso e fagioli a Chaaria ce lo avrete sempre.
3) BEATI VOI CHE ORA PIANGETE, PERCHE’ RIDERETE. Quanti a Chaaria piangono…anche ora ho nelle orecchie i singhiozzi disperati di una mamma che ha appena perso il suo bambino in pediatria. 

giovedì 17 agosto 2017

Speriamo in un post operatorio regolare

Alle ore 18 di un pomeriggio caotico si presenta un giovane uomo di 31 anni con chiari sintomi di addome acuto. Ha in mano una mia ecografia del 24 giugno, in cui io scrivevo: addome acuto con massa in fossa iliaca destra e sospetto ascesso appendicolare. 
Nella stessa ecografia aggiungevo: il paziente rifiuta sia il ricovero che l’intervento chirurgico.
Ed eccolo qui oggi a quasi due mesi di distanza!
Sono personalmente molto stupito che sia ancora vivo e che possa addirittura camminare.
Naturalmente bisogna andare in sala immediatamente, anche se siamo tutti molto stanchi.
La situazione addominale ci appare subito disastrosa, all’apertura della cavità peritoneale. C’è pus, anche se la peritonite è localizzata ai soli quadranti di destra; le anse ileali sono assai distese, come nelle occlusioni intestinali, e bisogna svuotarle usando un sondino naso-gastrico.
Il cieco ed il colon ascendente sono bloccati in una massa adesa alla parete; nel conglomerato di aderenze ci sono anche il duodeno e varie anse ileali molto sofferenti.

mercoledì 16 agosto 2017

Scelte dolorose

Mi ha sempre colpito, nei libri di Gino Strada sulla medicina di guerra, la lugubre necessita’ di dare codici ai pazienti, in modo da non perdere tempo su quelli che hanno ferite lievi o su quelli che comunque non sopravviverebbero all’intervento, cosi’ da concentrare le poche risorse ed energie su coloro che si spera possano sopravvivere.
Naturalmente noi a Chaaria non facciamo alcuna selezione secondo codici e cerchiamo di aiutare tutti, ma le circostanze sovente lo fanno per noi.
Ieri sera ero stravolto da una giornata senza soluzione di continuo.
Dopo le 19 pero’ sono arrivati due addomi acuti quasi contemporaneamente.
Bisognava operare d’urgenza!
Entrambi erano molto gravi e per me si poneva il problema di chi operare per primo.
Ho deciso di intervenire dapprima sul piu’ giovane: era grave pure lui, ma la sua riserva vitale mi sembrava migliore.
Il secondo, sulla cinquantina, era proprio grave e quasi incosciente…avevo la tentazione di non operarlo affato e di ritenerlo perso, ma anche questa decisione mi pesa davvero troppo. Ecco perche’ ho comunque detto di prepararlo per la sala: ero stremato, ma non sarei comunque riuscito a dormire se non avessi tentato il tutto e per tutto per lui.

martedì 15 agosto 2017

Ferragosto?

Oggi giornata tremenda, dal mattino presto alla sera tardissimo.
Non un minuto di tregua; tantissimi pazienti ed emergenze in continuita’.
In Kenya il ferragosto non c’e’ e l’Assunta non e’ una festa riconosciuta, per cui oggi e’ stata una giornata lavorativa a tutti gli effetti…lo sciopero poi ha fatto il resto per trasformare anche oggi in qualcosa di invivibile.
Quello che spesso sperimentiamo in questi mesi di confusione, congestione e superlavoro e’ la carenza di spazio, non solo nei reparti ed in maternita’, ma anche per esempio in sala operatoria.
Capita praticamente tutti i giorni che due sale operatorie non ci bastino piu’: i pazienti in lista di attesa sono troppi e stanno giorni in ospedale prima dell’intervento, anche se operiamo pure il sabato e la domenica.
In questo periodo la Provvidenza mi ha mandato come aiuti la dottoressa Makandi e la dottoressa Apophie. 
La situazione normale e’ che la dottoressa Makandi occupi da mattina a sera la sala grande per l’ortopedia, mentre la dottoressa Apophie lavora in sala piccola per altri interventi che lei sa fare. Il personale di sala e’ tirato al massimo tra le due sale operatorie.

lunedì 14 agosto 2017

La volpe e l'uva

Credo che tutti abbiamo letto alle elementari la fiaba di Esopo della volpe e dell’uva. Qualcuno come il sottoscritto se l’è ritrovata anche in greco al liceo.

