Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 4 dicembre 2016

Emergenza domenicale in sala parto

“Sono Carol. Ho una mamma in second stadio di travaglio dalle sei di stamattina. Sono due ore che è così, ma non ha più forza di spingere.
Ha una cicatrice da pregresso cesareo e non posso quindi mettere l’ossitocina”
“Sto scendendo. Due minuti e sono in maternità...ma tu pensi che sia un cesareo o no?”
“E’ esausta, ma la testa è bassissima. Magari possiamo farla partorire”
“Ok. Prepara tutto e ci proviamo”
Manca la luce da ieri mattina e la prima cosa che devo fare è accendere il generatore, perchè la luce dei pannelli solari si è esaurita.
Tentiamo con la ventosa ostetrica, in quanto la testa del piccolo è davvero al piano del perineo.
Non amo molto la ventosa...forse non sono capace ad usarla correttamente.
Anche questa volta infatti si stacca per ben due volte dal cuoio cappelluto del nascituro.
“Prendi il forcipe. Mi sento molto più tranquillo con questo strumento”.
Lo inserisco infatti senza problemi; tiro dolcemente e faccio praticare una buona episiotomia.
Con il forcipe il bambino nasce in meno di un minuto.

sabato 3 dicembre 2016

Il gigante assopito

Ogni sera alle 23, al termine delle lunghe giornate di Chaaria, passo in sala operatoria per spegnere le luci ed assicurarmi che tutto sia in ordine: macchinari spenti, monitor sotto carica, porte e finestre sprangate per tener fuori le mosche, frigorifero per anestetici chiuso: quante volte lo trovo spalancato!
La ricognizione in sala e' parte delle mie routine serali, dopo l'ultimo giro visita dei pazienti, cosi' come e' routine andare a spegnere I generatori ed attivare I pannelli solari.
Quando entro in sala alle 23 e spengo tutto, mi trovo in una atmosfera un po' surreale. Sono completamente solo. Ci vedo a sufficienza perche' dalla grande vetrata smerigliata entrano le luci della maternita'.
Mi circonda un assoluto silenzio:tace il monitor, gli aspiratori sono spenti, anche la radio non canta piu'.
Allora la sala mi pare come un gigante buono, che ci ha aiutato tanto per un numero lunghissimo di ore, ed adesso si prepara ad un po' di meritato riposo...se le emergenze lo consentiranno.
Nel silenzio e nella penombra di questa ultima ora, sovente rivivo le angosce e le vittorie che si sono susseguite a ritmo incalzante proprio in quella grande stanza quadrata.

venerdì 2 dicembre 2016

I bimbi di Chaaria

Baraka ci ha lasciato ed è felicemente ritornato a Malindi dopo una notte intera di viaggio in pulman. Le sue ferite vanno bene anche se l'innesto cutaneo non ha tenuto molto bene e guarirà di seconda intenzione.
L'intervento è stato comunque un enorme successo: abbiamo sistemato gomito e polso. A maggio lo riopereremo per ridargli l'uso delle dita e per correggere il problema dell'occhio ustionato.
Ma la pediatria pullula in questo momento di bambini con vari problemi di salute, i quali, appena stanno un po' meglio, ci rallegrano con la loro vivacità e la loro innocenza.
Sono tantissimi i bambini con problematiche chirurgiche ed ortopediche: la maggior parte di loro è stata operata da Luciano...alcuni da me o dalla dottoressa Makandi, vuoi per fratture, vuoi per malformazioni osse e tendinee congenite, vuoi anche per contratture ed altri esiti di ustione.
Subito dopo l'intervento, quando il gesso ha immobilizzato la parte lesa ed ha eliminato il dolore, questi bimbi ritornano normali...ritornano bimbi come tutti gli altri: scoppiano di vita, di voglia di giocare, di tenerezza, di simpatia.
Ci sono momenti in cui questi bimbi già operati creano un ambiente in pediatria che sa più di asilo infantile che non di ospedale: schiamazzano, si inseguono giocando a guardia e ladri, spingono alla velocità della luce i loro amici costretti in carrozzina dall'intervento. Allora i guanti di lattice, gongiati a dovere dai volontari, si trasformano in palloncini dalle forme più bizzarre...una faccia, la testa di un gallo, eccetera.

giovedì 1 dicembre 2016

Finalmente al tetto

Pericoloso e lungo è stato il lavoro di posa delle capriate del tetto al secondo piano della nuova costruzione.
I muratori hanno sempre lavorato senza la benchè minima misura di sicurezza.
Li vedi camminare come equilibristi sui cornicioni ad altezze da vertigine. Stranamente appaiono tranquilli ed a loro agio, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Li guardi con sgomento mentre, in bilico sul vuoto, armeggiano con carrucole e corde per issare i pesanti tralicci di ferro che sosterranno le lamiere ondulate.
Credo che in pochi giorni il tetto sarà ultimato completamente. esprimiamo un grazie infinito all'Associazione Volontari Missioni Cottolengo di Torino che fedelmente e con estrema efficienza ci ha procurato in fondi per continuare i lavori e per ultimare il nuovo laboratorio analisi in tempi davvero molto brevi.
Grazie di cuore a tutti i benefattori.
Preghiamo per tutti coloro che ci aiutano con le loro offerte.

