Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 23 maggio 2017

Chaaria alla Maratona di New York

Vogliamo ringraziare di cuore Guglielmo che nel 2016, davanti ad un milione di spettatori, è stato uno dei 54.000 corridori che hanno partecipato alla maratona di New York.
Ha corso in una maglietta che sponsorizza il nostro blog, ed insieme ai suoi amici ci ha fatto pervenire una generosissima offerta.
Chaaria era quindi rappresentata anche alla maratona di New York.
Grazie di cuore Guglielmo.

fr Beppe






lunedì 22 maggio 2017

La morte

Veder morire una persona per cui ti sei impegnato tantissimo e’ sempre una sconfitta gravissima per un medico. 
Se poi questo malato era giovane e lascia dietro di se’ una piccola creatura orfana ed un consorte affranto, il senso di fallimento diventa doloroso e frammischiato a innumerevoli sensi di colpa: “ho fatto veramente tutto quello che potevo? Dove ho possibilmente sbagliato?”
A questo si aggiunge l’angoscia di dover affrontare i parenti: la paura di non saper far fronte alle loro emozioni; il timore che, in un momento di rabbia, ti accusino anche di cose che non hai fatto.
La profonda depressione che segue la morte di un malato affidato alle tue cure non e’ un segno di “delirio di onnipotenza”: lo sappiamo tutti che in medicina ci sono battaglie perse in partenza, ed altre che hanno alte percentuali di sconfitta. 
Ci rendiamo conto che ogni procedura da noi eseguita ha delle percentuali di mortalita’ che sono ormai conosciute in tutto il mondo e documentate in letteratura. 
Ma quando quel “per cento” riguarda te e la persona per la cui sopravvivenza stavi lottando, le cose cambiano. Il mondo sembra crollarti addosso. A volte fa capolino la tentazione di bloccarsi: “non faro’ mai piu’ quella cosa”. 

domenica 21 maggio 2017

La sterilizzazione a fuoco

In Kiswahili c'è un proverbio che dice: "shida juu ya shida".
Letteralmente significa che i problemi vengono sempre su altri problemi, o meglio che i problemi capitano per lo più quando ce ne sono già moltissimi altri.
Era appena arrivato il Dr Luciano Cara; i pazienti già ricoverati su appuntamento per il nostro specialista ortopedico erano più di 40; la lista operatoria era molto intensa sia per il sabato che per la domenica...ed ecco che ieri mattina, per un guasto, si è incendiata l'autoclave più grande nella sala di sterilizzazione.
Fortunatamente non ci sono stati danni alle persone e neppure alla struttura muraria della sala operatoria... che avrebbe potuto andare in fiamme.
Molto del materiale che era nella sterilizzatrice è stato purtroppo danneggiato in maniera irreparabile con un danno economico molto elevato...ma la cosa più drammatica è stata che l'autoclave è risultata completamente fuori uso.
Non sterilizzare in un momento così significherebbe vanificare la presenza di Luciano, Toto e di tutto il team!
E, secondo il succitato proverbio kiswahili, l'incidente è naturalmente capitato di sabato, quando i rappresentanti a Nairobi non sono in ufficio e sono irreperibili per le riparazioni. 

sabato 20 maggio 2017

Senza nome

Lo abbiamo accolto senza fare troppe domande.
Sappiamo solo che è un maschietto, che ha quattro giorni di vita e che la sua mamma è morta di parto in un altro ospedale.
Lo abbiamo accolto su richiesta del nostro parroco.
Sappiamo che ha un papà e che probabilmente potremo reinserirlo in famiglia, quando il genitore si sarà sistemato.
Provengono da un villaggio molto vicino a Chaaria.
Ora è comunque qui con noi, ad ingigantire il numero degli orfanelli ed il grande lavoro che danno alle signore che si prendono cura di loro.
Al momento ne abbiamo sette, e dobbiamo dire che seguirli è davvero impegnativo per il nostro staff.
Siamo comunque contenti di essere un pronto soccorso sociale anche in questo aspetto: non dire mai di no è una nostra costante tensione ideale...anche quando costa!
Auguriamo al piccolino di crescere forte e sano e di poter essere nuovamente accolto a casa il più presto possibile.

venerdì 19 maggio 2017

Screening per il carcinoma della cervice uterina

Il carcinoma delle cervice nelle giovani donne africane è estremamente frequente.
Purtroppo normalmente noi riceviamo pazienti in stadio così avanzato da impedire ogni soluzione chirurgica del problema.
A questo si aggiunga il problema che pochissimi tra i nostri pazienti hanno comunque possibilità economiche per affrontare chemio e radioterapia.
La diagnosi di carcinoma della cervice, che normalmente facciamo con biopsie, è sovente solo una documentazione che poi verrà usata dai pochi centri che offrono terapia palliativa.
Qualche volta riusciamo anche a fare un'isterectomia e ad ottenere dei margini chirurgici liberi da tumore, ma questi sono i pochi casi fortunati. Troppo spesso è già avanzato ed ha invaso le strutture circostanti, per cui la chirurgia diventa in effetti solo una riduzione di massa tumorale.
Sappiamo però che, se preso in stadi molto precoci, il carcinoma della cervice può essere completamente curato anche senza chemio e radioterapia.
Questo è il razionale di tutti i programmi di prevenzione che si fanno nei Paesi industrializzati.
In stadi precoci non è inoltre necessario rimuovere l'utero e si può pensare ad una conizzazione che poi non impedisce alla giovane donna di avere ancora figli, se li desidera.

