Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 19 febbraio 2017

Tifo addominale

La febbre tifoide è generalmente considerata una malattia infettiva di carattere propriamente medico ed internistico.
Purtroppo spesso complica con dei quadri di addome acuto davvero molto brutti e difficilissimi da trattare.
In sala ti trovi davanti un intestino tenue bucherellato in varie parti: spesso opti per la sutura, perchè la resezione intestinale sarebbe troppo estesa.
Pensi di aver chiuso tutte le perforazioni, ma poi il paziente complica nuovamente in quarta o quinta giornata post-operatoria.
L’addome si rifà ligneo ed i signi peritonitici riappaiono: ti senti frustrato e non vorresti riaprire il paziente ma non hai alternative.
Nuova anestesia generale e tutti i rischi connessi con un grosso intervento addominale.
Pensi che le tue suture abbiano “mollato” e ti senti un fallito!
Invece ti rendi conto che si tratta di nuove perforazioni in altre parti dell’intestino.
Suturi nuovamente, ma hai l’impressione di avere tra le dita una parete intestinale così fragile che potrebbe strapparsi nel momento stesso in cui metti i tuoi punti.
E poi ci sono le aderenze che rendono l’intervento un vero incubo!

sabato 18 febbraio 2017

La medicina tradizionale

C’è un bambino con un fagiolo infilato in una narice.
Sempre mi chiedo perchè i bambini amano infilarsi delle cose nel naso e nelle orecchie.
In questo caso il fagiolo è molto su ed io non riesco ad arpionarlo con il solito strumento a cucchiaio che impieghiamo a questo scopo.
Dico alla nonna che è opportuno addormentare il bambino, intubarlo per proteggergli le vie aeree e poi spingere il fagiolo nello stomaco usando un sondino nasogastrico: può sembrare una missura eccessiva, ma senza intubare il bambino il rischio di spingere il legume in trachea è tutt’altro che remoto (onestamente mi è già successo in passato).
Lei però ha paura dell’anestesia e mi chiede di poter provare a modo suo: naturalmente non ho obiezioni anche se in cuor mio penso che certo non ce l’avrebbe mai fatta, visto che io, il dottore, avevo fallito.
Come molte vecchiette della zona, l’anziana signora sniffa tabacco che gelosamente tiene in una tabacchiera fatta di foglie secche di banana.
La vedo afferrare un paio di “prese” di tabacco ed infilarle nelle narici del bimbo, invitandolo caldamente a inspirare con forza.
Il poveretto obbedisce ed immediatamente accusa una tremenda crisi di sternuti a repetizione... forse più di venti.

venerdì 17 febbraio 2017

Ora, quand'è che morirò?

Una giovane ragazza collassa davanti ai miei occhi. La soccorriamo, la mettiamo sdraiata, ed iniziamo una flebo di soluzione fisiologica per riprendere la sua pressione che era scesa a livelli imprendibili. 
Mi dicono che ha avuto un aborto e che ha sanguinato tanto. Mi rendo conto che c’è bisogno urgente di sangue, ma in questo periodo proprio ne siamo in grave carenza. Io non posso aiutare la giovane che ha il sangue 0 positivo, in quanto il mio gruppo e’ A. 
C’e’ solo una ragazzina di 16 anni, sorella della malata che insiste per donare: io resisto per un po’ perche’ e’ illegale prelevare sangue al di sotto dei 18 anni. 
Poi vedendo le condizioni della donna peggiorare, decido di accettare e accompagno la volenterosa donatrice in laboratorio, dicendo ai nostri tecnici di fare una eccezione, vista la gravità del caso.
Intanto mi avvio in sala operatoria: da Mukothima infatti era arrivata una partoriente con distress fetale. Gli anestesisti oggi sono molto impegnati per vari interventi chirurgici, per cui ci dobbiamo aggiustare senza di loro: gli unici sul campo siamo io, Makena e Gatwiri. 

giovedì 16 febbraio 2017

Il nostro angolo visuale

Spesso qualcuno mi chiede di scrivere delle cose piu’ positive sul nostro servizio, quasi che in noi ci sia un interesse morboso per cio’ che e’ patologico o estremamente negativo.
In realta’ penso che il nostro raccontare storie tristi non sia una insistenza eccessiva su cio’ che non va, ne’ tantomeno una forzatura della realta’.
Piuttosto e’ l’angolo visuale da cui un medico missionario scruta la vita. E’ chiaro che un ospedale e’ un ottimo osservatorio, ma in se’ porta ad un modo di vedere un po’ particolare.
Chi e’ sano infatti, non viene da noi, e siccome a Chaaria si lavora piu’ di 12 ore al giorno, sara’ difficile per noi avere rapporti particolari con gente spensierata e senza problemi di salute. 
Noi spendiamo davvero tutta la nostra giornata con ammalati e feriti.
All’inizio anche io ho fatto lo sbaglio di pensare che nei dintorni di Chaaria fossero tutti troppo malati... oggi mi rendo conto che mi sbagliavo. Tantissima gente sta bene. 
Solo che io ho un incontro quotidiano sempre e solo con chi la salute l’ha perduta. Gli altri non li conosco neppure.
Lo stesso discorso si puo’ applicare al fattore economico: e’ evidente che anche qui c’e’ gente che puo’ permettersi un intervento cardiochirurgico o una dialisi per insufficienza renale...ma e’ altrettanto chiaro che chi e’ cosi’ stabile economicamente, cerchera’ un ospedale migliore di Chaaria dove a volte dobbiamo ancora mettere due pazienti per letto. 

mercoledì 15 febbraio 2017

Sempre difficile decidere!