Fr Beppe



mercoledì 30 novembre 2016

La Shamba

Sia benedetta la shamba, il lavoro nei campi: fondamentale, unico, vitale. E parte integrante della testimonianza della nostra missione.
La gente mangia quello che riesce a coltivare nel proprio piccolo campo. Senza un pezzo di terra è quasi impossibile sopravvivere, per questo è considerato il bene primario. Anche noi abbiamo il nostro orticello. 
Ci fa sentire più vicini alle persone: capiscono che siamo uguali, che viviamo come loro. Anche noi dobbiamo lavorare per avere un po' di granoturco nei granai e sperare in una buona stagione delle piogge, per non perdere tutto quello che abbiamo seminato. 
C’è anche uno scambio proficuo con gli abitanti del posto: noi gli diamo consigli su come incrementare la resa e far sì che gli animali producano di più, loro ci insegnano come funziona questa terra. Che è la loro terra. Sacra.
Mi piace questa cosa: noi e loro, come una grande famiglia. Diversi ma uguali, uniti dallo stesso destino. Perché se non piove i problemi ci sono per tutti.
Oggi, grazie a Dio, piove a dirotto. Una vera benedizione. L'ospedale in questo momento è meno affollato del solito. Le strade sono diventate impraticabili, e poi durante la stagione della semina i nostri poveri pensano più a zappare che a curarsi.
La sala operatoria e la maternità ci hanno comunque tenuti impegnati da mane a sera.

Fr Beppe


martedì 29 novembre 2016

Attraversiamo acque un po’ turbolente

Possiamo certamente dire che l’anno 2016 si chiude in salita.
Siamo in emergenza ormai da molti mesi ed a volte sentiamo qualche segno di cedimento fisico, soprattutto perchè non ne vediamo la fine...onestamente però il morale è altissimo e ci sentiamo motivati e galvanizzati a continuare nel nostro servizio.
Dapprima è venuto lo sciopero degli infermieri che per tre settimane ci ha davvero massacrati e ci ha obbligati a tour de force incredibili di giorno e di notte. Sono stati giorni senza tregua, con poco sonno e tanta, tanta fatica.
Il caso ha voluto poi che lo sciopero finisse proprio in concomitanza con l’arrivo del Dr Cara...e meno male che è finito prima!!! Se fosse continuato quando Luciano era qui, non avremmo proprio saputo dove mettere i ricoverati, oltre che probabilmente saremmo letteralmente morti di sfinimento.
Ma l’arrivo di Luciano, pur senza sciopero, è stato di per sè un nuovo uragano, con liste operatorie al limite dell’umanamente sopportabile, con orari di lavoro estenuanti (levatacce e sala operatoria dalle 6.30 del mattino, e sedute che si procrastinavano fino alle 22 ed oltre).
Siamo sopravvissuti alla bufera-Luciano, solo per iniziare immediatamente la maratona chirurgica con Pietro: gli orari con Pietro non sono cambiati molto rispetto a quelli che facevamo con gli ortopedici di Cagliari.
Anche con lui le sedute operatorie sono lunghissime, estremamente impegnative e stressanti. Anche con Pietro, come con Luciano, abbiamo sempre dovuto operare il sabato e la domenica, per riuscire a non accumulare troppo i pazienti in attesa di intervento.

lunedì 28 novembre 2016

Tre feste in meno di dieci giorni

E' un momento molto particolare per i nostri Buoni Figli.
Negli ultimi dieci giorni hanno avuto ben tre festicciole organizzate da gruppi diversi di volontari.
Tre momenti di svago; tre occasioni in cui si sono sentiti importanti ed al centro dell'attenzione; tre occasioni purtroppo per incrementare un po' i livelli della colesterolemia, ma anche per essere contenti insieme.
Oggi la festa è stata preparata da Dolores e da suo marito Mariano, che sono a Chaaria in visita per tre giorni.
Dolores è un'ottima cuoca ed oggi ha preparato prelibate pizzette, biscotti buonissimi e stupende crostate.
E' stata una festa preparata con fatica: Dolores è stata affaccendata sui fornelli dalle 7 di questa mattina, ma l'esito è stato davvero piacevole, e, direi, un vero successo..
Alla festa erano presenti anche tutti i volontari, oltre che i dipendenti, le suore ed i fratelli di Chaaria.
Tra un intervento e l'altro sono riuscito a partecipare pure io.
I Buoni Figli vogliono molto bene a Dolores, ed è un vero peccato che questa volta si possa fermare così poco.
Certamente a loro mancherà molto, già domani.
Dalle foto potete vedere che anche John è completamente ristabilito, dopo l'intervento ortopedico eseguito da Luciano.