giovedì 18 maggio 2017

Finita maratona oculistica

Anche questa volta è andata!
Il gruppo di Tenwek è ripartito oggi, riportandosi via microscopio e tutta l'apparecchiatura chirurgica.
Anche quest'anno sono stati fatti parecchi interventi chirurgici, e non solo di cataratta. Ci sono state anche enucleazioni di bulbi oculari dopo trauma.
Gli interventi sono andati tutti bene e nessuno è stato trattenuto per complicazioni.
Tutti gli operati avranno la visita di controllo il prossimo mese quando verrà Murithi, il nostro oculista.
Tutti sono stati operati il giorno stesso del loro arrivo e dimessi l'indomani mattina dopo la medicazione e la visita di controllo...nessuna attesa quindi, e permanenza in ospedale brevissima!
Il team oculistico si è anche dedicato allo screening della vista in modo assolutamente gratuito, e sono stati visitati centinaia di pazienti, incluse anche tutte le scuole del circondario.
Sono state offerte visite oculistiche per problemi non chirurgici: sono stati forniti occhiali e terapie a prezzi estremamente simbolici.
Questo grande sforzo oculistico è stato possibile solo grazie alla generosità dei nostri benefattori, perchè onestamente è un esercizio molto costoso: oltre al pagamento dell'oculista e di ogni intervento eseguito, abbiamo dovuto sostenere ingenti spese per l'onorario dell'extrastaff che è stato coinvolto, sia da Tenwek che da Chaaria.

mercoledì 17 maggio 2017

Grande successo a Meru

Su suggerimento del Dr Nyaga, questa sera alla riunione formativa per gli ECM a Meru, Chaaria ha presentato la sua esperienza ortopedica, soprattutto in riferimento alla terapia chirurgica delle fratture di ossa lunghe con la nuova tecnica dei chiodi intramidollari di Sign Fracture International.
I relatori sono stati tre: la dottoressa Makandi, il dr Nyaga ed il sottoscritto...insieme ci siamo presentati come il "Sign Orthopedic Team Chaaria".
La nostra relazione ha catturato l'attenzione di tutti ed è stata insieme una presentazione scientifica ed anche un richiamo al nostro dovere di servire i poveri che non hanno soldi per le terapie ortopediche.
Direi che è stata una esperienza entusiasmante: avevo preparato una presentazione power point molto pratica sia sulla tecnica in sè, e sia anche sullo scopo del progetto "Sign", che è quello di assicurare una terapia chirurgica effettiva, in tempi veloci, e soprattutto in modo gratuito per i pazienti bisognosi.
A detta di tutti i medici presenti la nostra esperienza a Chaaria ed il servizio continuativo in questo settore rappresentano una benedizione, soprattutto per tutti i pazienti che non possono pagare per l'acquisto dell'impianto, e che quindi languirebbero in un letto d'ospedale con una trazione o con un gesso.

martedì 16 maggio 2017

Non più uno scoglio insormontabile

Le tiroidectomie sono state la mia bestia nera per molti anni.
Ci ho messo davvero tanto ad imparare ed a sentirmi sicuro abbastanza da buttarmi da solo in questa delicata tecnica chirurgica.
Ora però la tiroide in genere non ci spaventa più come prima e la affrontiamo con grande timore reverenziale, ma senza panico.
Anche oggi ne abbiamo fatta una di discrete dimensioni in una giovane donna di Isiolo, ed è andato tutto bene.
La maggior parte dei nostri pazienti sono donne, anche se non mancano gozzi di tutto rispetto pure negli uomini.
Moltissimi sono inoltre i gozzi che provengono dal Nord del Kenya...diciamo da Isiolo, Marsabit, ecc.
Non so quale sia la ragione per cui al Nord ci sia tanto gozzo, per lo più eutiroideo.
E' bello ora poter dire di sì a questi pazienti che magari hanno viaggiato per tre giorni per farsi ricoverare ed essere operati.
Eccezionale è anche il tempo di recupero post-intervento.
I pazienti gironzolano per il reparto già l'indomani ed in genere vanno a casa in quarta giornata post-operatoria.
Ovviamente rimane una procedura molto ansiogena: prima di tutto è in anestesia generale, e questo di per sè già porta con sè i suoi rischi.

