domenica 22 aprile 2018

Ha vinto la vita

Il bimbo dell’ultimo cesareo e’ veramente in pessime condizioni. Non respira, e’ cianotico e l’attivita’ cardiaca e’ lentissima.
Dalle narici aspiriamo un liquido verde e densissimo: “ha inspirato molto meconio… Prendi subito l’adrenalina, e iniziamo la rianimazione cardiorepiratoria”.
La medicina viene iniettata lentamente attraverso il cordone ombelicale. Lucy afferra il piccolo torace tra le dita e ritmicamente usa i pollici per il massaggio cardiaco. Io infondo aria e ossigeno con l’ambu.
Sono minuti eterni, in cui il nostro sudore scorre abbondante anche a causa della lampada che abbiamo acceso a distanza ravvicinata dalla cute del neonato, per assicurargli una adeguata temperature corporea.
Il colore viola delle sue labbra pian piano cambia al roseo, grazie al ritmico pompare e all’ossigeno che entra abbondante attraverso la minuscola sonda di Mayo.
Il battito cardiaco, dapprima non superiore ai 30 al minuto, gradualmente risale fino a valori normali per un neonato.
Compaiono i primi sforzi respiratori: per vari minuti sono solo gasping, ma poi lentamente il bimbo assume una respirazione regolare, dapprima molto superficiale ed in seguito sempre piu’ valida.

sabato 21 aprile 2018

Una nuova epidemia

La decisione del governo negli ultimi due anni di eliminare la tassa di importazione sui motocicli di cilindrata inferiore ai 250cc, ha portato ad un ‘boom’ di motociclette sulle nostre strade.
Da una stima di 35.000 motocicli prima della legge agli attuali 400.000, e’ stata una vera esplosione che ha anche offerto nuove possibilita’ di piccolo lavoro in proprio (i cosiddetti boda-boda, o mototaxi), ed ha reso gli spostamenti piu’ facili per molti Kenyoti.
Si tratta per lo piu’ di moto cinesi di cilindrata compresa tra 125 e 150 cc.
Ma questa rivoluzione nel campo dei trasporti e nel settore dell’occupazione, non e’ venuta senza “effetti collaterali”.
Infatti negli ultimi due anni si e’ registrato anche un aumento dei 400% degli incidenti della strada: il fatto e’ che molti motociclisti non hanno la patente, e non hanno neppure i soldi per frequentare la scuola guida. Spesso la motocicletta e’ acquistata da una persona che ha un posto di lavoro (per esempio un nostro infermiere), il quale poi impiega un giovanissimo a guidare la moto ed a portare avanti il business del mototaxi.
Tantissime volte i taxisti sono cosi’ inesperti ed imprudenti che viaggiano a velocita’ incredibili anche su terreno accidentato, sassoso o sabbioso, con conseguenze che potete immaginare. 
C’e’ poi il problema del trasporto di piu’ di un passeggero: ho visto mototaxi trasportare anche 5 passeggeri, con il conducente seduto sul serbatoio, immediatamente dietro il manubrio. Cio’ certamente contribuisce al numero di incidenti anche gravi. 

venerdì 20 aprile 2018

Quando il tempo conta un sacco

Peninah ha 30 anni ed e’ stata ricoverata nel nostro ospedale verso le 4 del pomeriggio.
E’ stata visitata da un clinical officer, che ha fatto diagnosi di tifo.
La donna lamentava dolori addominali al basso ventre, con un alvo irregolare; inoltre aveva nausea e vomito.
Il test di Widal per la salmonella era positivo, ed il giovane collega non ha avuto dubbi sulla diagnosi.
Peninah e’ stata ricoverata nel dipartimento di Medicina con cloramfenicolo in vena.
Arrivata in reparto verso le ore 17, la malata lamentava un dolore addominale veramente importante, anche se non c’erano segni peritoneali tali da farci sospettare una perforazione.
E’ stata Ann, la nostra giovane dottoressa polacca, a fare la domanda giusta a Peninah:
“Quando hai avuto l’ultima mestruazione?”
La risposta ci ha indicato che la donna aveva “saltato un mese”.
“E adesso hai perdite ematiche?” ha continuato la collega, seguendo un chiaro itinerario diagnostico.
“Si’, ma penso che sia il mio ciclo, che e’ spesso irregolare”.
Giustamente la cosa non ha rassicurato Ann, la quale ha imparato benissimo la lezione secondo cui “a Chaaria tutte le donne sono ‘incinte’, finche’ non dimostriamo il contrario”.

giovedì 19 aprile 2018

Partorire nella stagione delle piogge

La notte e’ stata costellata di rovesci molto violenti, che sono poi continuati fin verso mezzogiorno. La strada ormai si e’ trasformata in un torrente di melma in cui le auto fan fatica a muoversi.
Sono le ore 13 quando mi chiama Benjamin, un nostro ex infermiere che mi dice di avere una donna in travaglio con segni evidenti di distress fetale. 
Si trovano a Kaare in un minuscolo dispensario, dove non hanno neppure una flebo e dove non possono monitorare il battito cardiaco fetale. La mamma non riesce a camminare e Benjamin insiste per l’ambulanza.
Parte Joseph insieme ad una nostra infermiera.
La strada e’ tremenda, ma con le quattro ruote motrici riescono a progredire nel pantano. Rischiaeo piu’ volte di finire in un fosso, ma alla fine trovano la mamma, assistita da Benjamin e dal marito, sotto un albero di mango.
“Ha rotto le acque ed il colore del meconio e’ terribile”.
“Ok, non perdiamo tempo e torniamo in ospedale”. Dall’ambulanza, mentre Joseph cerca di non rimanere “piantato” nelle terribili pozze d’acqua, l'infermiera chiama la sala parto e dice di preparare per il cesareo.