domenica 27 novembre 2016

An ultrasound that has saved a life

Lydia had been admitted for 2 days in another private hospital because of weakness of the body and feeling to faint.
The other facility attributed the symptoms to malaria and they prescribed for her oral malarial treatment. The patient was also found to be anemic, and the condition was related to the hemolysis caused by malaria. Therefore she was also prescribed hematinics and she was discharged with the indication of doing an abdominal ultrasound as outpatient and of taking back the report to that hospital later.
In the discharge paper there was no reason given for the prescribed sonography and the only diagnosis written was “anaemia secondary to malaria”.
The patient was referred to a private doctor for the ultrasound and she was verbally told not to come to Chaaria for the same, “because our ultrasounds are substandard”.
I felt very bad when the patient told me like that because it was not the first time and I find very unprofessional when a colleague is sending such unjust and fake messages about our hospital: I have been doing ultrasounds for the last 20 years!

sabato 26 novembre 2016

Arrivato il pacco tanto sospirato...

E' stata una gioia grande oggi quando abbiamo ricevuto, tramite UPS, lo scatolone contenente il secondo invio di chiodi endomidollari gratuiti dagli amici della Sign Fracture Care International.

Da quando il progetto è iniziato pochi mesi fa abbiamo già operato 35 pazienti: per lo più erano brutte fratture di femore o tibia, ma recentemente anche fratture di omero.
Il nostro timore era di dover interrompere questo prezioso servizio alla popolazione a motivo del fatto che i chiodi a nostra disposizione si stavano esaurendo.
Oggi però abbiamo ricevuto la sospirata boccata di ossigeno. I chiodi e le viti da noi usati sono stati completamente sostituiti, nelle dimensioni più frequentemente usate.
L'associazione americana è serissima e richiede da noi altrettanta serietà.
Non dobbiamo assolutamente far pagare nulla al paziente per l'impianto ricevuto, dobbiamo scegliere pazienti poveri che non si possano permettere l'intervento altrove, e soprattutto dobbiamo documentare adeguatamente ogni operazione che facciamo.
Sono richiesti per ogni paziente: la lastra prima e dopo l'intervento, una nuova lastra a sei settimane dall'operazione, ed una foto del paziente che dimostri che, dopo l'intervento, è in grado di usare l'arto fratturato (la foto è richiesta sei settimane dopo l'operazione).
Per ogni paziente operato dobbiamo documentare su un database online le dimensioni del chiodo inserito, il numero e le dimensioni delle viti usate, oltre ad una adeguata descrizione dell'operazione e delle condizioni del paziente.


venerdì 25 novembre 2016

Amina

E' abbastanza raro vedere una giovane donna di origini somale vivere nei nostri villaggi.
Ancor più raro è che una donna musulmana viva da sola in una famiglia completamente cristiana...questa però era la situazione di Amina.
Non ho capito bene quali fossero le modalità di parentela, ma certamente la sua famiglia, di etnia chiaramente Meru, le voleva un bene dell'anima.
L'ho incontrata per la prima volta a motivo di una colonscopia.
Essendo una donna che ancora non aveva raggiunto i trent'anni, non mi aspettavo quello che poi ho trovato: una forma gravissima di carcinoma del retto che le provocava continui sanguinamenti e che la anemizzava pesantemente.
L'abbiamo ricoverata nella speranza di poter fare qualcosa per lei chirurgicamente, anche se la situazione pareva alquanto avanzata sin dal primo momento.
Visitandola, mi sono reso conto che il tumore, dal retto, aveva già invaso anche i genitali...bruttissima cosa già in sè.
L'ecografia poi è stata spietata: metastasi peritoneali ovunque e fegato picchiettato di lesioni secondarie.
Amina aveva molto male ed ha rapidamente sviluppato incontinenza urinaria e fecale.
Naturalmente non è stato possibile operarla.
Avrei voluto convincere la famiglia a tentare una radio e chemioterapia a Nairobi, ma non ce ne sarebbe stato comunque il tempo.
Amina è infatti peggiorata a vista d'occhio; è diventata confusa ed agitata.

giovedì 24 novembre 2016

I care

“Non sono un genio, e non so bene che tipo di aiuto io possa dare a Chaaria!”.
“Qui non abbiamo bisogno ne’ di geni, ne’ di luminari. D’altra parte neppure io lo sono.
Quello di cui realmente abbiamo urgente necessita’ e’ di gente che abbia sincero desiderio di mettersi in gioco e di donarsi agli altri con generosita’”.
“Allora in questo posso dire che io ho molto da dare, perche’ sono venuto proprio spinto da un bosogno di dedizione verso chi e’ meno fortunato di me”.
“Certamente, la cosa piu’ importante che io chiedo ad un medico di medicina interna quando viene a Chaaria, non e’ di azzeccare la diagnosi rarissima, o di prescrivere il farmaco uscito ieri. Io gli chiedo di prendersi cura dei malati del reparto, che sono i piu’ gravi... e purtroppo a volte anche i piu’ trascurati a causa della pressione continua dell’ambulatorio, della maternita’ e della chirurgia.
Il fatto stesso che i ricoverati possano vedere il medico tutti i giorni e’ un lusso che a loro spesso viene negato. Ci sono persone che vengono ricoverate e dimesse, senza mai poter vedere il dottore, a causa della nostra carenza di personale.