lunedì 15 maggio 2017

Partita "Operazione cataratta"

Oggi è stato un lunedì molto complesso, con tantissima gente ed un sacco di operazioni. Per altro è stato un lunedì iniziato all'una di notte con un cesareo, come capita ormai da una settimana.
Oggi allo stesso tempo è pure iniziato il "campo" per le operazioni di cataratta.
A parte la nostra nutrita lista operatoria di circa 12 interventi chirurgici in sala grande, gli oculisti di Tenwek sono riusciti ad operare 20 pazienti usando una stanzetta negli ambulatori di solito adibiti alle visite ante-natali.
Nel frattempo si sono dedicati pure allo screening gratuito della vista per i pazienti che lo desideravano ed hanno quindi visitato una ottantina di pazienti.
Le operazioni dovrebbero continuare anche domani e mercoledì.
Siamo molto contenti di poter offrire anche questo servizio alla nostra gente che non ci vede.
Dal numero delle operazioni eseguite, potremo poi fare un bilancio e chiarirci ogni quanto sarà opportuno organizzare il campo per la cataratta a Chaaria.

Fr Beppe


domenica 14 maggio 2017

Il Giubileo di Suor Anna

Questa sera abbiamo salutato sr Anna e le abbiamo augurato buon viaggio in Italia.
Partirà domattina e si fermerà in patria per un mese.
Durante questa pausa celebrerà, insieme ad alcune consorelle ancora in vita, la ricorrenza del cinquantesimo di professione religiosa.
Sono le nozze d’oro di Sr Anna con il suo Sposo celeste!
Come comunità e come singoli intendiamo esprimere a Sr Anna la nostra gioia e le nostre felicitazioni per un traguardo così importante da lei raggiunto: 50 anni di fedeltà al Signore ed ai poveri nella vita religiosa e nel servizio incondizionato!
Grazie di cuore, Sr Anna, per il grande esempio che sei per tutti noi: sempre sorridente e disponibile, super-lavoratrice da mattino a sera, aperta a tutti i servizi più umili in ospedale.
Certamente ci mancherai molto in questo mese; mancherai molto ai malati ed anche ai volontari che con te condividono il servizio di carità in reparto.

sabato 13 maggio 2017

Teleconsulto con l'Africa GHT

Ringraziamo il dr. Michelangelo Bartolo per l'interessante iniziativa...



Il funerale della mamma di Mururu

E' stato celebrato ieri, nel suo villaggio di Kaguma (a quattro chilometri da Chaaria).
La salma era nel nostro obitorio ed è stata prelevata dai familiari a fine mattina.
Mururu (che era qui in missione con noi) ha voluto andare al funerale nella macchina del nostro parroco, suo carissimo amico.
Fr Robert, Sr Joan, Sr Evanjeline ed un buon gruppo di "Buoni Figli" sono invece andati alle esequie con la nostra auto, per esprimere vicinanza e condoglianze a Mururu.
Il funerale è stato celebrato secondo il rito della Chiesa Pentecostale, a cui la mamma apparteneva. Non c'era molta gente, se non alcuni vicini del villaggio. E' stata una cerimonia lunga, come capita di solito da queste parti.
Dopo il funerale Mururu ha voluto rimanere a casa dalla sorella per alcuni giorni, e naturalmente non abbiamo avuto motivo di impedirglielo.
La sua mamma era vecchissima, forse vicina ai cent'anni.
Suo padre è morto da più di dieci anni.
D'altra parte, anche se a noi sembra sempre un bambino, Mururu è ormai abbastanza anziano lui stesso: dovrebbe avere circa 65 anni.
E' l'ultimogenito di una grande famiglia di 9 figli.
Molti dei suoi fratelli sono già morti, e la sorella che a volte lo prende a casa a Kaguma è più vecchia di lui.
Qualcuno dei lettori mi chiedeva che cosa ne sarà di Mururu adesso.

venerdì 12 maggio 2017

Notti convulse

Stanchissimo perchè la notte precedente era stata troppo corta a motivo di un cesareo alle 4.30, vorrei andare a letto un po’ più presto.
I reparti sembrano abbastanza tranquilli e sono le 22.15 quando spengo i generatori ed affido l’ospedale ai soli pannelli solari.
Sarebbe inutile chiamare l’Enel locale adesso. Ha piovuto e le strade sono molto difficili: sicuramente non verrebbero. Chiamerò domattina.
Spero di cuore di poter dormire un po’, perchè sono a pezzi, sia per la stanchezza che per i postumi della mia infezione intestinale che si trascinano pesantemente da giorni.
Provo a leggere un po’ usando la pila frontale che mi sono comprato proprio per serate come questa: ho tra le mani un bel giallone che di solito mi cattura e mi porta lontano dalla routine prima di addormentarmi, ma stasera il cervello è impastato e gli occhi si chiudono: non riesco neppure a finire una pagina.
Metto la zanzariera, spengo la torcia ed in pochi minuti sono tra le braccia di Morfeo.
Passano solo due ore quando suona il telefono.
Mi rigiro confuso; non riesco a capire dove sono, e mi ci vuole un attimo a mentalizzare che deve essere l’ospedale a chiamare.