Agnes ha una cicatrice da pregresso cesareo: era stata operata nel2015, ma il bambino era morto subito dopo essere venuto alla luce.
Ieri e’ venuta in ospedale perche’ aveva rotto le acque ed aveva sentito contrazioni la notte precedente. 
Al momento della visita (di domenica pomeriggio!) non aveva piu’ le doglie, che si erano bloccate quasi subito dopo aver perso il liquido amniotico.
Secondo la data dell’ultima mestruazione (che lei dice di ricordare perfettamente, ma di cui io mi fido sempre molto poco), Agnes sarebbe di 37 settimane, e quindi tecnicamente potrebbe partorire un feto maturo abbastanza da non avere problemi respiratori.
Ho fatto l’ecografia ed ho visto che il feto era in presentazione trasversa, cioe’ in una posizione che controindica in modo assoluto il parto naturale.
Ma la biometria fetale mi ha portato a indicare una eta’ gestazionale di 32 settimane. Di liquido amniotico ce ne era ancora un pochino, anche se chiaramente Agnes aveva un oligoidramnios.
Da questo momento sono iniziate le mie crisi mentali:
- Agnes ha gia’ perso un figlio. Che faccio? La cesarizzo immediatamente visto che la presentazione trasversa e’ una controindicazione al parto spontaneo? Pero’ il feto e’ piccolo; la maturazione polmonare non e’ assicurata. Chi mi dice che non sara’ un cesareo con esito in un secondo nato-morto?

martedì 14 febbraio 2017

La patologia tropicale

Ann è una gracile bambina di 13 anni. E’ arrivata oggi pomeriggio da molto lontano. Era accompagnata dai suoi genitori ed aveva tantissimo dolore di pancia. I suoi dicevano che non andava di corpo da quasi due settimane.
Sono venuti con una diretta dell’addome che indicava la presenza di livelli idro-aerei.
L’addome era dolente e di difficile palpazione in quanto la bimba saltava non appena la toccavi. L’ampolla rettale era vuota.
L’abbiamo visitata ed abbiamo deciso che fosse meglio non rischiare di far passare la notte alla bimba senza aprirle la pancia.
Quello che abbiamo trovato in sala per me è stato un quadro abbastanza consueto e patognomonico: il peritoneo parietale e l’intestino erano picchiettati di piccole formazioni dure e biancastre, su uno sfondo molto iperemico ed infiammatorio.
La bimba era febbrile ed anche le anse intestinali erano caldissime quando le prendevamo in mano.  Oltre alla picchiettatura miliare su tutti gli organi addominali, abbiamo anche notato che l’occlusione c’era davvero: il digiuno era infatti molto dilatato, mentre l’ileo era vuoto e di diametro assai inferiore. 
Era anche inglobato in tenaci aderenze che creavano matasse intestinali completamente occluse. Le aderenze non solo raggomitolavano le anse tra di loro, ma le appiccicavano saldamente alla parete posteriore, come se ci fosse una potente colla.

lunedì 13 febbraio 2017

Di giorno e di notte

In maternita’ vedo una donna in preda alle doglie, la quale non riesce purtroppo a partorire il feto che rimane testardamente inchiodato dentro il suo ventre.
Domando rapidamente di chi si trattasse, e Lucy mi dice che era una paziente appena arrivata, dopo aver tentato a lungo di partorire a casa. Non c’e’ tempo per altre domande. 
La pressione della donna e’ buona e lei, a parte il forte dolore dovuto a contrazioni continue, e’ in buone condizioni generali.
Lavoriamo alacremente, ed infine riusciamo a far uscire un maschietto abbastanza piccolino, il quale, per ragioni sconosciute, non voleva saperne di venire al mondo. 
A questo punto sento che il mio compito e’ finito e che mi posso dedicare ad altri problemi: infatti il corridoio e’ pieno come se fosse lunedi’ mattina... siamo proprio diventati un pronto soccorso a tutti gli effetti.
Ad aspettare c’e’ una frattura esposta di una tibia, ed un morso di serpente. Il tempo necessario per applicare una doccia gessata e per contrastare con il siero specifico il veleno del mamba, non supera i 45 minuti.
Ritorno in sala parto e mi rendo conto con disappunto che la placenta non e’ ancora uscita: cio’ costituisce e’ un grave problema perche’ questa situazione porta con se’ il rischio di emorragia post partum.
Bisogna agire in fretta perche’ la mamma sembra un po’ anemica.

domenica 12 febbraio 2017

La panga ed i suoi disastri

Stamattina abbiamo assistito una ragazza “machetata” dal fratello per una questione di eredita’: la panga e’ scesa violentemente sul suo braccio sinistro, ha tranciato arteria e nervo ulnare, muscoli e tendini, per poi fratturare l’ulna. 
E’ stato un lavoro lungo, subito dopo la messa domenicale: dapprima abbiamo fermato l’emorragia arteriosa, e poi, con pazienza certosina abbiamo cercato i tendini che nel frattempo si erano retratti parecchio in alto. 
Anche la frattura era piuttosto scomposta e con pazienza abbiamo tirato e ridotto, apponendo infine i due capi ossei l’uno sull’altro. Abbiamo ingessato la malcapitata, che comunque ora riesce a muovere tutte le dita.
Alle 17 di ieri pomeriggio poi abbiamo ricevuto un caso ancor piu’ mostruoso: ancora una volta si trattava di una donna, vittima di violenza domestica da parte del marito, ed ancora una volta si trattava di “panga”. 
La furia omicida del marito ha prima causato alla donna un taglio profondo sulla guancia sinistra ed un altro sull’avambraccio destro... quindi si e’ abbattuta con violenza inaudita sull’avambraccio sinistro. 
La panga e’ diventata tagliente e pesante come una grossa ascia ed ha completamente amputato la poveraccia, che e’ stata portata in ospedale sanguinante e con le ossa esposte... la mano non si sa neppure dove sia stata persa!
Oltre alle suture ed alle procedure di rianimazione, abbiamo dovuto programmare un’amputazione definitiva che ci permettesse di apporre lembi cutanei e muscolari sui monconi ossei... quando sono testimone di tali gesti di inimmaginabile violenza tra sposi, mi chiedo con costernazione dove sia andato quell’amore che si sono promessi un giorno sull’altare. 

