Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 25 luglio 2017

Chissà quanti hanno approfittato di lei!

Oggi la vicenda più toccante è stata quella di Alexandra.
L'abbiamo ricoverata alle due di questo pomeriggio con un fortissimo dolore addominale. Sembrava giovanissima ed impaurita: ed infatti aveva solo 16 anni.
Siccome aveva anche perdite, le abbiamo fatto un test di gravidanza che è risultato positivo.
L'ecografia dimostrava del liquido in cavità peritoneale, e la nostra prima ipotesi diagnostica è stata quella di gravidanza extrauterina.
Abbiamo quindi predisposto la sala ed abbiamo deciso di operarla in urgenza.
In addome però non abbiamo reperito sangue, come avrebbe dovuto essere se si fosse trattato di gravidanza extra. Abbiamo invece trovato tantissimo pus. 
La situazione era generalmente disastrosa, con aderenze che interessavano tutto l'intestino. Anche utero ed annessi erano murati al bacino da aderenze e da materiale purulento.
Abbiamo srotolato tutto l'intestino alla ricerca di una eventuale perforazione, ma non l'abbiamo trovata. Abbiamo fatto l'appendicectomia, anche se onestamente l'appendice ci sembrava più una vittima del pus in addome, piuttosto che la causa primitiva.
L'utero e le tube erano invece in condizioni tremende. Dalla tuba di sinistra fuoriusciva pus in abbondanza.

lunedì 24 luglio 2017

Donazioni

Oggi siamo riusciti ad assemblare le due barelle donateci dalla Fondazione LubDub: sono molto belle e funzionali.
Le abbiamo rivestite con un telo impermeabile e subitio le abbiamo usate a piu' non posso nel trasporto dei pazienti da e per la sala operatoria.
Una donazione quanto piu' opportuna e benvenuta in questo momento di grande congestione in ospedale!
Nell'altra foto potete vedere un esempio delle cinque carrozzine che la Fondazione Walkaround ha donato al nostro centro per i Buoni Figli.
Nella foto vedete Ken, che per adesso e' in pediatria, nell'attesa che si liberi un posto su al centro. Lo vedete con Mercy che di lui si prende cura ogni giorno.
Siamo estremamente grati ai nostri benefattori che ci aiutano e desiderano vedere la crescita dell'ospedale ed il miglioramento del nostro servizio ai pazienti.
La fondazione Lubdub si e' dichiarata diponibile ad una seconda donazione di strumentario chirurgico per la sala operatoria, mentre la Fondazione Walkaround ci ha promesso carrozzelle da adulto per gli ospiti piu' grandi del Centro Buoni Figli.
Noi che siamo i beneficiari di tanta generosita' non possiamo che esprimere la nostra gratitudine ed il nostro impegno incondizionato nel servizio.

domenica 23 luglio 2017

Gli occhi delle mamme

La mamma è in piedi alle mie spalle ad una manciata di centimetri da me.
Sento sul collo il suo respiro pesante e avverto addirittura il calore che emana dalla sua pelle. Mi guarda ansiosa ed implorante: i suoi occhioni neri compiono una continua ginkana tra me ed il suo bimbo che sto cercando di rianimare sul fasciatoio. 
Qualche volta lascia che la sua spalla sfiori delicatamente la mia, quasi a darmi una spinta per incoraggiarmi a fare di più.
Ha nel cuore una fiducia illimitata nei miei confronti, perchè io sono il dottore bianco, e quindi, nel suo immaginario, io sono più o meno un semidio che sa e può tutto.
I suoi occhi esprimono terrore alla vista del suo piccolo, speranza quando carpiscono dal mio volto qualche segnale di speranza, e totale abbandono nelle mie mani che si muovono veloci sulla sua creatura: dove potrebbero andare se non da me? Chi potrebbe aiutare il suo
piccolo se non il medico bianco?
Segue le mie dita mentre pompo ossigeno nei polmoni del suo bimbo; accompagna le mie mani mentre iniettano un farmaco in vena o premono ripetutamente sul piccolo torace per il massaggio cardiaco.

sabato 22 luglio 2017

Una preziosissima donazione

Oggi abbiamo toccato con mano ancora una volta le carezze della Divina Provvidenza.
In un momento di particolare bisogno, data l'estrema congestione di pazienti in ospedale, la Fondazione LUBDUB ci ha donato ben dieci nuove carrozzelle e due barelle per l'ospedale.
I volontari che sono stati a Chaaria conoscono il nostro eterno problema di carenza di carrozzine per alzare i pazienti alettati e per trasportarli da una parte all'altra dell'ospedale.
Era sotto gli occhi di tutti lo stato di estremo sfacelo delle poche carrozzine a nostra disposizione in ospedale.
Per non parlare delle barelle: dall'inizio dello sciopero e' una lotta continua per trovarne una libera.
Spesso non si riesce a portar fuori un malato dalla sala perche' non c'e' una barella per portarlo in reparto.
A volte non abbiamo barelle libere per accogliere un malato grave da un matatu all'ambulatorio, e lo dobbiamo portare in braccio.
Onestamente forse in questo momento ci servirebbero dieci barelle in piu', e non soltanto due, anche perche' molto spesso esse fungono da letto quando non ci sono piu' spazi liberi per i nuovi ricoveri: siamo comunque molto contenti di quello che abbiamo oggi ricevuto.