Mi è venuta in mente in questi giorni perchè l’ho trovata riproposta in Inglese su un quotidiano locale alla pagina dei bambini.
La trovo sempre una favola molto vera ed altrettanto amara.
Onestamente la penso una fiaba per adulti, una fiaba che coglie uno degli angoli più bui del cuore umano!
Quante volte infatti gli esseri umani fanno come la volpe quando non riescono a raggiungere un obiettivo che si eravamo prefissi. Tanto per non ammettere la sconfitta, essi ripetono a se stessi che quella “cosa” a cui aspiravamo, non aveva poi tutto quel valore. Disprezzando l’obiettivo fallito, l’uomo in genere cerca di evitare il senso della sconfitta e la presa di coscienza della propria incapacità e del proprio limite.
Ma la cosa forse più triste è che la fiaba di Esopo tratteggia atteggiamenti molto comuni anche nei nostri rapporti con il prossimo.
Troppo spesso i nostri rapporti sono di tipo competitivo con le persone che ci stanno al fianco. Ho sempre creduto che l’emulazione tante volte proposta anche dagli insegnanti sin dalle scuole elementari sia in sè un atteggiamento pericoloso, perchè il confine tra emulazione e competizione è sovente impercettibile, e facilmente si può scivolare anche nell’invidia.

domenica 13 agosto 2017

Ti ho sognato per ben tre volte

…ma non mi hai fatto paura, non mi hai creato agitazione e non mi hai causato incubi.
Pensavo a te con tenerezza e poi continuavo a dormire, non mi hai rovinato il sonno.
Ti ricordo qui in ospedale, un occhio completamente bianco a causa di una cataratta vecchia quasi come te.
Sulla cartella c’era scritto che avevi 90 anni, ma si sa che quelli della tua eta’ non sanno mai la data di nascita, perche’ allora non c’era l’anagrafe.
Ma anche a guardarti camminare 80 te li avrei dati tutti tutti.
Sei stato ricoverato per una ritenzione acuta d’urina.
In altri dispensari avevano tentato di metterti il catetere ma senza successo.
Eri stato mandato qui per un catetere sovrapubico che avrebbe per lo meno alleviato il grande dolore che la vescica strapiena ti causava.
Io pero’ il catetere ero riuscito a mettertelo quasi subito ed avevo risolto temporaneamente il problema che ti assillava. Non c’era stato bisogno del sovrapubico.
Tu pero’ non ne volevi sapere di continuare con quell’aggeggio tra le gambe per tutta la vita ed hai insistito molto per la prostatectomia.
Gli esami sembravano tutti a posto. L’eco mi indicava una prostata bella grossa (piu’ grandi sono e piu’ facili sono da togliere, mi diceva sempre Pietro).

sabato 12 agosto 2017

Giornata difficile

E’ stata una corsa continua da stamattina alle 6. Tre cesarei urgenti, seguiti poi da un addome acuto in una bambina di circa dieci anni. Poi tanti interventi programmati per cercare di abbreviare la lista di attesa. 
Sono ormai le 20 quando siamo usciti dalla sala, soddisfatti perchè tutte le operazioni erano andate bene.
L’ambulatorio si è per un momento calmato in un silenzio che per Chaaria non può durare tanto ed appare addirittura surreale.
Ed infatti, dopo pochi minuti di relax di fronte ad una tazza di karkadè, sento il vociare disperato di una donna provenire dalla sala di attesa. Chiedeva aiuto e piangeva.
Ormai so riconoscere le urla dei miei malati, e mi è quindi chiarissimo che non si tratta delle doglie di una partoriente. Mi sembrano piuttosto lamentazioni che sanno di morte.
Corro fuori dal mio studio e trovo Eunice che già si è presa cura di un bimbo di circa un anno di età. La sua mamma le sta dietro le spalle, e continua ad urlare disperata.
Eunice ha l’occhio depresso quando mi guarda supplichevole, subito dopo aver ascoltato il torace del bambino.
Con un cenno impercettibile della testa mi fa un segno di negazione.