Brutte storie!

Alina ha 15 anni, ed è stata ricoverata per una minaccia d'aborto, un aborto che qualcuno le ha provocato in un villaggio, inserendole in utero un ramo di cassava.
Abbiamo fatto l'eco ed abbiamo visto che il ramo non aveva perforato le membrane e che il feto di circa 16 settimane di età gestazionale era vivo.
Abbiamo deciso quindi di tentare la rimozione del corpo estraneo e di salvare la gravidanza.
Purtroppo però la nostra manovra ha causato perforazione del sacco e la perdita del liquido amniotico... ed a distanza di 24 ore un aborto incompleto che poi abbiamo trattato con revisione della cavità uterina.
E' una triste realtà dalle nostre parti.
Molte giovani che rimangono incinte e non vogliono farlo sapere ai genitori, si rivolgono a fattucchiere tradizionali, le quali (non certo gratuitamente!) inducono l'aborto nelle maniere più disparate: può essere un'overdose di clorochina; oppure un impacco di foglie di tè in vagina, ma più frequentemente è un ramo di cassava in cervice.

venerdì 10 febbraio 2017

I poveri

Jacob ha un grosso problema di deglutizione. Non riesce ad alimentarsi ed e' tremendamente emaciato. Sara' il solito carcinoma dell'esofago che sta decimando la nostra gente. 
Penso subito ad una gastroscopia ma lo guardo un attimo e mi chiedo se davvero se la puo' permettere. 
A Chaaria costa un quinto rispetto agli altri centri ma non riusciamo a fare tutto gratuitamente. 
Ha I piedi distrutti dalle pulci penetranti. 
Sui pantaloni stracciati camminano indisturbati alcuni pidocchi...chissa' in che condizioni vive a casa!
Dalla cartella clinica Jacob risulta piu' giovane di me, ma sembra mio nonno.
Hella mi chiede:"cosa facciamo? Certamente non puo' pagare ne' la gastro ne' tantomeno l'istologico".
"Ma e' proprio per I poveri come lui che Chaaria esiste. Certamente gli faremo tutto, compreso istologico e terapie del caso".

Fr Beppe

giovedì 9 febbraio 2017

La nostra vita donata

In questi giorni non ci sono piu' orari.
La notte si finisce tardissimo. Le ore di sonno sono davvero poche.
Ci si alza al mattino gia' stremati, vuoi per la stanchezza arretrata e vuoi per il tempo di riposo gravemente insufficiente.
Si corre dal mattino alla sera, cercando di dividerci tra ambulatorio, reparto, sala operatoria e maternita'.
Non c'e' neppure tempo per mangiare...il pranzo dura dieci minuti e poi si corre nuovamente in ospedale.
Sono sempre in ritardo per tutto: se finisco in ospedale all'una di notte, poi arrivo in ritardo per la preghiera del mattino. Ai pasti non riesco mai ad esserci con gli altri. 
La sala operatoria continua fino alle ventuno ed oltre e quindi perdo non solo la preghiera serale con I Fratelli, ma anche il tempo della cena insieme. 
Il giro serale si prolunga a dismisura perche' I nuovi pazienti sono sempre troppi e le complicazioni si accavallano. 
Non te ne accorgi ma e' sempre mezzanotte quando lasci l'ospedale...e questo da vari mesi, da quando sono iniziati gli scioperi che ci stanno massacrando.

mercoledì 8 febbraio 2017

Chaaria è...

Riguardare delle foto e pensare che una parte di me non è mai ripartita da chaaria..
Ripensare ai tutte le volte in cui mi chiamasti di notte e timidamente mi dicevi: Cristina sono Beppe.. eh ...c'è un cesareo..
Chiudere gli occhi e rivederti lavorare su tutto: spostare barelle, estrarre neonati, suturare ferite e dialogare in swahili come se intonassi una canzone..
Sentire ancora il profumo del mango, l'odore penetrante di quelle placente in maternità, il vociare all'ora delle visite e le canzoni notturne provenienti dalle donne in travaglio al buio..
Sentire ancora il sapore dei mandasi del caffè dopo aver fatto 3 cs!
Sentire la tusker baridi il giorno del tuo compleanno..
Riuscire a spingere il neonato verso l'alto affinché tu riuscissi ad afferrarlo verso la vita..
Accarezzare qualche bimbetto dopo aver fatto una anestesia che suscitava in me terrore e inadeguatezza..
Sentire l'affetto sincero da parte di Makena, Marcela, Evangeline, MamaSharon, Celine, Josephine, Millicent, Giuliana, (e ne avrò dimenticato altrettanti!)..