venerdì 21 luglio 2017

Emorragia ante-partum

Sono le 19 di una giornata convulsa.
Sono molto stanco e spero di aver finito la lista operatoria.
Monica pero' mi chiama in maternita' e mi dice che c'e' una grave emorragia.
Infatti ne vedo le tracce sul pavimento: una lunga scia di enormi coaguli conduce alla sala parto.
La donna sanguina davvero tanto, e' sudata e non riesce a stare in piedi.
Noto che sull'addome ha una cicatrice da pregresso cesareo.
Le infermiere gia' si erano attivate per il primo soccorso. Infatti la paziente ha una grossa cannula in vena e fluidi elettrolitici vengono infusi rapidamente.
Con l'ecografo portatile mi rendo conto che il battito cardiaco fetale c'e', anche se rallentato.
Purtroppo l'eta' genstazionale e' sulle 34 settimane e temiamo che il bimbo sia troppo piccolo per sopravvivere nelle nostre condizioni qui a Chaaria.
L'ecografia diagnostica comunque la causa del sanguinamento: placenta previa di terzo grado.
Non abbiamo quindi scelta, in quanto prima di tutto dobbiamo salvare la vita di questa donna.
Corriamo quindi in sala per il cesareo. L'operazione e' difficile.
La cicatrice infatti e' quella di due pregressi cesarei.
Ci sono aderenze che sanguinano anche loro generosamente.
La placenta poi non e' solo previa ma anche accreta...cosa che contribuisce ad ulteriore sanguinamento.

giovedì 20 luglio 2017

La ciliegina sulla torta

E' mezzogiorno e mi chiamano in laboratorio per analizzare un campione delle feci.
Sono molto preoccupati e non demordono neppure quando dico loro che la paziente per il cesareo e' gia' spinalizzata. "Basta un minuto, ma devi venire adesso!"
Vogliono semplicemente che guardi le feci acquose che essi hanno in un contenitore sul bancone.
Al primo sguardo non ho dubbi su quello che potrebbe essere, tanto piu' che ci sono focolai di epidemia qua e la' in tutta la nazione.
Ovviamente un po' mi preoccupo nella situazione di sovraffolamento che stiamo sperimentando.
Vado a vedere il paziente che ha diarrea continua, acquosa ed estremamente abbondante. In piu' vomita anche l'anima, ragion per cui e' estremamente disidratato.
Il quadro clinico e l'apparenza del campione mi portano direttamente alla diagnosi: deve trattarsi di colera.
Avviso immediatamente le autorita' e chiedo di venire a prendere il campione per gli esami necessari ad isolare il vibrione colerico (ovviamente noi ne siamo sprovvisti): la nostra per ora rimane una diagnosi presuntiva.
La reazione e' abbastanza lenta.
Mi dicono di isolare il paziente, di dargli un sacco di liquidi e di somministrargli doxiciclina. Nei giorni seguenti verranno per il campione.

mercoledì 19 luglio 2017

Unknown african man

Questo e’ il modo in cui la polizia identifica un paziente comatoso ritrovato da solo su una strada.
In genere non sanno chi sia, e spesso, anche con le indagini, non si viene a capo di niente: Meru e’ piena di sbandati e di psichiatrici che vivono per strada, per i quali nessuno verra’ a dichiarare l’assenza.
Il nostro “unknown African man” e’ stato trovato dalla polizia con una profonda ferita sul capo. E’ in coma profondo e quindi non possiamo raccogliere alcun dato da lui. Sappiamo solo che e’ giovane, all’incirca sui 30 anni.
Era stato portato all’ospedale di Meru dalla camionetta della polizia, ma non vi era stato ricoverato per motivo dello sciopero.
Ecco quindi che e’ approdato a Chaaria: se un paziente e’ abbandonato, povero e solo, la polizia a chi pensa, se l’ospedale governativo non funziona?
Questo ci fa ovviamente onore in quanto sembra che sia passato benissimo tra la popolazione il messaggio del Cottolengo che ci vuole presenti soprattutto dove ci sono persone del tutto abbandonate.
Sappiamo che tutto quello che faremo per questo ragazzo in coma sara’ assolutamente a fondo perduto e che nessuno ci dara’ mai uno scellino per compensare le spese che sosteniamo; ma questo non importa. Faremo tutto quello che potremo, e speriamo di tirarlo fuori dal coma.