venerdì 11 agosto 2017

Una tragedia d'amore

Romeo e Giulietta e’ una tragedia di Shakespeare che sempre mi turba, ma spesso penso che sia comunque solo una elaborazione letteraria e poetica.
Oggi pero’ ho davanti a me una una scena tremenda che mi ripropone il famoso scritto della letteratura inglese in tutta la sua drammaticita’.
Abbiamo infatti ricoverato tre giorni fa una ragazza di 17 anni che aveva tentato il suicidio ingerendo una grossa quantita’ di organofosforici. 
Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per salvarla, ma dopo tre giorni e’ comunque morta a causa del veleno.
Ieri il suo ragazzo, dopo aver saputo della sua morte, ha lui stesso assunto una grossa quantita’ di veleno ed e’ morto pure lui.
La ragione per cui la giovane donna aveva tentato il suicidio era dovuto al fatto che i suoi genitori non approvavano la sua relazione con il fidanzato.
Il giovane uomo era venuto a trovare la sua amata per ben due volte qui in ospedale prima che la ragazza morisse, ma la madre sempre lo aveva mandato via e non gli aveva permesso di vederla.
Ieri, prima del suicidio, l’ho incontrato qui in ospedale. Era completamente confuso e mi ha detto che avrebbe anche lui commesso suicidio.

giovedì 10 agosto 2017

Bollettino da Chaaria

I ritmi non tendono a migliorare. Lo sciopero per ora continua. 
Il numero dei pazienti e' incredibile. Soprattutto con la sala operatoria proprio non ce la facciamo piu'. 
Ci sono liste operatorie pesantissime ogni giorno, inclusa la domenica...e poi ci sono le emergenze che non mancano mai e che ti fanno finire tardissimo. 
Oggi, oltre ai molti cesarei di emergenza, abbiamo avuto per 3 addomi acuti da portare in sala.
La maternita' ci massacra di giorno e di notte. Il numero di parti e' incredibile.
La stanchezza si fa sentire ora che nuovamente siam quasi a tre mesi di sciopero di tutta la sanita' pubblica...la cosa piu' pesante e' non avere mai una notte in cui sei scuro di dormire. Essere chiamato alle 2 di notte a fare un cesareo e poi lavorare tutto il giorno l'indomani non e' semplice. 
In una situazione del genere in cui I numeri sono altissimi, e' ovvio anche che si abbiano molte piu' complicazioni, anche solo per un mero calcolo statistico. 

mercoledì 9 agosto 2017

Morta davanti ai nostri occhi

Sono le 17 di ierii quando sentiamo il boffonchiare del motore di un pulmino nissan a noi abbastanza familiare. E’ l’ambulanza del dispensario governativo di Mbeu.
Immediatamente mi affaccio nella sala di attesa, perchè di solito ci portano delle candidate al cesareo urgente, ed immagino che anche questa volta il caso clinico abbia qualcosa a che fare con me.
Anche oggi infatti si tratta di una donna gravida. La paziente è sporca; ha i capelli arruffati ed è in evidente stato confusionale.
La storia è inquietante: è andata da una fattucchiera che le ha inserito delle medicine tradizionali per farla abortire. Abortire? Ma ha una pancia tanto grossa da farci pensare ad una gravidanza quasi a termine!
Facciamo un’eco d’urgenza e mi accorgo che il feto è ormai grande, con un’età gestazionale di circa 28 settimane. E’ in posizione podalica... ma purtroppo il battito cardiaco fetale è assente: le medicine della fattucchiera hanno ottenuto il loro effetto.
Dico alla mamma che il piccolo che si porta in grembo è in effetti morto, ma lei sembra non capire e continua a dimenarsi sulla barella.
E’ febbrile ed agitata; pare rispondere alle domande e sembra che sappia di essere in ospedale, pur rimanendo piuttosto confusa.
Facciamo un esame della malaria, che però risulta negativo.

martedì 8 agosto 2017

Mutilazioni genitali femminili

Per motivi legati all’infertilità, oggi ho dovuto visitare una giovane e bellissima ragazza del Nord: agile, alta e snella nel suo lungo vestito nero, essa traspirava un’aura fascinosa di mistero. 
Dai suoi  occhi vivaci che non hanno mai visto un’aula scolastica, traspariva una mente brillante ed intelligente, pur se tarpata da motivi economici e sociali.
E’ venuta a Chaaria con il marito, dopo un lungo viaggio iniziato in un arido villaggio non molto lontano da Isiolo.
Da anni è sposata, ma non riesce ad avere un bambino: cosa del tutto devastante  nella cultura africana.
Sono sconvolto quando la visito, aiutato dalla mia infermiera: inspiegabilmente mi viene da piangere e guardo Mama Sharon senza proferire una parola. 
Lei risponde con una triste occhiata complice e non proferisce verbo: la nostra paziente ha infatti una mutilazione genitale tremenda; le sono stati amputati completamente gli organi
esterni. Quello che rimane è solo una lunga cicatrice scura ed inquietante.
Non riesco neppure ad immaginare come per lei sia possibile anche solo urinare.