Chaaria è una droga

"È trascorsa solo una settimana dal mio rientro.. ma ho già nostalgia della mia Chaaria.. in molti mi hanno chiesto: mi spieghi il perché vuoi spendere le tue ferie a lavorare nel terzo mondo, in mezzo alle malattie e a chi soffre? 
È impossibile spiegare cosa sia per me Chaaria, è una seconda casa dove tutto passa in secondo piano, anche le necessità più semplici come mangiare e dormire.. chaaria è colori, profumi, odori, sapori, sguardi, differenze e uguaglianze, incomprensioni e intese, è confrontarsi ogni momento con i propri limiti, fisici comportamentali e mentali, è sentirsi importante e riconoscente nei confronti della vita, è sentirsi fortunata e a volte ingrata, è ricevere molto più di quanto si sia dato.
Chaaria è magia e paura, è l'essenza della vita e della sopravvivenza, Chaaria è una droga, ed io sono già in astinenza! 

Grazie Gaido Beppe e Giancarlo Chiesa per avermi regalato tutto questo, con la vostra accoglienza e affetto! 
Grazie a Laura Canu per avermi fatto da mamma e sorella, grazie a Marco Massi, Miriana Barberis, Marianna Manera, Bibi Avella, Serena Mussi, Biagio Celiento, Angelica Bellenghi, Claudio Ame e Beniamino per aver condiviso questi meravigliosi 20 giorni a Chaaria!
E grazie ai miei affetti più grandi per aver permesso che io vivessi tutto questo con tanta serenità!"

Cristina Aresu




martedì 7 febbraio 2017

Credenze popolari

Mi trovo davanti all’incubatrice osservando un neonato ustionato dalla testa ai piedi.
La mamma e’ vicina a me e piange: “Non vedi che non sta migliorando?
Ora ha anche una diarrea verdastra!”
“Lo so, ma e’ essenziale che il bimbo rimanga qui in ospedale, perche’ ha bisogno del calore umido della macchina, degli antibiotici e delle flebo”.
“No, voi medici non potete capire. Questo bimbo non guarira’ mai, se non andiamo dal traditional doctor a fargli asportare i falsi-denti”.
“Ti prego di non farlo... i denti falsi non esistono, e se vai da quei fattucchieri, ti obbligheranno a pagare un sacco di soldi, e faranno del male al tuo bimbo. 
Useranno dei chiodi caldi e faranno dei buchi nelle gengive a livello dei canini. Il tuo bambino soffrira’ inutilmente, e non guarira’ certo dalla ustione grazie a questa tortura. 

lunedì 6 febbraio 2017

Inimicizia atavica

Sento un urlo acuto che proviene dal corridoio davanti alla cappella.
E’ la voce di Rossella che sembra particolarmente agitata. Prima che io mi muova da tavola, la maggior parte dei Fratelli ha gia’ fatto capannello attorno alla volontaria che, con occhi pieni di terrore osserva nella direzione del cancello.
Poco distante scorgo un grosso serpentone nero, attorcigliato su se stesso e probabilmente assopito.
In Kenya c’e’ la credenza che, se uno si stringe l’avambraccio destro con la mano sinistra e si mette a distanza un po’ ravvicinata dal serpente, quest’ultimo non puo’ piu’ muoversi.
Personalmente ritengo che questa non sia altro che una delle tante superstizioni di cui ho sentito parlare non solo in Africa ma anche in Italia... ma non importa. Dico al mio confratello di continuare con quell’incantesimo mentre io vado a cercare una scopa.
Non so se si e’ trattato di magia o di casualita’, ma in effetti ho trovato il rettile nella stessa posizione quando sono tornato con la mia “arma letale”.
Per uccidere un serpente velenoso, con notevole velocita’ di movimento quale e’ il mamba nero che mi sta davanti, e’ oportuno prima di tutto cercare la posizione migliore. 

domenica 5 febbraio 2017

Il medico, la mamma ed il contadino

La vita del medico missionario a Chaaria è secondo me a volte simile a quella delle mamme e dei contadini.
Chaaria è un piccolo ospedale con enormi problemi economici.
Pagare gli stipendi è a volte molto oneroso per le nostre finanze, già tirate al massimo per coprire tutte le altre spese della gestione quotidiana.
Impossibile pensare di aumentare il personale medico, per esempio al fine di coprire i turni di guardia nella notte, od il lavoro ordinario dell'ospedale alla domenica.
Ed ecco allora che il medico missionario è quello che si sobbarca le guardie tutte le notti, che fa anche l'anestesista nelle ore notturne, e che lavora in reparto alla domenica quando gli altri medici stipendiati riposano.
A volte trovo questa situazione davvero pesante e mi lascio andare ad un po' di depressione, ma poi penso ad alcune cose semplici che mi riportano serenità.
Penso alle mamme che sono a disposizione 24 ore al giorno per i loro bambini piccoli; se vengono chiamate di notte non si lamentano, ma sono sempre a disposizione del loro piccoletto...lo fanno nei giorni feriali ed anche alla domenica. Non è possibile che una mamma risponda al figlio che la chiama di notte, con un "no, sono fuori servizio".
La mamma si alza sempre, e lo fa con amore e con gioia.
Lo stesso deve essere per il medico missionario, che è un po' la madre ed il motore trainante dell'attività clinica dell'ospedale.