mercoledì 23 novembre 2016

La nostra attività ortopedica

Siamo davvero lanciatissimi nel campo dell'ortopedia.
Riceviamo pazienti anche da altri ospedali che non possiedono le apparecchiature per la chirurgia ortopedica.
Abbiamo il supporto e la benedizione del governo della Contea di Meru che ufficialmente ha consigliato a tutti I medici della regione di mandare a Chaaria quei pazienti che non possono permettersi di pagare un impianto.
Due volte alla settimana inoltre abbiamo con noi la dottoressa Makandi del Meru Teaching and Referral Hospital, come sostegno alla nostra attivita'. La dottoressa si occupa sia della chirurgia, insieme al sottoscritto, che dell'ambulatorio ortopedico.
E' una gradissima consolazione ed un impareggiabile aiuto per noi avere la Dottoresa Makandi che lavora con noi ed il Dr Nyaga che ci sostiene e ci incoraggia, intervenendo poi direttamente per I casi piu' complessi.
Ormai abbiamo una media di 3-4 operazioni ortopediche al giorno. Per lo piu' si tratta di bruttissime fratture causate da incidenti della strada con il mototaxi. In questi giorni per esempio abbiamo operato 3 pazienti plurifratturati: erano papa' e due figlie...tutti vittime dello stesso mototaxi su cui viaggiavano...qui non c'e' limite al numero di passeggeri che un taxista puo' caricare sulla sua moto; ovviamente quasi nessuno usa il casco.

martedì 22 novembre 2016

La preghiera e la pace

Ahmed, uno dei nostri pazienti, stamattina si è infilato il suo zucchetto immacolato e si è messo a recitare le preghiere solenni su un tappetino persiano disteso sull’erba, vicino alla lavanderia. 
Aveva il Corano aperto davanti, mentre con le dita agitava la corona con i “Novantanove grani delle lodi dell’Altissimo”. Mi ha incuriosito molto il suo Corano. 
Sembrava scritto a mano, ricco di miniature come tante nostre Bibbie monastiche medioevali. Ahmed lo scorreva dalla fine verso l’inizio... Già, perché l'arabo si legge così, “al contrario” diremmo noi. 
Sapeva che lo stavo guardando, ne era quasi fiero. 
Si è fermato solo un istante per salutarmi: “Salaam, aleikum” (“La pace sia con te”). E come da rito, facendo un lieve inchino con il capo vista la sua veneranda età, resa ancor più evidente dalla lunga barba, rossiccia per l’henné, gli ho risposto subito “Aleikum salaam” (“La pace sia anche con te”).
Davanti ad un uomo che prega, in tutte le lingue e secondo ogni religione, non posso non pensare alla pace. 

lunedì 21 novembre 2016

Morta prima di arrivare in Ospedale

Era sabato quando sono stato chiamato in ambulatorio per un caso molto triste.
C'era una barella coperta da un lenzuolo bianco, sotto il quale si indovinava la presenza di un cadavere dalla pancia molto prominente.
Ho spostato appena un lembo di quel drappo per scoprire un volto giovane, ma in qualche modo "mangiato" o dalla malattia o dalle tribolazioni della vita.
Era una donna!
Ho saputo poco dopo che era incinta, a termine di gravidanza ed in preda alle contrazioni nelle sue ultime ore di vita.
Aveva camminato a lungo; pensava fosse giunto il momento di dare alla luce suo figlio... ma non era riuscita ad arrivare a Chaaria in tempo, e soprattutto non era riuscita ad arrivarci viva...l'avevano portata ormai defunta.
Quasi impossibile capire quello che le sia successo, in quanto la storia clinica che ho raccolto dalla sua poca documentazione medica non indicava patologie di rilevo in gravidanza: in particolare non era nè ipertesa nè diabetica; non aveva edemi e l'esame urine era negativo. i familiari erano certi che non fosse epilettica.
Chissà che cosa l'ha uccisa!
Dai suoi documenti mi rendo conto che è effettivamente giovane e che a casa lascia vari figli ed un marito affranto.

domenica 20 novembre 2016

Domenica lavorativa, ma serena.

Ovviamente anche oggi abbiamo operato fino alle 5 del pomeriggio!

E' inevitabile che succeda ora che Pietro è qui con noi a Chaaria!
I paziente sono così tanti che non si riesce a star dietro alla lista operatoria; i reparti scoppiano di pazienti, e molti operandi aspettano parecchi giorni prima di poter avere la possibilità di essere operati.
Come si fa a non lavorare anche alla domenica, se i pazienti ti implorano per l'intervento, sia per tornare a casa guariti e sia perchè hanno molto male?
Oggi è comunque stata anche una giornata serena: abbiamo lavorato in piena armonia, e con Pietro, Giulia ed alcuni altri volontari siamo andati a fare una passeggiata al fiume subito dopo il lavoro.
In un attimo siamo passati dalla tensione emotiva della sala operatoria alla pace totale della natura rigogliosa che circonda Chaaria.
Siamo tornati leggeri e contenti, come se fossimo in ferie.