lunedì 7 agosto 2017

Ma ad un medico non interessa saperlo...

John e’ arrivato stamattina in ospedale in pessime condizioni generali. Appariva in preda al dolore, soprattutto all’addome. I parenti che lo hanno accompagnato ci hanno riferito che il loro congiunto era stato assalito dai ladri durante la notte ed era stato “pestato” con una serie infinita di calci nella pancia.
Alla visita l’addome era veramente dolente, e la palpazione creava una evidente reazione di difesa, come nei casi di peritonismo.
Abbiamo fatto una ecografia urgente ed abbiamo documentato una ingente quantita’ di fluido corpuscolato in cavita’ peritoneale. 
Abbiamo dunque eseguito una paracentesi esplorativa ecoguidata, ed abbiamo appurato che si trattava di sangue rosso vivo. Siccome il nostro cliente aveva anche una importante splenomegalia, abbiamo formulato l’ipotesi diagnostica di rottura traumatica della milza con emoperitoneo (il fegato appariva infatti normale).
Dopo aver stabilizzato le condizioni generali del paziente con dei liquidi endovena, e dopo aver eseguito i test di emergenza, incluse le prove crociate per il sangue da trasfondere, siamo corsi in sala operatoria, pronti al peggio.

Bisogni di salute in Africa



"Volontariato Internazionale - PARTIRE PER UNA MISSIONE"

GIORNATA DI FORMAZIONE 21 ottobre 2017

VIA COTTOLENGO 14 - Torino- SALA TOMMASINI - piano primo


Sabato 21 ottobre 2017

Mattino: Servizi Sanitari a Chaaria - sala Tommasini

Bisogni di Salute in Africa . Principi di managment sulla base di dati epidemiologici

08.15 Registrazione Partecipanti

08.30 Saluti e presentazione della giornata di formazione

09.00 Volontariato: Una azienda organizzata? - R. Candiotto

10.00 Principi Generali del Volontariato - M.L. Ferrando 

10.30 Metodo di ricerca clinica per l'Hospital Cottolengo Chaaria - A. Urgesi

11.00 Chirurgia nell' Hospital Cottolengo Chaaria - G. Gavello

11.30 Tavola rotonda tra volontari esperti e candidati al volontariato - R. Oddo

12.30 Valutazione di apprendimento

13.00 Conclusione della giornata 

domenica 6 agosto 2017

La nostra Messa

Alla domenica uno dei momenti per me piu’ commoventi e’ la Messa con i malati.
Moltissimi pazienti si uniscono a noi nella celebrazione: preghiamo, cantiano e lodiamo insieme il Signore.
Altrettanti pero’ non lo fanno, o perche’ troppo gravi, o perche’ di diverse fedi e denominazioni. Anche se siamo tantissimi a Messa nella sala di attesa dell’ambulatorio, i reparti riangono comunque pienissimi di pazienti.
Soprattutto a motivo dei malati piu’ bisognosi, ovviamente non tutto lo staff puo’ venire a Messa: alcuni rimangono in reparto a lavorare e soprattutto per essere di guardia in caso di emergenza; altri lavorano invece in sala parto per le molte donne in travaglio.
Non e’ raro che anche io perda parte o tutta la Messa a causa di un cesareo urgente.
Una cosa che sinceramente amo profondamente e’ il fatto che a volte sono io a portare la Comunione ai pazienti alettati ed allo staff al lavoro. 
Il Celebrante mi da’ la pisside delle ostie ed io vado in reparto per i pazienti che desiderano comunicarsi.
Oggi, mentre portavo la Comunione ai pazienti, mi sono profondamente commosso in almeno tre occasioni: nel reparto donne una vecchietta che desiderava l’Eucaristia soffriva moltissimo perche’ l’infermiera le stava medicando una brutta ustione. 