martedì 18 luglio 2017

Filippo se n'è andato

Dopo mesi trascorsi insieme, Filippo era la mascotte dell'ospedale ed il coccolino di tutti. Onestamente era anche viziato perche' tutti i volontari (ed il sottoscritto) lo rovinavano con caramelle, dolci, cioccolatini, ecc.
Adesso la cicatrice dell'innesto cutaneo sul collo e' praticamente guarita ed e' venuto il momento per lui di riabbracciare la sua mamma.
Siamo ovviamente felicissimi di averlo aiutato chirurgicamente, di essere stati la sua famiglia per un lungo periodo di tempo.
Siamo doppiamente contenti che Filippo possa abbracciare nuovamente la sua mamma che non vede dall'inizio del ricovero.
Ci e' pero' rimasto un vuoto, un senso di tristezza, ora che non e' piu' con noi.
La dimissione poi e' avvenuta in fretta e furia. Erano giorni che Filippo diceva che andava a casa, ma la macchina della ONG che li sponsorizza non arrivava mai (Filippo viene dal Samburu). Oggi invece e' arrivata mentre io ero in sala e con tristezza mi sono accorto di non aver salutato il mio piccolo amico.

Fr Beppe


lunedì 17 luglio 2017

Qualcosa non collima

Asserisce di essere caduto dalla motocicletta, di aver battuto il torace su una pietra e di essersi procurato un brutto taglio al nbraccio strisciando su una recinzione con filo spinato.
Aveva in effetti un importante dolore toracico anche se nel complesso i rumori respiratori si sentivano. Non era affatto dispnoico.
Il braccio poi era cosi' dolente che ci e' venuto il dubbio di una frattura.
La lastra ci e' sembrata necessaria per fare una diagnosi e per impostare una terapia corretta.
E guarda un po'! La la radiologia a volte aiuta anche a scovare i bugiardi, oltre che a fare diagnosi.
Al torace non coste rotte ma un po' di emotorace, che comunque ci potrebbe ancora stare con la storiella dell'incidente stradale.
Ma che dire del corpo estraneo che si vede appena sopra il gomito nella lastra? Lo avete notato anche voi nella foto?
Abbiamo quindi cambiato il nostro piano di lavoro.
Invece di suturare direttamente, come era stata la nostra intenzione iniziale, dopo aver visionato la lastra, siamo andati alla ricerca di che cosa si trattasse.

domenica 16 luglio 2017

Incredibile che succeda ancora!

Ci e’ stata portata ieri in coma profondo. Era anche molto anemica.
Margaret e’ una povera donna in travaglio.
Nessuno sembra dirci con chiarezza quello che sia successo a casa.
Concordano solo sul fatto che l’hanno trovata in casa priva di conoscenza.
Le sue condizioni sono gravi e la prima cosa e’ provvedere ad un accesso venoso, fare gruppi e prove cruciate e trasfonderla.
L’ecografia poi comincia a gettare luce su quello che potrebbe essere capitato (quello che tutti coprono nel velo dell’omerta’): infatti vediamo un feto morto che ballonzola nel sangue libero in peritoneo, mentre in quello che rimane dell’utero vediamo solo la placenta.
Tra il ricovero, la preparazione della paziente, l’inizio della trasfusione non passano piu’ di 20 minuti.
La cosa che non riesco tanto a spiegarmi e’ il coma, nonostante la donna non sia ipertesa e neppure edematosa. Non e’ quindi eclampsia!
Corriamo comunque in sala.
Mbabu dice di non essere sicuro delle condizioni generali della paziente, e percio’ neppure dell’esito dell’anestesia…bisogna comunque provare a salvare questa povera creatura, per cui corriamo il rischio ed operiamo!

sabato 15 luglio 2017

Una diagnosi clinica

Erick ha otto anni e arriva in una giornata complicatissima e caotica.
Me lo presentano tra un intervento e l’altro, ed io non ho affatto il tempo di fare un’eco. Sembra che abbia un’ernia inguinale sinistra strozzzata.
Mi colpisce la febbre altissima, la dolenzia incredibile sulla sospetta tumefazione erniaria irriducibile.
Per contro mi sconcerta il fatto che l’addome non ha segni di peritonismo.
La mamma insiste sul fatto che da un giorno il figlio non va di corpo, ma la cosa non mi pare molto significativa.
Il bambino non vomita.
Lamenta invece un forte mal di schiena, soprattutto in loggia renale sinistra.
L’emocromo pare indicare una peritonite: i globuli bianchi sono 22.000.
L’altro aspetto che attira la mia attenzione e’ la retrazione antalgica della gamba sinistra. lI paziente non la puo’ estendere l’arto completamente, e, se ci provo io, gli causo urla lancinanti di dolore.
La mamma non aveva mai notato alcuna ernia in passato…e la cosa mi pare dubbia.
Il quadro clinico mi sembra quindi suggerire qualcosa di diverso.