sabato 4 febbraio 2017

Stanchezza infinita

Le giornate non finiscono mai. Si lavora come dei forsennati dal mattino presto alla sera tardi. 
Tutti I dipartimenti sono in crisi permanente in questo sciopero che ora dura da due mesi e pare non volersi concludere. 
Mi pare pero' che il reparto piu' in crisi sia ancora la maternita'. 
Due o tre pazienti per letto sono la norma, ma ora non basta piu' neppure fare questo: le mamme dormono e travagliano su materassi che stendiamo per terra nel corridoio del reparto e sui marciapiedi attorno alla costruzione. 
Sovente possiamo offrire loro solo una sedia per riposare. 
Soprattutto di notte, quando il personale e' ridotto, le infermiere non ce la fanno a star dietro al sovraccarico di lavoro. 
Arrivano al mattino morte di fatica e con la sensazione di non aver aiutato propriamente le pazienti perche' sono troppe e non si riesce a rispondere adeguatamente ai loro bisogni. 
I cesarei poi sono un incubo, di giorno e di notte. 
E' incoraggiante quando comunque riusciamo a salvare il bimbo, magari con una levataccia tremenda alle 2 di notte...e' estremamente frustrante quando arriviamo tardi ed il bambino non ce la fa.

Il Linfedema dell'arto superiore: terapia e management










venerdì 3 febbraio 2017

Che pena mi fanno le mamme

...quando devono far operare un loro figlioletto piccolino.
Può essere una derivazione per idrocefalo, o un’ernia congenita, oppure qualcosa di molto più serio come un’occlusione intestinale.
Per loro è lo stesso; non fanno molta differenza. Quello che sanno è che hanno bisogno di noi perchè il bimbo sta male, ma poi sono devastate dalla paura e dalla preoccupazione quando a loro chiediamo di lasciarci il loro bambino all’ingresso della sala.
Ovviamente le mamme non le lasciamo entrare, e, tra il momento cui cui riceviamo il piccolino e quello in cui lo facciamo dormire, passano dei minuti in cui il bimbo piange a sqarciagola, perchè vuole la mamma.
Noi chiediamo loro di tornare in reparto e di aspettare là, ma molte volte esse non riescono ad allontanarsi; ci guardano con occhi lucidi, pieni di un misto di disperazione e di speranza. 
Sono lì, disperate e insieme completamente abbandonate. Non tornano in camera e si siedono sul marciapiede antistante la sala: ci hanno consegnato il loro tesoro più prezioso, sanno che gli somministreremo dei farmaci per farlo dormire, che lo “taglieremo” e gli faremo male; sono certe che agIamo per il suo bene, ma il timore che qualcosa vada storto durante l’intervento, o che il piccolo non si svegli più dall’anestesia le tormenta per tutto il tempo in cui noi siamo dentro.

giovedì 2 febbraio 2017

Una crisi di coscienza

Mi reco a trovare un vecchio prete, forse il piu’ anziano che io conosca. Ho alcune domande da porgli, perche’ ho un nodo alla gola.
Mi hanno detto che corro il rischio di essere solo un BIANCO che lavora tanto, ma che non da’ alcuna testimonianza religiosa. 
Hanno insinuato in me il dubbio che il mio lavoro non venga percepito come missionario, e che alla fin della fiera io sia solo visto come un professionista a prezzi stracciati.
Il vecchio prete si accarezza la barba bianca e mi guarda a lungo senza rispondere. I suoi occhi sono sereni e la sua bocca accenna ad un piccolo sorriso.
Poi, ad un certo punto mi dice solo alcune parole, che pero’ mi calano nel cuore come un balsamo: “Non farti troppi problemi e non entrare in inutili paranoie: la tua testimonianza e’ percepita da tutti come spirituale e religiosa; anzi, forse il tuo e’ il modo piu’ diretto di testimoniare il Vangelo. 
Non predichi, non dai precetti, non comandi, ma spendi la tua vita dal mattino alla sera (e spesso per gran parte della notte) cercando di essere sempre disponibile a chi ha bisogno di guarigione e di sostegno anche psicologico.

mercoledì 1 febbraio 2017

Tanta gente ci apprezza

Quelli di oggi sono solo dei flash che comunque rappresentano momenti
di grande gioia per il mio cuore:

1) E’ sabato mattina e vedo arrivare un’ambulanza tutta impolverata.
Da essa scende un’infermiera la cui divisa e’ ormai rossa come la nostra terra. Le chiedo: “da dove vieni?”
Quasi a giustificarsi, la collega mi dice: “dal Tharaka District Hospital. Saremmo andati senza problema al Meru Level 5 Hospital per il cesareo, ma c’è lo sciopero, e voi siete sempre disponibili”.
Le ho quindi risposto: “non ti preoccupare! Siamo qui per questo!
Anzi, quello che mi dici riempie il nostro cuore di gioia”.

2) Amina Guyo e’ una vecchia signora di Marsabit approdata a Chaaria per un grave prolasso uterino. Non conosce una parola di kiswahili e quindi risulta estremamente difficile sia per me che per lo staff comunicare con lei.
La visitiamo indicandole le posizioni da assumere con i gesti, e poi decidiamo di operarla. Per il consenso informato dobbiamo aspettare l’orario di visita e comunichiamo con lei con la mediazione del figlio.
Amina non sceglie la sospensione od il cerchiaggio uterino: decisamente opta per l’isterectomia.
Fare la spinale e’ stato un altro momento difficile che ha messo a dura prova la pazienza di Jesse. L’intervento pero’ e’ andato molto bene, e siamo riusciti a fare una buona isterectomia totale con sospensione della vescica. 
Nel post-operatorio non ci sono stati problemi ed Amina e’ tornata a casa ieri, dopo aver tolto tutti i punti. 