sabato 5 agosto 2017

Due prostate alla settimana

La richiesta di prostatectomie e’ altissima.
Nei due due altri ospedali non governativi dove l’intervento viene eseguito nel Meru, i pezzi sono davvero inavvicinabili.
Il che vuol dire che molti vecchietti sono condannati al catetere vescicale o sovrapubico a vita.
Ecco perche’ e’ importante impegnarsi con tale intervento, che tecnicamente e’ abbastanza facile e ci occupa si’ e no 45 minuti in sala, ma che ha un post-operatorio molto impegnativo per il nostro personale infermieristico.
Il difficile post-operatorio e’ la ragione per cui cerco di fare al massimo due interventi del genere alla settimana a distanza di quattro giorni l’uno dall’altro: in pratica facciamo il prossimo intervento il giorno in cui chiudiamo il lavaggio continuo al precedente, in modo da
averne solo uno da seguire.
Il lavaggio continuo si blocca; si formano coaguli... certo per alcuni giorni si rimane con il fiato sospeso. Poi in genere ci rilassa un po’, pur nella consapevolezza che una nuova emorragia e’ possibile alla rimozione del catetere a motivo della caduta dell’escara.

venerdì 4 agosto 2017

Pericardite essudativa in una bambina di 4 anni

Bessy e’ molto emaciata. Sembra marasmica. Ha 4 anni ma pesa solo 11 kg. E’ cosi’ debole che non riesce ne’ a camminare ne’ a stare in piedi.
E’ stata trattata molte volte per polmonite in vari dispensari, finche’ 10 giorni fa e’ approdata all’ospedale di Meru dove hanno fatto una lastra del torace, che ha dimostrato una enorme cardiomegalia.
A questo punto i medici l’hanno indirizzata al Kenyatta National Hospital per ecocardiografia e visita cardiologica, ma la mamma non ha soldi per andare a Nairobi.
E’ quindi approdata a Chaaria per il solito viaggio della speranza.
Dopo aver osservato la lastra del torace davvero impressionante, abbiamo fatto un ECG che ha rivelato un microvoltaggio su tutte le derivazioni.
Ho quindi eseguito un’ecocardio, ed ecco la sorpresa: non si tratta di cardiomegalia, ma di un enorme versamento pericardico. La frazione di eiezione e’ ridotta, al di sotto del 50%, anche se la bambina non e’ dispnoica o cianotica ma solo debole. La sua saturazione di ossigeno rimane sul 95%.
C’e’ inoltre un’epatomegalia con incremento degli enzimi di funzionalita’ epatica (GOT= 216.4 U/l e GPT= 74.2 U/l). Anche i reni non appaiono del tutto normali all’ecografia addominale, con perdita della differenziazione tra corticale e midollare, mentre la creatinina e’ a 1.5 mg/dl.

giovedì 3 agosto 2017

Un caso di invaginazione intestinale

James e’ un paziente di 20 anni. E’ entrato al Cottolengo Mission Hospital sabato pomeriggio con dolori urenti in zone periombelicale ed epigastrica.

Non lamentava vomito ma non andava di corpo da 3 giorni.
Alla visita l’addome non era disteso, non c’erano segni di peritonismo ed i borborigmi erano presenti.
Ho fatto una ecografia addominale che e’ risultata negativa.
Mi sono riproposto di rivederlo quotidianamente e di programmare una gastroscopia per il lunedi’ seguente.
Ho lasciato il paziente a digiuno. Ho prescritto dello zantac in vena, delle soluzioni reidratanti endovenose e del lattulosio per bocca.
Alla domenica le condizioni generali erano stazionarie, senza segni di peggioramento.
Invece ieri mattina James presentava un quadro clinico di addome acuto: aveva anse disegnate che diventavano molto evidenti soprattutto nel momento di lancinanti dolori colici. Era anche apparso un inquietante vomito fecaloide.
Abbiamo quindi deciso per una laparatomia d’urgenza, pur senza una chiara idea di cosa potesse aver causato l’addome acuto.
A peritoneo aperto ci siamo trovati di fronte ad una sorpresa: una lunga invaginazione (o intussuscezione) dell’intestino tenue, con anse molto dilatate a monte. 