giovedì 11 maggio 2017

Una brutta evoluzione

I casi di violenza sono stati sempre frequenti nel nostro ospedale.
Ci siamo dovuti prendere cura di innumerevoli e talvolta efferati attacchi con panga (o machete).
Spesso ci hanno tenuti in sala per ore ed ore, cercando di riparare quello che il violento aveva causato in pochi minuti.
Di tanto in tanto si riceveva anche un paziente con una freccia conficcata da qualche parte dell'organismo. 
Estrarre una freccia arrugginita non è mai stato un gioco da ragazzi, e poi spesso comunque il paziente moriva perchè la freccia era avvelenata.
Anche le coltellate non mancavano, pericolosissime soprattutto al torace ed all'addome...ma di armi da fuoco praticamente non ce n'erano nei nostri paraggi.
Da un po' di tempo a questa parte le cose sembrano però cambiare, e non per il meglio: sono sempre più frequenti infatti i ricoveri per esiti di lesioni da arma da fuoco.
Talvolta il paziente arriva già cadavere, e lo possiamo solo portare in obitorio.
Altre volte muore subito dopo l'estrazione della pallottola, come è successo a quel poveretto a cui il proiettile aveva trapassato la colonna ed il midollo spinale a livello cervicale.
le ferite da arma da fuoco capitano soprattutto con i pazienti provenienti dal Nord, ma anche a Chaaria e dintorni le pistole ci sono eccome.

mercoledì 10 maggio 2017

La vita è dura

Anche oggi a tutte le ore centinaia di mamme e papà hanno bussato alla porta dell'ospedale. Portavano i loro piccoli dopo ore e ore di cammino a piedi o in bicicletta. 
Per una coppia di genitori è stato troppo tardi. 
La malaria aveva già cantato vittoria sul corpicino indifeso della loro Dorcas. Oggi è giunta anche una giovane donna. Era stanca e sporca di terra. Stringeva al petto la sua bimba di pochi mesi ormai in coma per la malaria. 
Nel suo sguardo ho visto disperazione, paura e supplica fiduciosa di un miracolo. In pochi minuti sono riuscito a trovare la giugulare per la trasfusione di sangue. 
Ero convinto che dopo quell'intervento la piccola si sarebbe ripresa. 
Invece non ce l’ ha fatta e Florah è andata in paradiso dopo le prime gocce di sangue infuso. 
Il suo cuore era già scompensato e non ha saputo reagire, neppure quando il flusso vitale ha iniziato ad entrare nelle sue vene.
Ho avvertito un dolore infinito. Quella mamma ha abbracciato per l'ultima volta la figlia - gli occhi gonfi di dolore e il volto sconfitto. 

martedì 9 maggio 2017

E' morta la mamma di Mururu

Dire che i Buoni Figli hanno un sesto senso è dire poco!
Mururu da alcuni giorni continuava a ripetere che la sua mamma stava male e che la voleva vedere.
Per motivi organizzativi legati alla disponibilità dell'automobile, purtroppo, siamo però riusciti a portare a casa Mururu solo il giorno in cui la sua mamma è effettivamente deceduta.
Ora il suo corpo è qui nel nostro mortuario, e venerdì ci sarà il funerale nel villaggio di Kaguma, da cui Mururu proviene e dove ancora ha fratelli e sorelle.
Mururu è stato a casa due giorni con i suoi, ma ieri siamo andati a prenderlo.
E' abbastanza sereno, ma, nonostante la sua condizione mentale, è assolutamente cosciente del fatto che la sua mamma non c'è più. A volte piange e si dispera, a volte fortunatamente la sua mente cambia programma e riesce anche ad essere giocherellone come sempre.
Murururu sa che ora non ha più genitori: il papà è infatti mancato parecchi anni fa.
Nel suo piccolo mondo interiore, Mururu è molto triste, soprattutto perchè la mamma non c'è più, ma anche perchè avrebbe voluto essere a casa da lei l'ultima settimana della sua vita terrena, e non è stato possibile.

lunedì 8 maggio 2017

Ora almeno so dove sei!