martedì 31 gennaio 2017

Quando un piccolo particolare, può causare un disastro

Jerusha (nome d’arte) era stata ricoverata 3 settimane fa per una impressionante leucorrea dall’odore praticamente intollerabile.
Avevamo dovuto isolarla perche’ le altre pazienti non accettavano di stare nella stessa camera con lei.
Abbiamo raccolto un po’ di storia clinica, e la malata ci ha detto che la sintomatologia era iniziata spontaneamente, ed in modo graduale.
L’ecografia era suggestiva di malattia pelvica infiammatoria, ed abbiamo coperto la paziente con antibiotici. Abbiamo usato tutti i prodotti indicati in letteratura per la terapia della suddetta condizione… ma la malata globalmente non migliorava come ci saremmo aspettati.
Il cattivo odore si e’ in effetti ridotto, e questo ci ha dato per un momento la sensazione di essere sulla strada giusta.
Jerusha poi non aveva segni addominali di peritonite. L’intestino si muoveva bene e lei andava di corpo normalmente.
L’emocromo ha però cominciato a segnalare un aumento progressivo dei globuli bianchi, ed una anemia ingravescente. L’ emoglobina e’ scesa a 4 g/dl, cosa che ci ha indotto a trasfondere la paziente due volte.

lunedì 30 gennaio 2017

Il rapporto medico-paziente

Molte volte i farmaci a nostra disposizione non sono molto diversi da quelli che i pazienti trovano nel dispensario del loro villaggio. 
Se poi leggiamo i loro documenti precedenti, sovente ci rendiamo conto che hanno assunto piu’ o meno tutto cio’ che e’ disponibile sul mercato, ma non sono migliorati.
Quando invece vengono a Chaaria, dicono che i nostri farmaci sono efficaci e che con le nostre terapie stanno davvero meglio.
Perche’ questo?
Le ragioni possono essere varie, ma la principale penso vada ricercata nel fatto a Chaaria si sentono ascoltati senza fretta, e poi ricevono anche spiegazione dettagliata di quello che abbiamo trovato e delle ragioni per cui abbiamo compiuto una particolare scelta terapeutica.
Spesso i nostri clienti dicono che altri dottori si limitano a dare medicine, senza dedicare neppure un momento al dialogo, con il risultato che alla domanda: “che cosa ti ha detto il medico? Di che malattia ti ha parlato?”, la risposta e’ sovente: “Non mi ha detto niente”.
Credo poi moltissimo nel valore taumaturgico delle mani: a Chaaria i malati vengono visitati. A loro non neghiamo il contatto fisico: il dottore non e’ uno che ascolta una lista di sintomi e risponde con una lista di medicine. 

domenica 29 gennaio 2017

Notti difficili

Ormai è normale essere chiamati di notte. Questa settimana sono stato chiamato tutte le notti.
In genere sono già contento se l’ultima emergenza della giornata arriva prima delle 23 e la prima del giorno seguente si presenta verso le 5.30 del mattino.
Le ore più tragiche per le chiamate notturne rimangono quelle comprese tra le 2 e le 3: sono devastanti, perchè magari sei andato a letto a mezzanotte e poi, quando ci torni dopo l’emergenza, non c’è verso di ripendere sonno...e l’indomani si deve lavorare duramente.
Anche ieri sono stato chiamato di notte, anche se gli orari non sono stati così drammatici...il lungo carico di stanchezza comincia comunque a farsi sentire.
Abbiamo ricoverato un aborto incompleto con donna shockata ed anemicissima verso le 23: si è trattato di fare un raschiamento urgente e poi di andare in laboratorio per i gruppi e le prove crociate, al fine di poter trasfondere.
Poi alle 5.30 sono ricominciati i problemi...e la maternità è sempre il centro nevralgico.
A quell’ora abbastanza scomoda di domenica, sono stato chiamato per una donna con rottura d’utero e di vescica, causati da un travaglio complicato: l’intervento è stato lungo, complesso e ansiogeno, ma fortunatamente è finito bene.
Immediatamente dopo aver finito quest’operazione impegnativa è arrivata una paziente con presentazione trasversa ed in travaglio avanzato.
Anche lei doveva essere cesarizzata d’urgenza.
E così il tempo è passato ed è arrivata l’ora della messa.

Il video di Giulia De Leonardis..

Ringraziamo Giulia per la sua splendida testimonianza di volontariato a Chaaria...



sabato 28 gennaio 2017

Cronica carenza di sangue

In questo periodo la pediatria è pienissima, e molti bambini hanno forme gravissime di malaria che provocano anemizzazioni severe ed assai rapide. 
Non è infrequente ricoverare un bimbo con 1.8 grammi di emoglobina. E' chiaro che la trasfusione è la sua unica speranza di vita.
Anche la maternità è un altro settore dell'ospedale dove l'anemia è di casa: da una parte le nostre mammine sono già abbastanza anemiche di base; dall'altra la gravidanza stessa provoca un peggioramento della condizione; inoltre è risaputo che le donne gravide sono più suscettibili alla malaria che a sua volta causa splenomegalia ed anemizzazione.
Non è infrequente aver bisogno di sangue nel puerperio, soprattutto quando si verifica la temibile complicazione della emorragia post-partum. 
Sovente poi dobbiamo trasfondere dopo il cesareo, che abbiamo affrontato in emergenza con una emoglobina di partenza attorno ai 6 grammi. 
Ci sono poi i tanti casi di aborto e le non rare gravidanze extra-uterine: entrambe le situazioni sono delle emergenze ostetriche che in poche ore possono dissanguare una donna.
Pensiamo poi ai tanti interventi chirurgici che stiamo eseguendo: anche in questo caso si deve a volte trasfondere... magari dopo una prostatectomia e dopo una isterectomia.