mercoledì 2 agosto 2017

Un successo terapeutico importante

Grace ha un anno di età- L’abbiamo ricoverata per febbre alta e stato comatoso.
All’ingresso la piccola presentava anche un rigonfiamento molliccio del cuoio capelluto a livello del parietale di destra. Tale rigonfiamento si estendeva anche alla fronte ed all’orbita di destra.
All’esame otoscopico abbiamo notato un timpano destro molto arrossato ma non perforato. L’esame della malaria è invece risultato negativo così come la puntura lombare.
Abbiamo quindi pensato ad un’otite media complicata con mastoidite.
Abbiamo coperto la piccola con del rocephin associato a del cortisone in vena. Abbiamo anche aggiunto del ciproxin in gocce da instillare in entrambe le orecchie.
Con la terapia instaurata, lo stato di coscienza è andato gradualmente migliorando, ma il rigonfiamento del sottocute cranico e dell’occhio non davano segni di decremento... anzi, l’edema dell’orbita era diventato così importante da provocare anche ectropion della congiuntiva palpebrale. Questo fatto ci ha obblligato a praticare medicazioni occlusive della congiuntiva per evitare essiccamento e lacerazione della stessa.

martedì 1 agosto 2017

Operare un'amica

Quando una persona cara chiede di essere operata da te in persona per un intervento di chirurgia maggiore, il tuo cuore si riempie di pensieri contrastanti e di emozioni a volte incontenibili.
Da una parte provi una grandissima gioia perche’ il fatto che la tua amica voglia te come operatore vuol dire che lei ha una fiducia totale nei tuoi confronti e praticamente ti mette la sua stessa vita nelle mani. 
Lo sai che avrebbe potuto andare da tanti altri medici, anche piu’ famosi, ma invece ha voluto farsi operare da te. Sei consapevole che ci sono ospedali piu’ belli, in cui avrebbe potuto avere una sistemazione alberghiera piu’ confortevole: nonostante tutto, ella vuole Chaaria, non per i cameroni congestionati di pazienti, ma per le tue capacita’ chirurgiche e per la tua umanita’.
Tutto questo non puo’ che essere fonte di estrema soddisfazione professionale ed umana, e quanto provi e’ il desiderio di abbracciare la tua amica in modo da esprimerle il grazie per la fiducia che ti accorda.

lunedì 31 luglio 2017

Una sorpresa alla laparotomia

La paziente si era presentata al nostro ospedale a motivo di una grossa massa leggermente dolente all’ipocondrio di sinistra. 
Aveva con sè una TAC addominale richiesta in un’altra struttura: il radiologo parlava di una cisti del diametro di circa 18 cm, ed a suo parere l’ipotesi più probabile era quella di pseudocisti pancreatica.
Il radiologo consigliava anche l’aspirazione percutanea ecoguidata.
Personalmente ho avuto paura dell’approccio percutaneo. Inoltre ho pensato che, nel caso si fosse davvero trattato di cisti pancreatica, la cosa migliore sarebbe stata quella di fare un’anastomosi tra la cisti stessa e la parete posteriore dello stomaco.
La paziente ha quindi dato il suo consenso per l’intervento chirurgico.
Aprendo la cavità addominale mi sono trovato davanti una massa gigantesca nell’ipocondrio sinistro. La massa pareva in continuità con il fegato ed anche il colore delle pareti ricordava molto il fegato.
Per un attimo ho pensato ad un’enorme epatomegalia con ascesso amebico nel lobo sinistro. Ho confermato con una siringa sterile che la massa conteneva in effetti pus. Ho deciso quindi di drenare l’ascesso. Le pareti della massa erano piuttosto spesse, e dalla cavità è fuoriuscito pus franco in enorme quantià (circa 2 litri).

domenica 30 luglio 2017

Bentornato, Giancarlo! Auguri, Suor Anna!