Sono trascorsi dieci giorni tremendi, in cui non sapevo dov’eri: eri sospesa tra la vita e la morte, in un mondo solo tuo.
Non hai mai ripreso conoscenza e non hai mai dato segni di effettivo miglioramento.
Il tuo corpo sembrava forte, ma la tua mente non ha più voluto risvegliarsi.
Ci siamo presi cura di te con amore e con disperazione sempre tra loro mescolati in un groviglio che ci faceva star male tutte le volte che ci avvicinavamo al tuo letto.
Ti giravamo, ti lavavamo e siamo riusciti a non farti venire le piaghe da decubito.
C’era il grosso problema del sondino nasogastrico con cui ti nutrivamo: per quanto tempo avresti potuto tenerlo senza sviluppare nuove complicazioni? Sarebbe arrivato il giorno in cui ti avrei dovuto riportare in sala per una PEG?
Già pensavo all’ipotesi di averti qui in ospedale per mesi ed anni in questo tuo limbo senza ritorno...ormai le speranze in una tua ripresa si erano fatte sempre più fioche, man mano che passavano i giorni.
Speravo che tu sopravvivessi, ma comprendevo anche che sarebbe stato in uno stato vegetativo, di cui ero pronto a prendermi cura.
Poi tu hai risolto i nostri problemi, hai fatto il salto e sei passata nell’al di là.
E’ successo domenica mattina.
Ti vedo morta sul letto, pochi minuti prima della messa domenicale: immobile ma finalmente tranquilla.

domenica 7 maggio 2017

Quadretto africano

Sono le 23 e piove a dirotto
In ospedale ricevo una coppia con un bambino grave.
L’età apparente è di circa 5 anni, ed è praticamente in coma.
Dopo una breve visita e gli esami del caso, pongo diagnosi di malaria cerebrale e prescrivo il ricovero.
Decidiamo che è la mamma a stare con il bambino in ospedale e la mandiamo (come di routine) a farsi una doccia e ad indossare la divisa dell’ospedale.
Il papà rimane seduto in corridoio con il bambino in braccio, aspettando che la moglie esca dal bagno.
Procediamo alla parte burocratica per l’apertura della cartella e per il ricovero.
Josphine chiede al papà la domanda più ovvia: “Come si chiama il bambino?”
Nessuno si aspettava l’espressione smarrita di quell’uomo e la sua risposta:
“Questo qua? Onestamente non ne sono sicuro...aspetta che la mamma esca dai servizi, e chiedilo a lei!”
Josphine lo guarda con espressione indignata e l’uomo si difende: “Ho tanti figli! Come faccio a ricordarmi il nome di tutti?”
Quando la consorte riappare ancora gocciolante dopo la doccia, lei e Josphine si scambiano in kimeru alcune battute piene di ilarità.
La donna mi guarda e mi dice: “il bambino si chiama Mwenda...mio marito è così...non farci caso”.

sabato 6 maggio 2017

Le mamme non riposano mai

Le mamme sono persone eccezionali.
Lo penso da sempre, perche' devono essere continuamente a disposizione dei loro figli, di giorno e di notte, sette giorni alla settimana.
Spesso poi sono anche mamme lavoratrici che fanno un turno di lavoro sotto padrone e poi tornano a casa solo per continuare a sgobbare: cucinare, lavare, riordinare la casa, prendersi cura del marito e non solo dei figli.
Le contemplo spesso qui in reparto di pediatria, e le vedo perennemente impegnate con I loro figli malati: c'e' la flebo da sorvegliare, poi l'infermiera da chiamare se per caso si dimentica della terapia; quindi bisogna allattare, cambiare I pannolini e magari anche giocare con il piccolino quando sta meglio.
Alla sera dopo cena e' frequente passare dalla pediatria e vedere tutte le mamme sedute sul letto con il bimbo attaccato al seno ed intente a cantare in coro le loro preghiere di fine giornata. 
Non hanno bisogno di un prete che le guidi...cantano benissimo e fanno lunghe preghiere spontanee che sono in parte implorazione per la guarigione dei loro bambini ed in parte ringraziamento per I miglioramenti registrati. 
E' bello sentirle cantare. 
Non smettono neppure quando vai a visitare qualche piccolo paziente piu' grave, quasi che con la loro preghiera ti possano aiutare nel tuo lavoro terapeutico.
Anche di notte sovente non dormono. Puoi arrivare in pediatria per una emergenza a qualunque ora della notte e sempre trovi qualcuna di loro intenta a prendersi cura del proprio bambino. 

venerdì 5 maggio 2017

Le piogge, la semina...ed i fiori di cactus

Con un mese di ritardo sembra che a chaaria sia iniziata la stagione delle piogge.
In una società agricola come quella di Chaaria, tutti aspettano le piogge con ansia.
La stagione umida porta con sè la possibilità di raccolti e quindi fa svanire dall’orizzonte lo spettro della fame.
Quando la gente vede le prime precipitazioni e spera che esse continuino, il campo diventa la preoccupazione principale: bisogna dissodare, arare, seminare. Poi, dopo due settimane circa occorre diserbare (con la panga e piegando la schiena), per evitare che la gramigna si mangi tutto l’humus e non ci sia nutrimento a sufficienza per le pianticelle seminate di recente.
Anche chi è malato in genere, se può, posticipa l’ospedale e va a piantare le sementi nella propria shamba, a meno che la malattia sia del tutto urgente e non dilazionabile.
Il lavoro agricolo ha la precedenza su tutti i problemi di salute cronici e pianificabili: una carie dentaria può attendere, se non è più che dolorosa. Un intervento chirurgico programmato lo si posticipa, magari dopo il raccolto, quando in tasca c’è qualche soldo in più. Una gastrite può aspettare! Soltanto per le urgenze, gli incidenti o per la maternità l’ospedale ha la priorità sui lavori agricoli!