Rivista Incontri - Mese di Gennaio 2017



sabato 19 novembre 2016

Gli sciacalli di Chaaria

Abbiamo ricoverato NN con due avambracci quasi amputati a colpi di machete.
Questo è un trattamento che la giustizia popolare di qui solitamente riserva ai ladri.
NN però giura di essere un bravuomo e sostiene che siano stati dei malviventi che lo hanno assalito e ridotto così.
E' strano; pare che a Chaaria noi ricoveriamo soltanti i santi perchè non ci è mai capitato che una persona "pangata" accetti di essere egli stesso un malfattore. I cattivi sono sempre gli altri.
Quando NN è stato portato a Chaaria sanguinava profusamente.
Non abbiamo chiesto molto della sua storia e gli abbiamo creduto.
Per noi l'importante era salvargli la vita.
Lo abbiamo operato subito, sistemando le ossa rotte e riparando i tendini recisi.
NN è guarito bene, seppur dopo un lungo periodo post-operatorio, ma, con sorpresa di tutti non andava mai a casa: era dimesso da tempo ma continuava a stare in ospedale, sostenendo che i parenti sarebbero venuti a prenderlo l'indomani.
Da un po' di settimane a questa parte ci eravamo però accorti che mancavano soldi qua e là in ospedale. Anche a me sono recentemente spariti 500 scellini che avevo nel cassetto del mio studio.
Poi ieri sera lo abbiamo colto sul fatto; lo abbiamo beccato mentre faceva una cosa davvero disgustosa.

venerdì 18 novembre 2016

Ken: Il "Buon figlio" dell'Ospedale

Ci era stato affidato dall'ospedale di Meru nel mese si luglio di quest'anno, in concomitanza con la presenza a Chaaria di un volontario ortopedico.
Era pieno di piaghe da decubito ed aveva una frattura di femore di vecchia data.
Ken era un trovatello ed era stato in quell'ospedale pubblico per molto tempo, ma non era mai stato operato per quella frattura.
Inoltre, anche le cure di assistenza infermieristica non erano delle migliori in quella struttura, in quanto ci era giunto in condizioni davvero pessime.
A Chaaria abbiamo lavorato tanto per lui!
La frattura è stata sistemata adeguatamente ed è perfettamente guarita.
Con cura ed attenzione, nel periodo della sua permanenza in ospedale, siamo anche riusciti a far rimarginare tutte le ulcere da decubito.
Ken quindi è guarito dopo poco più di un mese di attenzioni amorose qui a Chaaria.
Rimaneva però il problema di cosa fare di lui: trovatello e senza alcun parente, l'unica opzione sarebbe stata quella di riportarlo nell'ospedale che ce lo aveva inviato.
Considerate le condizioni in cui lo abbiamo ricevuto, la paura era che, in poco tempo, Ken si sarebbe nuovamente pagato su tutto il corpo.

giovedì 17 novembre 2016

Festicciola per i Buoni Figli

Anche oggi i volontari hanno voluto intrattenere i nostri Buoni Figli con un momento gioioso di svago e con qualche leccornia.
E' stata preparata una mega torta, e sono state acquistate delle bibite in abbondanza.
C'è poi stato qualche momento musicale con la chitarra prima e con canti e danze tradizionali poi. Volontari e dipendenti hanno danzato insieme a quei ragazzi che possono muoversi. Gli altri se la godevano e ridevano sulle loro carrozzelle.
Basta davvero poco a farli contenti!
E' stato uno stupendo diversivo dalla quotidianità monotona del centro: niente di particolare; un'oretta in tutto o poco più; ma un'ora diversa che ha regalato un sorriso alla maggior parte dei nostri ragazzi, che anche oggi si sono sentiti importanti e messi al centro delle nostre attenzioni.
Un sincero ringraziamento ai volontari che oggi hanno organizzato tale festicciola per i nostri ragazzi.

mercoledì 16 novembre 2016

La stagione delle piogge

Lo capisco che le piogge sono importanti per la campagna.
Mi rendo conto benissimo che senza di esse ci sarebbe la siccità, e che quindi esse sono una vera benedizione.
Ma quando devi andare a Meru alla sera del mercoledì per una conferenza obbligatoria, a cui devi per forza partecipare se vuoi avere i punti ECM necessari per l'iscrizione all'ordine dei Medici l'anno prossimo, allora le cose cambiano...
Stramaledici le strade sterrate, le piogge che regolarmente le distruggono e le trasformano in torrenti fangosi, e soprattutto quei camion che solitamente si impiantano nel fango davanti a te, si girano per traverso sulla strada, e non ti fanno più passare.
Se poi questo autotreno si impantana davanti alla tua automobile quando già ti hanno chiamato dall'ospedale perchè c'è da fare una procedura chirurgica urgente, allora davvero ti senti morire.
Anche oggi comunque sono alla fine riuscito ad arrivare a Meru ed a partecipare almeno alla parte centrale dell'incontro di formazione.