Quest'oggi abbiamo riaccolto a Chaaria Fratel Giancarlo che e' rientrato dall'Italia.
Ci e' davvero mancato tanto.
E' stata dura portare avanti la missione senza di lui, ed ora il suo rientro ci porta anche un sospiro di sollievo.
Ringraziamo Fr Giancarlo per essere tornato.
Come sempre capita, ancora in questa occasione abbiamo sperimentato la verita' del vecchio detto secondo cui " non ti accorgi di quanto una persona sia importante, finche' essa non ti sia tolta".
Noi conoscevamo onestamente il grandissimo ruolo di Giancarlo a Chaaria, ma la sua assenza ci ha fatto sperimentare anche fisicamente che senza di lui non ce la facciamo a tirare avanti tutti i complicati aspetti della missione.
La sua assenza l'abbiamo sentita moltissimo, ed ora siamo super felici di averlo nuovamente con noi.
Lo abbiamo accolto con una cena semplice e fraterna in cui eravamo tutti presenti: Suore, Fratelli e Volontari.
I piccoli doni che gli abbiamo offerto non sono niente paragonati al grande regalo che Giancarlo ci ha fatto tornando.

sabato 29 luglio 2017

Congestione, confusione e situazione fuori controllo

Oltre all’aspetto del superlavoro che caratterizza questi interminabili mesi di scioperi a ripetizione, non va sottovalutato anche quello della grande concentrazione di pazienti in spazi che originariamente non erano nati per numeri cosi’ alti. 
L’ospedale scoppia in tutti i sensi, anche in quello prettamente edilizio.
Mi ha colpito oggi rendermi conto che il numero di ricoveri del 2017 ad oggi e’ quasi uguale a quello che avevamo avuto nel 2015 al 31 dicembre, mentre abbiamo gia’ fatto piu’ operazioni di quelle che nel 2015 facemmo in dodici mesi.
E’ una fatica estrema che implica per esempio aver cancellato dal nostro calendario il sabato e la domenica, ora pienamente lavorativi; implica anche un numero sempre piu’ elevato di chiamate notturne che poi ti spezzano le gambe il giorno dopo, quando non ti puoi fermare per riposarti.
Soprattutto per un volontario che viene per la prima volta a Chaaria in questa particolare situazione, c’e’ poi anche l’indubbio impatto costituito dal sovraffollamento: non siamo abituati in Italia a tre pazienti per letto, ne’ tantomeno a malati coricati per terra su materassi di emergenza.

venerdì 28 luglio 2017

Chaaria diventa un pò universitaria

Grazie all'interessamento della dottoressa Makandi, abbiamo da un paio di settimane iniziato un ufficiale rapporto di collaborazione con il KEMU (Kenya Methodist University) che ha iniziato a mandarci gli studenti del quinto anno di Medicina a fare tirocinio in ortopedia.
Ogni giorno accogliamo dai quattro ai cinque studenti che ci seguono non solo negli interventi ortopedici ma anche nella chirurgia generale e ginecologica.
A causa dello sciopero che da tempo ha paralizzato i servizi sanitari pubblici, agli studenti del KEMU si sono aggiunte anche due dottoresse neolaureate che avrebbero dovuto fare l'internato propedeutico all'esame di stato presso il Meru Hospital, ma che da tempo non hanno possibilita' di fare alcuna esperienza clinica.
Per noi avere giovani studenti e medici appena sfornati a Chaaria con finalita' prettamente formative, e' un'esperienza nuova, in parte molto faticosa ma anche entusiasmante e piena di nuove soddisfazioni.
Fare un'operazione che un gruppo di giovani che ti guarda, fa domande e poi ti ascolta con un'attenzione estrema, quasi fossero delle spugne assetate di impregnarsi di nuove conoscenze, e' certamente un aspetto molto gratificante dell'insegnamento clinico.

giovedì 27 luglio 2017

Pochissimi riescono a capire

Ci sono giorni tremendi in cui inizi al mattino presto alle 5.30 per una chiamata notturna in maternità. Quando finisci con l’emergenza è ormai tempo di andare a pregare: ti rechi quindi in cappella per le lodi mattutine e per la messa.
Immediatamente dopo la celebrazione eucaristica trangugi un po’ di caffelatte alla velocità della luce perchè devi preparare la lezione delle 8 per gli infermieri. 
Ti precipiti quindi in ospedale, allestisci la stanza con il proiettore ed il computer, e ti metti a rileggere la tua presentazione prima che arrivi il personale.
Esponi l’argomento che ti sei preparato mettendoci l’anima; quando finisci però, ti trovi immediatamente sommerso da infinite richieste: bisogna preparare le richieste delle biopsie per mandarle a Meru; occorre fare ora il prelievo per il citologico prima che parta la macchina per le spese.
Nel frattempo iniziano le operazioni, e la tua vita scorre rapida, mentre ti senti come un grillo affannato che deve continuamente saltare dalla sala operatoria, all’ambulatorio, al punto nascita.