giovedì 4 maggio 2017

Essere malati a Chaaria

E' sempre un'esperienza un po' particolare perchè in genere il lavoro è così tanto e le responsabilità così pressanti che è impossibile pensare di fare come fanno i dipendenti, e cioè prendersi due giorni di mutua e riposare, oltre che prendersi le terapie.
Questa cosa vale sia per me che per fr Giancarlo.
E' normale per entrambi curarsi continuando a lavorare.
Qualcuno mi dice che si tratta di mania di onnipotenza, e che dovrei invece assolutamente staccare; altri mi dicono: "guarda che Dio è uno solo...e non sei tu".
Onestamente non mi sento Dio, quando decido di lavorare pur sentendomi malato.
E' ovvio che mi metterei a letto se non ce la facessi a stare in piedi; è normale che mi farei operare se ce ne fosse bisogno; sarebbe obbligatorio stare lontano dai malati se avessi una malattia contagiosa... ma è per me altrettanto lampante il fatto che, nei limiti del possibile, bisogna curarsi in piedi, essendo presenti e cercando di dare il massimo per gli altri, non perchè ci si sente indispensabili, ma perchè, umilmente ma consapevolmente, si ha la certezza di essere molto utili a questa macchina sempre più complessa che è Chaaria.
In questi giorni ho avuto una parassitosi intestinale da ameba e giardia; onestamente sono stato parecchio male, ma sono riuscito a stare in piedi, e, con la terapia medica, sono stato in grado persino di operare, di fare ecografie e gastroscopie, ed addirittura di sorridere alla gente, pur con i crampi addominali che mi devastavano.
Ora sto meglio; sorridere mi costa di meno che negli ultimi tre giorni.
Mi rimane più che altro quella sensazione bruttissima che in bocca ti lascia il metronidazolo, farmaco secondo me davvero tremendo anche se efficace.

mercoledì 3 maggio 2017

Shantel Kangai

E' una deliziosa bambina di un mese e sette giorni.
Ci è stata portata oggi, ed anche lei ora fa parte della piccola famigliola dei nostri orfanelli, che al momento sono sei.
La sua mamma era una ragazza di 16 anni che ha partorito a casa ed è morta di sepsi puerperale.
Shantel viene da Nchiru, sulla strada per Tuuru.
Il padre è sconosciuto: forse un ragazzo del villaggio, forse un compagno di scuola...chi lo sa?
Chissà se questo babbo ignoto ora si sente in colpa al pensiero che la ragazza da lui messa incinta è morta; chissà cosa prova a sapere che la sua figlioletta è in un orfanotrofio, non vedrà mai la mamma e non saprà mai chi è il padre!
Domande inutili e senza risposta!
Quello che sappiamo è che Shantel ha bisogno ora di una famiglia, quella famiglia che la vita le ha tristemente negato, e cercheremo con tutto il cuore di essere all'altezza di questo compito.

martedì 2 maggio 2017

Siccità

Stasera ha piovuto un po' a Chaaria, così come pure ieri notte.
Certamente finora la stagione delle piogge è stata estremamente scarsa e direi quasi del tutto assente anche da noi, ma di tanto in tanto abbiamo avuto un acquazzone che, se non ha riempito nuovamente le scorte idriche sotterranee da cui pompiamo l'acqua dell'ospedale, almeno comunque ha tenuto vive le sementi nei campi.
Onestamente temiamo che i nostri pozzi si possano seccare e che l'ospedale possa rimanere completamente senz'acqua, anche considerando che la prossima stagione delle piogge dovrebbe essere a novembre.
La situazione più tremenda è però quella del Nord del Kenya, dove non ha piovuto nulla in questa stagione delle piogge, e dove non piove da oltre due anni.
Il poco bestiame di quelle popolazioni dedite alla pastorizia sta morendo di sete, e la gente non ha praticamente nulla da mangiare.
Dalla foto si può facilmente arguire che il Nord del Kenya non è assolutamente coltivabile.
Da mesi ormai quelle popolazioni sopravvivono di aiuti alimentari da parte del governo.
Si parla di oltre 4 milioni di persone ridotte alla fame.