venerdì 14 luglio 2017

Una moneta in gola

Davvero i bimbi possono ingerire di tutto.
Questo bambino viene da Maralal.
Ha ingerito una moneta da 1 scellino cinque giorni fa. Dapprima si era sperato che la moneta pian piano passasse attraverso il tubo digerente, ma purtroppo e’ rimasta bloccata nella parte alta dell’esofago.
Adesso non riesce assolutamente a nutrirsi, ed ha anche un po’ di broncospasmo, forse reattivo.
Abbiamo intubato il bambino is sala operatoria e, con la collaborazione del Dr Kiama, otorinolaringoiatra, abbiamo estratto la moneta senza grossi problemi. La procedura, per me molto ansiogena, e’ durata non piu’ di 10 minuti.
Ora il bambino e’ sveglio e pronto ad essere dimesso domani.
Siamo contenti di aver aiutato questo bimbo e la sua mamma atterrita.

Fr Beppe


giovedì 13 luglio 2017

Che dolore!

Lo sapevo che sarebbe stato un terno al lotto riprovarci, ma lei ha insistito con una determinazione disperata che mi ha impressionato!
Ritenevo improbabile che stavolta ci riuscisse perchè nella mia testa ho sempre pensato che ci siano problemi cromosomici o suoi o del marito, ma lei ha continuato a ripetermi che con un solo figlio non poteva assolutamente andare avanti perchè nella sua famiglia e nel villaggio era completamente ostracizzata. 
Quindi ci avrebbe comunque riprovato a rimanere incinta!
La ragione per cui mi pareva una decisione dolorosa stava nella sua storia clinica: il primogenito infatti era morto in utero per cause sconosciute all’eta gestazionale di circa 37 settimane. 
La donna non aveva avuto contrazioni e neppure emorragie: aveva semplicemente smesso di avvertire i movimenti del suo bimbo nella pancia!
Era stato uno stress incredibile per me dirglielo, immediatamente dopo l’ecografia: già allora avevo assistito a scene inquietanti di disperazione e di angoscia; già allora la mia paziente aveva perso il controllo ed aveva urlato rotolandosi sul pavimento per ore ed ore.

mercoledì 12 luglio 2017

Chaaria international

In questo momento a Chaaria abbiamo volontari dall'Italia, dalla Polonia e dalla Spagna. Giulia arriva a Chaaria dal Madagascar, dove presto tornera' a lavorare.
A Settembre avremo volontarie da Dublino in Irlanda, mentre ad Ottobre attendiamo un grosso gruppo di chirurghi dall'Estonia.
Sempre a Ottobre dovrebbe arrivare una coppia di medici londinesi, che si fermerà qui alcuni mesi.
Nei primi giorni dell'anno nuovo avremo ancora presenze significative dalla Polonia.
In questo momento abbiamo alcuni studenti di medicina kenyani qui con noi come volontari.
Sempre di piu' Chaaria sta diventando internazionale, ed onestamente questo ci fa molto piacere.

Fr Beppe


martedì 11 luglio 2017

L'altro angelo custode

Anche se non posso piu' contare sulla dottoressa Apophie durante i giorni infrasettimanali, non sono rimasto solo a far fronte allo sconvolgimento continuo causatoci dallo sciopero.
Ho infatti con me l'importantissima figura della dottoressa Makandi, la quale, tornata dalle ferie, si e' buttata a capofitto su Chaaria ed e' con me dal lunedi' al venerdi'.
Praticamente la dottoressa "si smazza" da sola tutta la parte ortopedica, permettendomi piu' tempo e serenita' per ambulatorio, reparto e soprattutto maternita' dove il numero dei cesarei e' sempre alle stelle.
La dottoressa Makandi comunque non fa solo ortopedia, ma anche altri interventi come ernie e addirittura drenaggi toracici per importanti versamenti tubercolari.
La sua presenza ha comunque in effetti rivoluzionato l'assetto chirurgico di Chaaria, dove la traumatologia ortopedica sta diventando un settore in continua espansione.
In questo periodo ci siamo divisi le sale: avendo bisogno di molti piu' strumenti, la dottoressa Makandi si prende la sala grande, mentre io mi trovo benissimo nella sala piccola (come ai vecchi tempi), per la chirurgia generale e ginecologica, e soprattutto per i cesarei.

lunedì 10 luglio 2017

Ireen è tornata a casa

Ciao, mi chiamo Ireen, e oggi sono tornata a casa dopo molti mesi passati in ospedale a Chaaria. Non mi sembra vero! Soprattutto quasi non riesco a crederci che ci vado con le mie gambe. Sono una bambina di 8 anni.
Ero stata colpita da una malattia strana che non mi ha causato nessun particolare dolore, ma poco alla volta mi ha completamente paralizzata: le mie gambe all’inizio sono diventate pesanti; poi ho cominciato a non sentire piu’ il contatto. 
Era come se fossero sotto anestesia. Quindi sono diventata sempre piu’ debole: prima ho smesso di correre, poi anche il camminare e’ diventato difficile, fino al giorno in cui le mie gambe sono come morte ed io mi sono ritrovata immobile dalla cintura in giu’.
Mi facevo la pipi’ e la popo addosso perche’ non avevo il controllo di niente: era come se, dall’ombelico in poi fino al dito mignolo del piede, non mi appartenessi piu’. Le mie gambe erano flaccide, ed i miei muscoli quasi spariti.
Mi hanno portata qui a Chaaria, dove mi hanno fatto la diagnosi: avevo una TBC della colonna vertebrale, e questo provocava una compressione sul mio midollo spinale con conseguente paralisi. 