martedì 15 novembre 2016

I gozzi di Chaaria

“Non preoccuparti, Pietro. Hai tantissimi pazienti ambulatoriali ed il gozzo della paziente sembra di dimensioni moderate. Inoltre pare che si tratti di una emitiroidectomia, e quindi sostanzialmente più semplice”.
“Va bene. Io sono in dispensario a visitare. Fammi un fischio se ti servo”.
Inizio la mia tiroidectomia con Celina solamente. Non ho altri assistenti perchè sono tutti impegnati in sala piccola per una complessa fratture di radio ed ulna.
Sono sereno ed anche abbastanza tranquillo...soprattutto perchè so che Pietro è nei dintorni.
I tempi operatori procedono abbastanza regolarmente e celermente (me li ricordo bene), e soprattutto la paziente non sanguina.
All’eco lo avevo pensato un gozzo del lobo sinistro. Inoltre non mi sembrava molto grande all’esame sonografico. Invece quel lobo sinistro si è rivelato molto più difficile da lussare a motivo di un lungo processo superiore che arrivava quasi fin sotto la mandibola...chissà perchè non lo avevo visto! Forse è stata la fretta.

lunedì 14 novembre 2016

"Dimostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti dimostrerò l mia fede" (San Giacomo).

E’ questo un pensiero della Bibbia che mi sta aiutando moltissimo in questi ultimi mesi. Spesso mi trovo confuso. Non mi e’ piu’ chiaro come forse lo era in passato in che modo io possa essere testimone di Cristo oggi: sento una certa repulsione per una religiosita’ fatta solo di fedelta’ formale, che spesso rischia di essere di facciata.
Continuo a chiedermi quale sia il vero fulcro della mia fedelta’ a Dio, quel centro inossidabile che non puo’ venire distrutto neppure quando pare che attorno ci sia un po’ di deserto e di incomprensione.
Mi ritornano alla mente le parole di Paolo VI che diceva ormai quarant’anni fa che “il mondo oggi non ha bisogno di predicatori ma di testimoni”.
Certo l’incoerenza fa parte della nostra natura umana, cosi’ debole e corrotta dal peccato, ma credo che ognuno di noi possa arrivare ad una opzione fondamentale per il bene, e che questa possa diventare la forza trainante e la stella polare da seguire per costruire giorno per giorno la fedelta’ alla nostra vocazione.
Da anni mi chiedo in che modo si possa concretizzare questa mia scelta di fondo di coerenza: non che io abbia trovato tutte le risposte, ma mi pare che la risposta sia un po’ nella linea di San Giacomo. 

domenica 13 novembre 2016

Giornata tranquilla

Fortunatamente non ci sono state chiamate notturne ieri notte.
Dormire un'ora di più stamattina è stata una manna dal cielo, in un periodo particolarmente difficile.
La Messa domenicale con gli ammalati è stata commovente come sempre: mi piace davvero tanto che la mia Eucaristia sia con quei malati per cui mi spendo tutti i giorni, con cui soffro e per cui anche gioisco.
A Messa con loro, li ricordo tutti e prego soprattutto per quelli che non stanno andando tanto bene: oggi ho a cuore particolarmente un bambino che sta facendo molta fatica a tirarsi su nel post-operatorio.
Più volte nella preghiera ho chiesto al Signore di restituire alla salute completa quella povera creatura. Ho pensato anche alla sua mamma che dorme con lui in pediatria e che mi guarda con occhi speranzosi e spaventati nello stesso tempo.
Dopo la preghiera abbiamo iniziato la nostra maratona chirurgica con Pietro.
Abbiamo iniziato serenamente e con calma.
Oggi solo due interventi, fino all'ora di pranzo. In pomeriggio ci siamo invece dedicati alla visita di tutti quei pazienti che sono in reparto in attesa del "chirurgo italiano".
Li abbiamo potuti vedere tutti con calma.
Pietro ha ora il polso della situazione, anche se ovviamente domani inizierà il grande "attacco alla diligenza" da parte di tutti coloro che hanno bisogno delle sue competenze.
Erano le 18 quando abbiamo finito le nostre visite.
La maternità sembrava tranquilla; l'ambulatorio vuoto.

sabato 12 novembre 2016

Un grande dono per la gastroscopia

Quest'anno stiamo andando molto forte anche con le gastroscopie.
Ad oggi abbiamo già eseguito oltre 90 esami endoscopici in più rispetto all'anno scorso. 
La gente ci cerca per questo importante test diagnostico perchè da noi costa un quinto rispetto alla media degli altri ospedali che ne dispongono. Inoltre noi lo eseguiamo quotidianamente e non in giorni fissi solamente.
Noi siamo molto motivati a continuare con l'impegno nell'ambito dell'endoscopia digestiva anche come opera di diagnostica precoce del carcinoma dello stomaco e dell'esofago che diventano sempre più frequenti nella nostra zona.
Da un po' di tempo però avevamo seri problemi con la sonda del gastroscopio: dopo sei anni di intenso e fedele lavoro si è infatti danneggiata una delle due fibre ottiche che permettono la visione.
La riparazione è risultata impossibile qui in Kenya, in quanto a Nairobi il rappresentante della Stortz non è in grado di eseguire revisioni maggiori.
Ho cercato di non smettere mai il test perchè il bisogno è grande, ma la visione è diventata sempre più difficile: il campo visivo era ridotto; soprattutto era quasi completamente persa la visione da lontano, per cui bisognava arrivare proprio a ridosso dei tessuti per vedere qualcosa.