lunedì 1 maggio 2017

International labour day

Quando e’ festa, per noi e’ sempre peggio degli altri giorni.
Bisogna dare i dovuti riposi ai nostri collaboratori, e alla fin fine il lavoro e’ molto piu’ pesante che in un giorno feriale qualsiasi.
E’ successo anche oggi: la sala d’attesa era piena dalle ore 9.
La dottoressa Mbungu ed uno dei clinical officers sono a riposo, cosi’ come molti altri infermieri e membri dello staff. Ci rendiamo conto che oggi bisognerà correre.
Anche oggi la lista operatoria è lunghissima e con noi abbiamo la dottoressa Makandi per gli interventi ortopedici.
Lascio molti interventi a lei ed ai volontari, mentre io mi occupo della coda che oggi prevedo quasi infinita.
Pazienza: ci vuole solo calma e sangue freddo. Uno dopo l’altro finiremo anche tutti questi malati che hanno deciso di venire in giorno festivo, con la “chimera” che durante le “public holidays” ci sia meno gente.
Fortunatamente oggi non abbiamo avuto cesarei ad interrompere il flusso degli interventi, che sono finiti per le 18.30.

domenica 30 aprile 2017

La festa esterna di San Giuseppe Cottolengo a Chaaria

La giornata anche oggi è iniziata prestissimo con emergenze notturne in sala operatoria, seguite poi da alcune altre in prima mattina ed in serata.
Nonostante l'ospedale aperto, come si addice alla sua natura di pronto soccorso sempre disponibile ai bisogni della gente, siamo però riusciti a ritagliarci il tempo per la solenne celebrazione eucaristica con tutti i cristiani della parrocchia di Chaaria.
San Giuseppe Cottolengo infatti non è solo il nostro fondatore, ma anche il patrono della nostra parrocchia.
Oggi quindi è stata una grande festa non solo per la missione, ma per tutta la chiesa cattolica che è in Chaaria.
Come sempre la gente ha risposto al nostro invito con una partecipazione in massa.
Il coro ha reso la celebrazione davvero molto vivace, anche grazie a danze particolarmente curate e vigorose.
La Messa è stata celebrata dal nostro parroco, Father Ntoiti, e concelebrata da Don Giovanni Tortalla.
Dopo la celebrazione abbiamo offerto a tutti una bibita ed un po' di biscotti: non sarebbe stato possibile organizzare il pranzo per oltre 1000 persone!
La gente ha comunque apprezzato il piccolo rinfresco che abbiamo offerto.

sabato 29 aprile 2017

La festa del nostro Santo

Pur in una giornata tremenda di lavoro, iniziata nel cuore della notte con due cesarei, oggi ho pensato molto al nostro Padre Fondatore, al suo esempio ed ai suoi insegnamenti che sempre mi affascinano e mi toccano nel profondo.
Condivido con i lettori alcune suggestioni, che possono anche sembrare anacronistiche, ma che a mio giudizio conservano tutta la loro attualita’ e la loro forza trainante.
Il primo elemento riguarda la tesi del nostro Santo sul fatto che i poveri sono i nostri padroni. Qualcuno ha interpretato questa frase dicendo che il Cottolengo intendeva dire semplicemente che dobbiamo trattarli come se fossero i nostri padroni. Altri invece sostengono che il Fondatore volesse esprimere il concetto nella sua verita’: i poveri sono realmente i nostri padroni... con la conseguenza che noi siamo soltanto dei servi.
Onestamente io sposo la seconda interpretazione, e credo che il Cottolengo mi voglia dire che tutto quello che faccio, deve essere sempre per i poveri, che sono la ragion d’essere della nostra vita.
Studio e mi tengo aggiornato per loro. Lavoro giorno e notte per loro.

venerdì 28 aprile 2017

Dove sei?

Sei arrivata a Chaaria dopo ore ed ore di travaglio in una struttura molto lontana da qui.
Il trasporto in ambulanza certo non avrà giovato alle tue condizioni di salute.
Ti abbiamo accolta e portata subito in sala per il cesareo: il battito cardiaco fetale era pessimo e non si poteva aspettare!
Il bambino era infatti in pessime condizioni alla nascita, ma si è pian piano ripreso.
Tu invece, inaspettatamente hai smesso di respirare durante quest’operazione che facciamo migliaia di volte qui a Chaaria, di giorno e di notte.
Ci siamo attivati subito per la rianimazione: intubazione, ossigeno, ambu.
Anche il tuo cuore si è fermato, ma ci siamo piombati su di te, abbiamo massaggiato e poi defibrillato. Il cuore è ripartito e così pure la tua respirazione spontanea.
Però non ti sei più svegliata.
Sono ormai tre giorni da quando è successo: dapprima il tuo respiro era tremendo, come se fossi in edema polmonare. Non potevi stare senza ossigeno.
Poi pian piano il respiro di è regolarizzato e ti sei calmata: la tua calma era una iniezioni di speranza in tutti noi.
Hai iniziato anche a rispondere a stimoli dolorosi, e ci hai fatto sognare che stessi per svegliarti.

giovedì 27 aprile 2017

Joy

Oggi è venuta a farmi vedere la pagella: davvero impressionante.