domenica 9 luglio 2017

Lettera di Rita

Carissimi tutti, 

Con sincera dedizione ho accettato questo incarico voluto dal direttivo ed in particolare dal Presidente fondatore Lino Marchisio, il cui benestare sarà sempre cercato nel proseguire l opera iniziata. 
Credo che i progetti da realizzare siano tanti e variegati e che l Associazione sia dotata di una struttura solida e soprattutto di una risorsa fondamentale, i volontari che si recano in missione.
Credo che insieme, tutti, potremo fare davvero delle cose belle e andare incontro a ciò che le missioni chiedono e desiderano per i nostri poveri, nello spirito della Piccola Casa.

Non esitate a contattarmi via mail ritaoddomissioni@libero.it  o cellulare 339/ 7939173. 
Ringrazio Lino, Sr Luisa, Fratel Beppe, Fratel Giancarlo, Fratel Maurizio per l'esempio.
A presto.

Rita Oddo


Domenica massacrante

Carissimi amici e lettori,
pensatemi stravolto e davvero stanco. sono 8 notti consecutive che mi chiamano per emergenze, dopo che in sala finiamo alle 23.
Oggi e' stata una giornata senza soluzione di continuita', con emergenze continue e tantissime complicazioni in ogni settore dell'ospedale.
Ma la maternita' e' quella che continua a massacrarci di piu': parti distocici, forcipi, ventose, placente ritenute e soprattuitto cesarei ad ogni ora del giorno e della notte.
Poco fa ero in sala (sono le 22.35) ed ero stanco ma anche molto soddisfatto perche' l'ultimo cesareo e' stato fatto per un prolasso di cordone...ed abbiamo fatto nascere una bambina in ottime condizioni (fatto eccezionale con un prolasso!). 
E' stato un cesareo difficile che ha assorbito tantissime delle mie energie, visto che non ero solo il chirurgo ma anche l'anestesista, e, data l'indicazione, non si poteva pensare di usare la spinale. 

sabato 8 luglio 2017

Lettera di Giuseppe Farnese

Caro Lino,

oggi il consiglio direttivo dell'associazione, come da precedenti disposizioni, ha accolto le nostre dimissioni e ha nominato il nuovo presidente e i due vice presidenti.
È con una certa commozione che mi accingo a scrivere alcune parole sulla tua figura in questi anni.
Non credo di esagerare dicendo che tutti i sorprendenti risultati raggiunti dall'associazione da noi fondata trovino solide basi sul grande impegno che tu hai profuso a piene mani. Non ti sei risparmiato in termini di tempo, passione, professionalità gestionale e Fede. 
Sì, una profonda Fede, dalla quale scaturisce un enorme amore per la Piccola Casa. Un amore che ti ha spronato e ti ha fatto sopportare anche le grandi prove di mortificazione dello spirito che hai dovuto subire in questi 13 anni. 
Perché, se è vero che la grande avventura dall'associazione ci ha donato tante cose belle, dai nuovi incontri, l'elaborazione dei progetti, l'orgoglio di vederli realizzati e i viaggi insieme e le gratificazioni d'ogni sorta, è anche vero che tutto ciò si è accompagnato alle spine delle incomprensioni e delle critiche gratuite.
Tutto ciò tu hai sopportato per dedizione e amore per l'opera del Santo Cottolengo.
Come tuo immeritevole vice presidente, ora anche io ex, a nome dell'associazione volontari, ti ringrazio per il tuo tempo e la tua persona.


Capita

Sto facendo ancora un cesareo verso le 21.
Sono in sala piccola con Giulia.
Anche oggi non c’e’ stato un minuto di respiro, dal mattino alle 6 quando sono iniziati i ces arei urgenti, fino a questa sera…e chissa’ che cosa ci riservera’ la notte…ormai due cesarei per notte e’ quasi la regola fissa.
Fuori dalla finestra della sala piccola sento moltissima concitazioni: voci femminili che urlano e proferiscono frasi che non riesco a comprendere, visto che la mia principale attenzione e’ sul cesareo che sto facendo.
Chiedo allora a Lilian se le pazienti stessero litigando.
Lei sorride e mi risponde pacifica che l’agitazione deriva dal fatto che una donna ha partorito nel cortile: le infermiere erano tutte impegnate nell’assistere altre quattro pazienti in sala parto e quella mamma non ha potuto aspettare.
I soccorsi sono arrivati subito dagli altri reparti: mamma e bambino sono stati assistiti propriamente e portati in maternita’.
Entrambi stanno bene.
Certo che fa sempre impressione quando qualche donna partorisce da sola e nel cortile, ma nelle nostre condizioni e’ davvero difficile stare dietro a tutto.