venerdì 27 gennaio 2017

Gli sono saltati sulla pancia

Stamattina mi presentano un paziente molto grave con storia di trauma addominale.
Sono così sotto pressione in questo periodo che non faccio altre domande riguardanti la sua storia: nella mia testa si tratta di un incidente della strada o della caduta da un albero, come di solito succede in casi del genere.
Faccio un'eco urgente, praticamente all'ingresso in ospedale: vedo che c'è del liquido in addome.
Non perdo tempo ed eseguo una puntura esplorativa: devo sapere se si tratta di sangue!
Infatti è proprio così: sangue rosso scuro riempie la mia siringa.
Non bisogna perdere tempo.
Cambiamo la lista operatoria e corriamo in sala per questa nuova emergenza.
La mia ipotesi diagnostica è di rottura di milza.
L'intervento procede bene, e la diagnosi si rivela in effetti corretta: tanto sangue in cavità peritoneale ed una milza completamente spappolata dal trauma.
La splenectomia è ormai un intervento di routine a Chaaria e finiamo abbastanza in fretta.

giovedì 26 gennaio 2017

In Africa capita anche questo

In Italia l'età a cui si partorisce il primo figlio continua ad aumentare, e non sono rare le primipare quarantenni.
Qui la situazione è molto diversa.
Ieri ha partorito una ragazza di 14 anni, ed oggi l'ultimo cesareo della giornata (speriamo che sia l'ultimo!) è stato per una mamma diciassettenne.
Se questo è l'andamento medio delle gravidanze, non è quindi raro dalle nostre parti essere già nonna a quarant'anni o giù di lì. Che differenza abissale con l'Italia!
A questo riguardo, poco tempo fa a Chaaria è successo un fatto curioso: Jane, una donna che da poco aveva superato la quarantina, è stata ricoverata per travaglio lo stesso giorno in cui pure la sua figlia primogenita ha iniziato a sentire le doglie.
Per la mamma si trattava di un quinto parto; per la figlia invece del primo.
La progressione del travaglio è stata stranamente molto simile, tanto che, per le ultime ore, le due donne, mamma e figlia, sono state sdraiate una a fianco all'altra in due barelle della sala parto.

mercoledì 25 gennaio 2017

Glory

Avevo sei anni di eta’, e da alcuni mesi mi sentivo sempre piu’ affaticata. La mia pancia diventava ogni giorno piu’ prominente, quasi come se fossi incinta, anche se non mangiavo quasi nulla.
La mamma mi ha portata tante al dispensario ed hanno continuato a darmi delle medicine per la malaria. Io pero’ non miglioravo affatto.
Ho cominciato a sentire il cuore battere fortissimo e alla velocita’ di una locomotiva. Anche il mio respiro e’ divenuto via via piu’ affannoso, quasi come se non riuscissi ad inspirare abbastanza ossigeno.
Sono arrivata a Chaaria venerdi’ scorso, sulle spalle della mia mamma, perche’ non riuscivo a camminare: le mie gambe non hanno piu’ forza; sono diventate sottilissime ed i miei muscoli sono quasi del tutto scomparsi.
La mia mamma era stanchissima, anche se io non peso piu’ di 20 kg.
Hanno iniziato subito a farmi tanti esami che per il passato non avevo mai visto. Prima di tutto l’ecografia, che e’ una specie di televisore che vede dentro di te, anche senza bucarti la pancia: ho sentito che parlavano di milza molto ingrandita, fin sotto il livello dell’ombelico. Inoltre insistevano anche sull’epatomegalia, e mi pare di aver capito significhi che il mio fegato e’ tutto gonfio. Poi parlavano di ascite, ed ho capito che intendevano acqua nel mio addome. 

martedì 24 gennaio 2017

Stigmatizzazione

“Doctor, sono sieropositiva e sto prendendo la terapia antiretrovirale. Sto andando bene, e la mia salute tiene. 
Ora vengo a parlarti di mia figlia. Lo sai che e’ positiva anche lei, perche’ purtroppo ha contratto il virus alla nascita.
Per adesso non e’ ancora in ARV, ma sta assumendo il bactrim.
Il problema piu’ grosso e’ che da una settimana sta rifiutando la profilassi, e vuole sapere perche’ lei deve sempre trangugiare medicine, pur non essendo malata.
Purtroppo, la mia scelta di essere aperta sulla mia malattia e di partecipare persino a gruppi di sostegno per persone affette da HIV, sta involontariamente colpendo anche lei: la gente sa della mia condizione, ed a scuola gli altri bambini la prendono in giro e le gridano che anche lei ha l’AIDS.
La bimba viene a casa alla sera piangendo, e mi chiede se e’ vero che e’ malata di quella malattia terribile.
Nelle “drammatizzazioni” per bimbi nelle scuole, l’AIDS e’ purtroppo sempre descritto come un mostro che distrugge le famiglie e che colpisce le persone che non hanno una buona moralita’ a casa. 