venerdì 11 novembre 2016

Mutilazioni genitali femminili

Prima guardavo fuori dalla finestra della mia stanza. Siamo in mezzo al nulla: solo campagne, alberi e arbusti che si susseguono sul terreno ondulato fino a perdersi all’orizzonte. Quattro case attorno alla missione, nient’altro. 
Questo è parte delle difficoltà di Chaaria, ma anche del suo fascino. Non ci sono molte possibilità di uscire, non ci sono città da andare a visitare per ricaricarsi e staccare un po’.
Ma questa ormai è la mia casa. Sono dentro alla vita della gente, sono uno di loro, sperimento le stesse solitudini, le stesse difficoltà di comunicazione e di spostamento. A volte anch'io mi sento abbandonato da tutti: gli amici magari per un po' non scrivono più, la gente si dimentica di chi è lontano. Essere in una cittadina come Meru per certi versi sarebbe più semplice, ma lì ci sono già tante altre associazioni umanitarie, saremmo meno significativi e obbligheremmo i poveri delle aree rurali a percorsi a piedi più lunghi.
Stavo meditando su questo quando il mio cercapersone si è messo a suonare all’impazzata. Mi sono precipitato in ospedale. All’ingresso c’era un rivolo di sangue che sembrava arrivare dalla sala d’attesa, dov’era concentrato un gruppo di donne che discuteva in maniera piuttosto accesa attorno a una barella con una ragazzina che avrà avuto sì e no 15 anni, tutta sanguinante. Era debolissima, e chiaramente anemica.

giovedì 10 novembre 2016

La festa di saluto ai Buoni Figli

Come ormai tradizione da molti anni, Francesca ha oggi preparato una festa per i Buoni Figli, al termine del suo periodo di volontariato a Chaaria.
Ha preparato dolci e pizza per loro; ci sono state bibite e danze per far sentire ai nostri ragazzi quanto vogliamo loro bene.
Anche questo pomeriggio, Francesca ed alcune delle volontarie presenti hanno regalato momenti di gioia semplice ed intensa ai nostri ragazzi.
Veder partire Francesca per i ragazzi è sempre molto triste, una tristezza alleviata comunque dalla certezza che certamente tornerà nuovamente a maggio.

Fr Beppe

mercoledì 9 novembre 2016

Solitudine

Ho fatto nascere migliaia di bambini; li ho tenuti tra le mie braccia al primo vagito, li ho guardati negli occhi prima ancora del loro padre biologico; li ho consegnati alla mamma radiosa per il trofeo che riceveva da Dio dopo nove mesi di attesa spesso angosciante: le mamme mi hanno guardato con sorrisi sgargianti; qualcuna mi ha promesso di mettere il mio nome al loro bambino e di portarmelo a vedere man mano che cresceva.
Poi però tutte sono state dimesse; normalmente quasi nessuna è passata a salutarmi quando si portava il figlioletto a casa; normalmente non rivedo più le mie puerpere, se non in caso di complicazioni o di un altro cesareo in gravidanze successive. 
Ho fatto nascere migliaia di bambini, ma poi alla sera, nel buio della cappella dove spesso mi rifugio per un attimo prima della nanna, mi rendo conto che di bambini non ne ho affatto. Ne ho toccati tanti, ma tutti se ne sono andati.
Quando il loro piccolo è in coma per una malaria cerebrale, quando ci sono convulsioni ricorrenti che fanno temere per la vita, o quando si diagnostica un’anemia severa ma non c’è sangue in frigo, le madri della pediatria ti rincorrono e vogliono che tu visiti il loro bambino anche sette volte al giorno. 

martedì 8 novembre 2016

Mollusco contagioso

Non avevo mai visto una cosa simile.
Il mollusco contagioso è una mallattia dermatologica virale che può colpire sia la cute delle persone immunocompetenti che di quelle immunosoppresse.
Come molte altre malattie infettive, generalmente si presenta più estesa e generalizzata nel soggetto immunocompromesso.
Quando, durante il giro serale, mi hanno chiamato in pediatria a visitare quella bambina di 12 anni, non mi aspettavo di trovare quello che ho visto.
Prima di tutto la diagnosi di ingresso era scorretta: avevano scritto in cartella che si trattava di varicella, e la piccola era stata giustamente isolata.
Appena sono stato vicino a lei, mi sono però reso conto che la presentazione cutanea non mi ricordava affatto la varicella.
Era un quadro mostruoso!
La cute della bambina era completamente ricoperta e praticamente sostituita da papule rilevate ed umbilicate, assolutamente tipiche di mollusco. Non c'era un millimetro libero.
La bimba ne era assolutamente invasa...ovunque... anche sui genitali.
Era febbricitante, sofferente ed un po' agitata.
Il sintomo che più la disturbava era un forte dolore epigastrico, probabilmente una gastrite da stress.
Ho fatto estemporaneamente un test HIV sia a lei che alla mamma: entrambe sono risultate positive!
Ne ero praticamente certo, purtroppo, anche prima di eseguire l'esame diagnostico!