venerdì 7 luglio 2017

La dottoressa Apophie

Con una lacrima agli occhi devo accettare che domani sia l'ultimo giorno della presenza della dottoressa Apophie qui a Chaaria in maniera continuativa.
Certo La dottoressa continuera' a venire ad aiutarci tutte le volte che potra' e soprattutto ogni venerdi' e sabato. 
Ma la sua mancanza la sentiremo pesantemente.
E' stato commovente per me comunque che, all'inizio dello sciopero delle infermiere, senza che io le chiedessi nulla, la dottoressa Apophie mi abbia detto: "non ce la puoi fare da solo a Chaaria in questo momento. 
La maternita' da sola ha bisogno di un medico a tempo pieno per far fronte a tutte le emergenze ed ai continui cesarei. Ho delle ferie arretrate. Vengo ad aiutarti."
Ora purtroppo le ferie di Apophie sono finite, e sono finite prima dello sciopero, per cui ancora non si intravvedono barlumi di soluzione.
Fino ad ora comunque, se ce l'abbiamo fatta a far fronte alla marea di malati che ogni giorno ha investito Chaaria, se siamo sopravvissuti anche alle tre settimane di ferie della dottoressa Makandi, certamente lo devo ad Apophie che e' stata con me dal lunedi' al sabato, lavorando a testa bassa in reparto, in ambulatorio, in sala operatoria ed in sala parto.

giovedì 6 luglio 2017

Una coltellata

Un gruppo concitato di persone si affanna attorno alla barella di room 9.
Mi avvicino e scorgo un giovane su una barella. Ha una ferita al di sopra del capezzolo destro: si tratta di un taglio molto corto, ed intuisco che si tratta di una coltellata.
“Cosa e’ successo?”, chiedo senza rivolgermi ad alcuno in particolare.
“E’ stato un banale alterco a scuola tra studenti. Hanno litigato sul turno per lavare i piatti”, mi risponde una giovane donna... forse una delle insegnanti.
“Incredibile... avrebbe potuto essere un omicidio, causato da una stupidaggine”, penso ad alta voce.
Il paziente quindicenne e’ di Mbajone, un villaggio molto vicino a Chaaria, dove normalmente il nostro Fratel Giovanni Bosco si recava alla domenica pomeriggio per le sue passeggiate con i bambini: non stupisce quindi che si chiami John Bosco.
Lo portiamo in sala accompagnati fin sulla porta da un padre stanco ed ansioso.
L’assenza di Jesse mi obbliga a lavorare in anestesia locale. Il ragazzo e’ poco collaborante e facciamo un po’ di fatica.

mercoledì 5 luglio 2017

Piccole cose

Come vi ho detto ieri, qui fa decisamente freschino soprattutto di notte ed al mattino. 
Non potevamo piu' permettere che le nostre mamme dormissero fuori. Per loro non e' freschino ma gelido!
Eccole nelle foto dopo essere entrate con I loro materassi volanti in quella che domani sara' una cappella ma che ora puo' fungere benissimo da dormitorio di emergenza. 
Credo proprio che Gesu' sia contento dell'uso immediato che in emergenza facciamo di quella che sara' la sua cappella in futuro.
Oggi abbiamo anche distribuito a tutti I pazienti I nuovi maglioni da usare in ospedale. Tutti avevano freddo a luglio ed il pigiama da noi offerto certo non bastava. Ora ci fa piacere vedere I nostri malati confortevolmente imbacuccati nel nuovo pull over.
Grazie ai benefattori che ci hanno permesso di realizzare questo nuovo piccolo miglioramento per I nostri ammalati!

martedì 4 luglio 2017

Fa freddo a Chaaria

E' arrivato anche quest'anno il mese di luglio, il periodo piu' freddo di tutto l'anno.