mercoledì 26 luglio 2017

Il minimo comun denominatore

Mi dice un volontario con cui ho una lunga storia di amicizia e di confidenza:
“Oggi mi sembra che le motivazioni che portano una persona a scegliere di fare del volontariato siano così disparate che sia praticamente impossibile descriverle tutte. 
C’è chi parte da una motivazione di fede e che invece è completamente agnostico e lo fa per solidarietà umana. 
Ci sono persone che si dedicano al volontariato per portare il loro contributo a società più svantaggiate, ed altri che intendono rispondere ad emergenze umanitarie. 
Ci sono anche persone che lo fanno per se stessi: qualcuno per ritrovare se stesso e la parte migliore di sè in un momento di crisi; altri sperano che un’esperienza totalizzante di servizio li possa aiutare a risolvere dei problemi esistenziali o dei conflitti che si portano dentro”.
Ho pensato tanto a quanto questo mio amico mi ha detto e sono pienamente d’accordo con lui, ma allo stesso tempo mi sembra che una cosa le si debba dire, almeno per il volontariato a Chaaria:
“Hai completamente ragione, ma credo che, parlando di volontariato a Chaaria, dovremmo aggiungere anche un’altra motivazione, che io metterei un po’ come “conditio sine qua non” per una bella esperienza di servizio sia per il volontario che per noi: parlo della voglia di aiutarci e di collaborare positivamente con noi che qui lavoriamo tutto l’anno. 

martedì 25 luglio 2017

Chissà quanti hanno approfittato di lei!

Oggi la vicenda più toccante è stata quella di Alexandra.
L'abbiamo ricoverata alle due di questo pomeriggio con un fortissimo dolore addominale. Sembrava giovanissima ed impaurita: ed infatti aveva solo 16 anni.
Siccome aveva anche perdite, le abbiamo fatto un test di gravidanza che è risultato positivo.
L'ecografia dimostrava del liquido in cavità peritoneale, e la nostra prima ipotesi diagnostica è stata quella di gravidanza extrauterina.
Abbiamo quindi predisposto la sala ed abbiamo deciso di operarla in urgenza.
In addome però non abbiamo reperito sangue, come avrebbe dovuto essere se si fosse trattato di gravidanza extra. Abbiamo invece trovato tantissimo pus. 
La situazione era generalmente disastrosa, con aderenze che interessavano tutto l'intestino. Anche utero ed annessi erano murati al bacino da aderenze e da materiale purulento.
Abbiamo srotolato tutto l'intestino alla ricerca di una eventuale perforazione, ma non l'abbiamo trovata. Abbiamo fatto l'appendicectomia, anche se onestamente l'appendice ci sembrava più una vittima del pus in addome, piuttosto che la causa primitiva.
L'utero e le tube erano invece in condizioni tremende. Dalla tuba di sinistra fuoriusciva pus in abbondanza.

lunedì 24 luglio 2017

Donazioni

Oggi siamo riusciti ad assemblare le due barelle donateci dalla Fondazione LubDub: sono molto belle e funzionali.
Le abbiamo rivestite con un telo impermeabile e subitio le abbiamo usate a piu' non posso nel trasporto dei pazienti da e per la sala operatoria.
Una donazione quanto piu' opportuna e benvenuta in questo momento di grande congestione in ospedale!
Nell'altra foto potete vedere un esempio delle cinque carrozzine che la Fondazione Walkaround ha donato al nostro centro per i Buoni Figli.
Nella foto vedete Ken, che per adesso e' in pediatria, nell'attesa che si liberi un posto su al centro. Lo vedete con Mercy che di lui si prende cura ogni giorno.
Siamo estremamente grati ai nostri benefattori che ci aiutano e desiderano vedere la crescita dell'ospedale ed il miglioramento del nostro servizio ai pazienti.
La fondazione Lubdub si e' dichiarata diponibile ad una seconda donazione di strumentario chirurgico per la sala operatoria, mentre la Fondazione Walkaround ci ha promesso carrozzelle da adulto per gli ospiti piu' grandi del Centro Buoni Figli.
Noi che siamo i beneficiari di tanta generosita' non possiamo che esprimere la nostra gratitudine ed il nostro impegno incondizionato nel servizio.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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