Joy si sta impegnando a fondo in questo suo primo anno alle superiori ed ha voti bellissimi.
Le avevo detto di essere seria e di non sprecare i soldi e la fiducia dei donatori che la stanno aiutando a studiare, e sembra proprio che lei ce la metta tutta.
L'unico voto un po' più basso dell'ottimo è chimica, ma anche qui mi ha promesso di migliorare.
Joy è la prima orfana che abbiamo accolto a Chaaria nel 2001, ed è stata la figlia prediletta di Sr Oliva.
In questo senso è un capostipite per Chaaria, una pietra migliare, ed una persona a cui siamo particolarmente affezionati.
Dopo lo svezzamento l'avevamo reinserita a casa con il papà, povero ed epilettico, dopo che era riuscito a risposarsi.
Sono sempre stati una famiglia con grossi problemi economici, ma noi abbiamo continuamente tenuto uno sguardo su di loro.
Joy può ora frequentare le scuole superiori grazie alla generosità dell'Associazione Matumaini di Milazzo, ed a loro va il mio sentito ringraziamento.


martedì 25 aprile 2017

Come sarebbe bello...

Nella conferenza di Nanyuki ho sentito molto spesso parlare di "medical fraternity". Si parlava della nostra professione come di una grande famiglia.
Mi sento spesso molto confuso, quando ascolto questa frase, perchè, almeno nella mia situazione di vita qui a Chaaria, mi pare davvero irrealistica, utopica, e sovente anche non veritiera.
E' vero che non posso generalizzare e che ho persone che davvero mi vogliono bene anche nel mondo medico della nazione in cui vivo (tra tutti cito solo il Dr Nyaga e la Dottoressa Makandi, ma so che ce ne sono molti altri).
Purtroppo però, nei rapporti quotidiani, spesso prevalgono l'ostilità, l'invidia e la competizione: mi vien da pensare che più che di "fraternity", dovremmo parlare di "competition"...si compete per la fama di chi è il migliore, e soprattutto si compete per guadagnare più soldi.
Il nostro fondatore, San Giuseppe Cottolengo, diceva che dobbiamo temere quando tutti parlano bene di noi, perchè questo sarebbe un segno che il Signore non è contento di noi. Quando invece molti parlano male di noi, allora questo significa che siamo sulla strada giusta.

lunedì 24 aprile 2017

La Piccola Casa in festa





Era otite

Ivonne ha pochi mesi ed è arrivata in condizioni estreme dovute ad una malattia febbrile molto severa.
Era stata ricoverata in un dispensario rurale ed era stata sotto chinino endovena per vari giorni senza mai migliorare.
La febbre superava i 40°C, e questo portava a frequenti convulsioni febbrili. La mamma era venuta a Chaaria perchè disperata, in quanto non vedeva alcun miglioramento della sua bambina, sempre più prostrata e grave.
Alla prima visita, quello che mi ha colpito fortemente è il fatto che Ivonne, nonostante il febbrone che durava da giorni, non fosse in coma: "se fosse malaria, a quest'ora ci saremmo dovuti aspettare un interessamento cerebrale!"
Lo stato di coscienza e l'assenza di rigidità nucale mi portavano in qualche modo ad escludere anche la possibilità di meningite; nonostante tutto, abbiamo fatto una puntura lombare, e, come prevedibile, abbiamo ricevuto un esito negativo.
L'auscultazione del torace pareva abbastanza indifferente e non mi ricordava certo una polmonite, ragion per cui ho deciso di risparmiare alla povera Doreen i disagi di un trasporto a Meru per la lastra.

domenica 23 aprile 2017

I lavori continuano

Oggi condivido con i lettori 2 foto della nuova struttura che la generosità dell'Associazione Volontari Missioni Cottolengo ci sta donando.
I lavori continuano molto celermente, ed in queste ultime settimane i muratori stanno facendo le solette di cemento sia al piano terra che al primo piano.
Stiamo anche facendo la gettata di cemento per quella che sarà la veranda attorno alla nuova costruzione.
Sta venendo fuori una struttura maestosa, la prima a due piani nel nostro ospedale.
La credevamo anche troppo massiccia e forse anche un pugno nell'occhio... nella continua ricerca di ottimizzare gli spazi a nostra disposizione; ma alla fine sta diventando anche molto bella ed ariosa.
Certamente i tempi per la conclusione non saranno molto brevi in quanto sono gli interni a dare la maggior del lavoro: impianto elettrico, acqua, pavimentazione e verniciature dei muri.
Nonostante questo, ci sentiamo ora in dirittura di arrivo e non possiamo che ringraziare di vero cuore i nostri benefattori che generosamente ci hanno permesso di portare a termine questo progetto in sè ambizioso ed altamente necessario per l'ospedale.
Con esso daremo infatti adeguata collocazione ai servizi per HIV e tubercolosi, ed insieme avremo un nuovo, spazioso ed attrezzato laboratorio analisi centralizzato per l'ospedale.

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