Niente da paragonare con i nostri rigidi mesi invernali ovviamente, ma la stagione fredda all'equatore puo' essere a volte un po' spiacevole per noi che veniamo dall'Europa, e molto difficile per chi invece e' nato qui.
C'e' una grandissima escursione termica tra il giorno e la notte.
Nel pomeriggio al sole si sta bene e si puo' arrivare anche a 25 gradi; di notte pero' la temperature scende radicalmente fino a 8-10 gradi...in anni passati avviamo avuto delle minime notturne di 4 gradi.
E' ovvio quindi che lo sbalzo lo si sente tanto.
Per noi "bianchi" il mese di luglio significa dormire con una coperta durante la notte, andare al mattino a messa con un pullover o una felpa, sentire un po' di freddo quando si gira per l'ospedale con la divisa da sala operatoria in prima mattinata, per poi sentirsi di nuovo bene ed al caldo dopo le 11 del mattino.

lunedì 3 luglio 2017

Grazie agli sposi

Ringraziamo di cuore Lorenza e Luca che si sono sposati il 23 giugno e che hanno voluto fare in quella occasione una bella offerta per Chaaria, specificamente dedicata all'acquisto di materiale ortopedico per il nostro ospedale.
Luca e' egli stesso un ortopedico e speriamo un giorno di averlo a Chaaria ad aiutarci nei nostri moltissimi interventi chirurgici.
Per adesso ringraziamo entrambi per il delicato pensiero verso la nostra missione, per la generosita' verso di noi, per la fiducia dimostrata nei nostri confronti e per l'affetto verso i piu' poveri che li ha accompagnati anche nel giorno piu' bello della loro vita.
Felicitazioni e tantissimi auguri di felicita'!
Grazie ancora da parte di tutti coloro che approfitteranno dei nostri servizi ortopedici e della vostra generosa offerta.

Fr Beppe


domenica 2 luglio 2017

Che bella diagnosi!

Antony e' sordomuto; ha 12 anni di eta' e presenta una enorme massa che gli occupa tutto l'epigastrio.
All'ecografia non sembra una massa liquida, cosa che ci avrebbe direttamente orientato verso una cisti pancreatica, di facile trattamento chirurgico.
Era invece una massa complessa, ecograficamente solida ma con aree vacuolate al suo interno.
Non aveva continuita' con il fegato che invece appariva normale.
La gastroscopia e' risultata negativa. Abbiamo pensato quindi che una TAC ci avrebbe aiutati di piu'... ma il referto ci ha ulteriormente confusi, in quanto parlava di lipoma endoperitoneale.
Abbiamo comunque scelto la vecchia strada della laparatomia esplorativa: se fosse stato qualcosa di inoperabile, avremmo richiuso eseguendo magari solo una biopsia.
Dopo aver aperto la pancia ci siamo invece accorti che l'enorme massa era in effetti il grande omento enormemente ingrossato ed infiammato.
Era quindi possibile reciderla senza grossi rischi.
Pian piano ci siamo riusciti, e sotto l'omento abbiamo trovato un intestino tenue completamente picchietatto di masserelle biancastre, di tipo miliariforme.
Ne siamo stati particolarmente felici...questo e' infatti un quadro clinico che conosciamo bene e che non ci spaventa piu' di tanto.

sabato 1 luglio 2017

Ce n'è sempre una di notte

La notte e’ ormai un incubo.
La maternita’ e’ in genere il nemico piu’ grande dei nostri sonni, con le sue complicazioni continue e con i suoi cesarei a raffica.
Non mancano pero’ le volte in cui vieni chiamato di notte per una trasfusione urgente per cui sono necessarie le prove cruciate, o per una pangata che ha reciso un’arteria.
E poi ci sono le notti come ieri, in cui per puro caso non ci sono stati cesarei, ne’ altre emergenze mediche o chirurgiche.
La sfortuna vuole pero’ che proprio quando mi sento sfinito e voglio andare a nanna, capita un cortocircuito che lascia la maternita’ al buio.
Quasi nello stesso momento va a fuoco nuovamente l’autoclave maggiore dell’ospedale…per la seconda volta in un mese. Un altro corto?
Non so cosa fare. Devo chiamare i nostri tecnici.
Con la congestione che lo sciopero ci provoca in maternita’, con le incubatrici sovraffollate di bimbi pretermine, non possiamo stare al buio.
E poi come fare senza autoclave?
Abbiamo interventi a ripetizione e cesarei a tutte le ore del giorno e della notte. Dobbiamo sterilizzare continuamente.

venerdì 30 giugno 2017

Il tramonto, gli insetti e la preghiera

Sono ormai le 18.30 e vengo attirato dal cielo, che si e’ fatto rosso fuoco. Ha un colore eccezionale, e mi fa pensare alla mano di Dio. 
Il sole e’ una palla di fuoco che sta per precipitarsi al di sotto dell’orizzonte; la natura si copre di nero e tutto pare un gioco di ombre cinesi. 
Gli uccelli tessitori fanno un baccano della miseria e si affannano a centinaia attorno ai loro nidi, prima del silenzio della notte.
Non so perche’, ma queste meraviglie della natura mi riportano sempre al passaggio del Mar Rosso.
Sulle scale che collegano ospedale e centro Buoni Figli osservo migliaia di ali di insetto. E’ come un tappeto semitrasparente, che ogni giorno spazziamo via ed ogni giorno si riforma.
Che strana la creazione, soprattutto dopo un abbondante temporale: ci sono miriadi di animaletti volanti, che alla sera popolano l’aria e volteggiano senza stancarsi attorno al nostro lampione; poi al mattino seguente sono gia’ tutti morti. 
Essi nascono prima del tramonto, e non riescono neppure a vederne un secondo. La vita e’ veramente un mistero: ci sono creature nate solo per morire; ci sono insetti che non hanno sopravvivenze superiori alle 12 ore. 