lunedì 7 novembre 2016

John Mutuma

Credo che stanotte dormirà per la prima volta da mesi.
John ha avuto una lussazione congenita dell'anca sin dalla nascita, unita ad una forma di spasticità decisamente grave.
Da almeno 3 mesi a questa parte aveva sviluppato un dolore lancinante all'anca sinistra: non si riusciva più a metterlo in carrozzina nè a toccarlo.
Gli antidolorifici non funzionavano affatto ed il povero John è invecchiato e deperito a vista d'occhio.
Avevamo fatto una lastra del bacino che dimostrava una gravissima ostoartrite della testa femorale.
Avevamo presentato il caso ad uno specialista presente a Chaaria in quel periodo, ma John era stato ritenuto inoperabile.
Il poveretto quindi ha continuato ad aver male e a non dormire di notte per tutto questo tempo.
Era lacerante passare vicino alla sua camera dai Buoni Figli e sentirsi sempre dire in italiano (che lui conosce decisamente bene): "tanto male...dormito niente".
Le medicine non gli servivano proprio, per cui Fr Robert ha pensato ad una carrozzella lettino che gli permettesse di rimanere in posizione orizzontale e di uscire qualche volta dalla sua camera per stare con gli altri.

domenica 6 novembre 2016

Normale routine di Chaaria

Giace sulla barella e fatica a respirare: e’ come se i suoi polmoni fossero due pentole a pressione.
“E’ in edema polmonare, e bisogna fargli diuretici”, mi dice Leonard. Ma Kim interrompe: “la pressione non si sente. Il paziente sembra gia’ collassato e non mi pare una buona idea”.
Io chiedo ai parenti se qualcuno ci puo’ dire qualcosa della sua storia: “E’ stato malato per lungo tempo?... Quali medicine sta assumendo?
Qual e’ la sua malattia di base?”
Ovviamente nessuno sa niente. Luke ansima, ma e’ cosciente: lui mi dice che non e’ mai stato malato prima, e i sintomi sono iniziati quasi improvvisamente.
Dopo un ECG fatto direttamente sulla barella in OPD, ci rendiamo conto che non si tratta di una malattia cardiaca, anche se il cuore e’ in sovraccarico.
Metto allora la sonda dell’ecografo portatile sulla sua pancia e mi trovo davanti due reni quasi completamente bianchi e ridotti di volume. Mi rendo anche conto che ha una milza enorme che gli arriva fin sotto l’ombelico: “ Da dove vieni?”
“Da Gatunga”, e la risposta sussurrata da Luke tra i gorgogli dei suoi polmoni e la schiuma che gli esce dalle labbra.
“Si tratta quasi certamente di una splenomegalia tropicale post malarica: sicuramente sara’ anche anemico ed avra’ globuli bianchi e piastrine ridotti.
Facciamo gli esami di funzionalita’ renale, le urine e l’emocromo con procedura d’urgenza”.
Intanto portiamo il giovane a letto. 

sabato 5 novembre 2016

Venticinque anni da medico

Oggi ho celebrato le mie “nozze d’argento con la medicina” con il cuore pieno di riconoscenza e con un misto di sensazioni che mi aiutano a ricordare un po’ i vari aspetti di questa splendida professione e missione. Era il 5 novembre 1991, quando qualcuno ha pronunciato la frase fatidica che mi ha dichiarato dottore in medicina e chirurgia. 
Di acqua ne è passata tanta sotto i ponti...tante cose sono cambiate da allora; soprattutto sono cambiato io, e non solo perchè sono più vecchio di 25 anni!
La giornata di oggi è iniziata presto in sala operatoria con una tiroidectomia che ho fatto da solo, con trepidazione ma anche con una certa tranquillità: mi sono sentito giovane ed ancora in grado di imparare in questa infinita formazione permanente che è la medicina. Che bello arrivare alla soglia dei 55 anni e potersi sentire ancora come uno specializzando che vuole e deve imparare tante cose nuove, per servire gli altri sempre meglio e sempre di più!
Celebrare il mio venticinquesimo di medicina con una tiroidectomia andata bene è stato davvero un bell’inizio. Mi ha galvanizzato e mi ha fatto pensare che nei prossimi 25 anni avrò ancora tantissimo di apprendere.
A questo intervento ne è seguito un altro, altrettanto impegnativo: addome acuto da peritonite purulenta, secondaria ad appendicite retrocecale.
Anche questo intervento è andato bene e siamo riusciti a fare l’appendicectomia, senza causare perforazioni intestinali; l’operazione è stata veloce ed in un’ora o poco più avevamo già richiuso la cute...ma il paziente ha avuto problemi di risveglio. Mbaabu ha tentato il tutto e per tutto, ma non è riuscito a svezzarlo dal ventilatore. 

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