lunedì 23 gennaio 2017

Le nostre sconfitte

Nuova chiamata notturna!
Il cicalino suona e mi dicono di correre, ma non chiamare altri perche’ non e’ un cesareo.
Do’ uno sguardo alla finestra e vedo l’orizzonte rosso fuoco: ne gioisco perche’ devono essere quasi le 6, l’ora in cui comunque mi sarei alzato per la preghiera.
Mi vesto in fretta e furia senza neppure lavarmi la faccia, e mi precipito in ospedale. D’istinto mi dirigo verso la sala parto, perche’ immagino che comunque la maternita’ sia nuovamente il punto nevralgico... ed infatti vedo Eunice tutta sudata che si affatica attorno alla testa di un neonato che non ne vuol sapere di “uscire”.
Metto i guanti e sostituisco l’infermiera in questa manovra difficile e colma di tensione: il bimbo ha la spalla superiore “inchiodata” dietro il pube della mamma.
Sono gia’ passati minuti preziosi.
Mi tremano le gambe e sudo come un cavallo, non perche’ faccia caldo, ma per la tensione estrema. Goccioloni mi calano negli occhi e me li fanno bruciarerabbiosamente, ma ho i guanti insanguinati e non mi posso asciugare... altri rivoli di sudorazione piovono da entrambi i miei gomiti.
Le gambe mi tremano e faccio fatica a stare in piedi.

domenica 22 gennaio 2017

Il mio compleanno.

Non posso trattenere le lacrime pensando alle tantissime manifestazioni di stima e affetto che ho ricevuto oggi, nella ricorrenza del mio cinquantacinquesimo compleanno.
Non sono riuscito a rispondere a tutte le email che ho ricevuto...erano davvero tante. 
Le ho però lette tutte ed ho gioito nel toccare con mano quanta gente mi vuole bene e mi sostiene, sia qui a Chaaria che in varie parti del mondo.
Ho ricevuto messaggi dall'Italia, dalla Polonia, dal Canada, della Repubblica Centrafricana, dalla Tanzania...e naturalmente tantissimi dal Kenya.
Sono commosso nel considerare questa grande effusione di affetto e stima.
Grazie di cuore!
Ho poi sentito tanta fraternità da parte di Fr Giancarlo e di tutti i confratelli e le consorelle: i Fratelli (e soprattutto Giancarlo!) hanno organizzato una cena stupenda che abbiamo condiviso con i volontari.
Abbiamo avuto pastasciutta al pesto preparata dai volontari, vino, birra e bibite, torta e dolcetti vari...troppo per me, oserei dire!
Quanti regali ho ricevuto oggi: dai Fratelli, dai volontari ed anche da alcuni ospiti della missione.

Happy Birthday!

Carissimo Fratel Beppe,
oggi è il tuo compleanno e vogliamo esprimerti sinceramente i nostri migliori auguri.

È un giorno in cui, con te, ringraziamo il Signore per il dono della vita, per il tuo incondizionato servizio ai poveri e per tutto quello che fai per ognuno di noi.

Non abbiamo nulla da ofrirti, se non i nostri auguri, il nostro grazie per quello che sei e le nostre preghiere secondo le tue intenzioni.
Quest’anno vogliamo regalare a te e a tutti i lettori del blog, alcune foto che abbiamo trovato nell’archivio. 

Sono dei tuoi primi anni in Chaaria e speriamo che rivedendole tu possa gioiere per tutti questi anni che il Signore ti ha donato qui con noi!
Un fortissimo abbraccio,

Chaaria Family

sabato 21 gennaio 2017

La siccità

A Chaaria non ce ne rendiamo conto moltissimo in quanto a dire la verita', siamo stati abbastanza fortunati e le precipitazioni sebbene al di sotto della media, hanno permesso di raccogliere qualche fagiolo, ed hanno dato qualche speranza per il granoturco. 

Basta pero' andare un po' oltre Nanyuki, verso Maralal, per rendersi conto di quanto grade sia il problema della siccita' in Kenya quest'anno: campi completamente secchi, assenza totale di pascolo, animali che muoiono di sete (sono gia' migliaia nel nord del Paese), persone ridotte alla fame e completamente dipendenti dagli aiuti umanitari del governo, lotta ai pochi pozzi per poter raccogliere una tanica d'acqua da portare a casa.
Il nord e' completamente secco e la fame e' una triste realta' per molti poveri cittadini, soprattutto delle tribu' nomadi e pastoralizie.
Ma la situazione e' grave anche in altre parti del Paese. 
Il Presidente ha gia' proibito l'esportazione di granoturco al fine di poter avere scorte sufficienti per le distribuzioni alimentari.
La siccita' di quest'anno era un fenomeno previsto dai metereologi, ma le sue dimensioni appaiono devastanti, soprattutto se pensiamo che le prossime piogge, se verranno e saranno sufficienti, le attendiamo in aprile. Nel nord non piove da piu' un anno.


venerdì 20 gennaio 2017

Ortopedia a Chaaria

Ormai la gente lo sa e viene a Chaaria da molto lontano per fratture anche assai complesse, oltre che per altri problemi ortopedici. 
Pian piano siamo diventati un vero e proprio centro di riferimento ortopedico per molte Contee del Kenya, e non solo per quella di Meru. 
Riceviamo pazienti dal Tharaka, da Isiolo, Marsabit, Laikipia, Nairobi. 
Sovente I pazienti approdano a noi dopo essere stati in ospedali privati dove non sono stati in grado di far fronte alle cifre richieste per l'operazione...e quindi non sono stati assistiti.
Esiste ormai un canale diretto di collaborazione tra l'ospedale generale di Meru e Chaaria. 
Il suddetto ospedale governativo, al momento ancora paralizzato dallo sciopero, trasferisce direttamente a noi I pazienti piu' poveri. 
Riceviamo in genere gente plurifratturata ma anche casi molto complessi come per esempio traumi cranici con emorragie subdurali.
Pure oggi abbiamo eseguito con successo una trapanazione cranica per enorme ematoma subdurale, causato da un incidente della strada.

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