giovedì 29 giugno 2017

Mission accomplished

Oggi abbiamo dimesso Baraka ed Alexandro.
Abbiamo organizzato anche il loro viaggio da Meru a Mombasa, dove troveranno gli amici di "Africa Milele" ad accompagnarli fino a Malindi.
Il papa' di Baraka, oggi in divisa masai al completo (incluso il pugnale al fianco), era raggiante ed estremamente riconoscente. 
Sara' lui a prendersi cura di entrambi i bambini nel lungo percorso in pulman che durera' tutta la notte.
Sono onestamente molto contento del risultato ottenuto con Baraka, anche se parte degli innesti non ha tenuto e ci sara' bisogno di qualche piccola medicazione ancora.
Se ricordo la sua condizione iniziale dopo l'ustione, mi viene da dire che ora Baraka e' ritornato un bambino normale.
A Novembre Luciano lo vorra' rivedere e probabilmente ci sara' ancora qualcosa da perfezionare sia per l'uso della mano che per il volto, ma gia' ora il risultato e' molto buono.
Alexandro e' il nostro primo paziente nigeriano.
E' stato emozionante che qualcuno abbia pensato a noi per il suo problema in un Paese tanto lontano dal Kenya.

mercoledì 28 giugno 2017

Filippo

Carissimo Filippo,
hai toccato profondamente il mio cuore, con la tua infinita tenerezza e con la tua giovialita' scoppiettante. Hai reso l'ospedale piu' allegro.
Sei un bimbo sfortunato dalla nascita, che la natura ha voluto focomelico al braccio destro. La cosa pero' non ti pesa affatto ed usi il tuo monconcino come uno strumento piu' che adatto per giocare, per portare in giro gli aranci che ti regalano, per sostenere il piatto da cui mangi anche correndo e scorrazzando per l'ospedale.
Il fato poi e' stato ancora piu' impietoso con te, e ti ha fatto cadere nel fuoco, sfigurandoti la faccia.
Il Dr Toto ha fatto di tutto per ricostruirtela e la parte da lui operata ora e' molto meglio ora. C'e' pero' ancora molto da fare, soprattutto per aiutare i tuoi occhi cosi' maltrattati dal fuoco. Sono certo che Toto finira' il lavoro iniziato con la solita perizia.
Tu ora sei felice. Sei in ospedale con un papa' che ti adora. Sei il beniamino di tutti. Sei la mascotte dei volontari.
Alla sera ti sento cantare dolci canzoni per il tuo babbo prima di addormentarti.

martedì 27 giugno 2017

Rosetta

Dopo essere stata con noi per un anno intero,  oggi abbiamo riconsegnato Rosetta al Padre che e' venuto finalmente a
riprendersela.
E' stata dura convincerlo a venire per riprendersi la bambina. 
Devo ammettere che avevamo fatto un po' di pressione in quanto Rosetta era diventata troppo grande ed era addirittura caduta dalla culla. 
Le nostre culle infatti non sono adeguate per bimbi cosi' grandi.
Inoltre la nostra struttura e' ospedaliera e quindi pericolosa per i bambini che "gattonano" qua e la' per il reparto di pediatria.
Sono stati necessari ripetuti interventi di Rita di Matiri e del sindaco locale per convincere il genitore a venire oggi.
Come gia' scritto in passato, Rosetta e' un caso anomalo in quanto non e' propriamente un'orfana: la sua mamma e' psichiatrica ed il padre ha grosse difficolta' economiche.
Si e' comunque creata una rete di solidarieta' all'interno del clan e del villaggio, per cui speriamo che il reinserimento sia positivo per Rosetta.

lunedì 26 giugno 2017

Maternità debordante

Non ci sono piu' limiti al superlavoro in maternita': pazienti dovunque, sala parto insufficiente, carenza di letti, di biancheria,
di strumentario.
Al mattino gia' ti trovi una decina di cartelle di nuove pazienti ricoverate durante la notte e bisognose di ecografia.
La lista operatoria e' normalmente completamente sovvertita dai continui cesarei che arrivano spesso anche da fuori.
I casi di maternita' che ci arrivano dalle strutture missionarie periferiche (quelle governative sono infatti chiuse!) sono in genere i peggiori da gestire, vuoi perche' in un dispensario senza sala operatoria si tende a dilazionare al massimo il trasferimento nella speranza, spesso totalmente erronea, che la donna poi con il tempo partorira'; vuoi perche' a molte strutture rurali manca l'ambulanza ed il trasporto viene ritardato per motivi logistici, come il reperimento di un mezzo di trasporto o la ricerca dei soldi necessari a pagarlo.


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