Ma guarirà?

Oggi ho ricevuto l'ennesimo risultato positivo per ca esofago.
La donna e' ricoverata e non riesce neppure a deglutire la saliva. Non ho parlato alla paziente del risultato bioptico, ma con la figlia.
Ho deciso di dirle che la prima cosa da fare e' quella di inserire alla mamma uno stent (il tubo di Celestin), in modo da non farla morire di fame.
Poi si dovrebbe tentare di farle della radioterapia a Nairobi per allungarle la vita.
Le ho spiegato che il tumore e' molto avanzato e che comunque in Kenya non si fanno esofagectomie se non in centri molto specializzati ed a prezzi davvero molto alti.
Le ho comunque detto che il Celestin cambia radicalmente la qualita' di vita e permette alla mamma di nutrirsi e di deglutire la sua saliva.
La sua risposta e' stata: "quindi ne' il tubo ne' la radioterapia la guariscono completamente!".
Onestamente le ho detto che non si trattava di una terapia curativa ma palliativa e che comunque l'aspettativa di vita sarebbe stata ben al di sotto dei cinque anni. Quello che sarebbe migliorato sarebbe stata la qualita' di vita.

martedì 17 aprile 2018

La pioggia

Certamente per gli agricoltori e' una benedizione: i raccolti crescono, le mucche hanno erba in abbondanza nei campi, c'e' acqua piovana da bere.
Gestire un ospedale rurale in una stagione delle piogge violenta come la presente significa pero' anche altre cose.
Per esempio il fatto di essere quasi sempre senza luce, con i generatori stremati ed a volte in panne, con i pannelli solari che non riescono ad illuminare l'ospedale fino al mattino quando riprendono i gruppi autogeni.
Significa che che quelli dell'Enel locale non possono venire a riparare i guasti sulla linea perche' le strade sono impraticabili.
Per noi poi e' un dramma continuo doversi mettere in macchina, vuoi per le spese a Meru, vuoi per acquistare il diesel necessario ai generatori, e vuoi anche per portare i pazienti a Meru per i raggi.
Magari le nostre auto 4 x 4 potrebbero anche procedere nel fango, ma a sbarrarti la strada c'e' un camion impantanato.

lunedì 16 aprile 2018

Stuprata a 10 anni di età

E’ stata spogliata e suprata al tramonto.
L’hanno semplicemente spinta in un prato protetto da alcuni cespugli.
Le hanno fatto quello che volevano, e nessuno ha avuto il coraggio di soccorrerla.
L’hanno poi lasciata li’ sanguinante e mezza nuda.
E’ ritornata a casa da sola, con la sua umiliazione in parte coperta dalla notte incipiente. E’ stata la mamma a portarla in ospedale verso le 21. Ho visitato la piccola paziente e mi sono reso conto che le hanno fatto veramente del male; l’hanno davvero violata... e non so darmene pace in quanto davanti a me vedo una bambinetta, e non una donna fatta.
La bimba si chiama Mercy ed ha 10 anni.
Oggi non sta male. Mi parla ed e’ molto tenera verso di me.
Questa mattina ha dovuto subire un altro trauma in quanto suo papà è venuto con due giovani da lui accusati del misfatto. 
Il genitore ha detto alla bimba di dirgli se riconosceva l’aggressore. Mercy, senza la minima esitazione, lo ha indicato puntando il dito e mettendosi a piangere. Appena vista la scena, il padre si e’ scaraventato sull’adolescente ed ha cominciato a picchiarlo nel corridoio dell’ospedale. 
Con fatica lo abbiamo calmato. Mi ha chiesto di lasciare a lui il compito di portare il malfattore alla polizia. Io ho chiesto del tempo per fare tutte le analisi all’accusato... che fortunatamente e’ risultato pulito: nessuna malattia infettiva.
Nel frattempo però alcune infermiere mi hanno chiamato e mi hanno consigliato di non consegnare il giovane al padre di Mercy, perchè fuori dal cancello dell’ospedale già c’era una folla di più di 30 uomini, e, da quanto avevano origliato, si stava preparando la giustizia popolare con il modo solito: incaprettare e bruciare vivo il giovane.

domenica 15 aprile 2018

Per mano verso l'Africa: scorci d'Africa

A Trezzano sul Naviglio (Mi) oggi si e' tenuto questo importante evento a favore di Chaaria.
Il fine dell'incontro e' stato sia quello di sensibilizzare i partecipanti al servizio da noi svolto qui in Kenya e sia anche quello di sostenerci economicamente con la raccolta fondi e con la vendita dei libri AD UN PASSO DAL CUORE e POLVERE ROSSA.
L'incontro era soprattutto focalizzato sui bambini che hanno potuto imparare qualcosa della solidarieta' e del servizio al prossimo.
C'erano comunque anche tanti genitori e gente di Trezzano che da anni mi seguono e mi vogliono bene.
Pur con qualche difficolta' di collegamento causata dalle piogge battenti a Chaaria, siamo anche riusciti a realizzare un collegamento video, tramite skype.
Ho cosi' potuto salutare gli amici di Trezzano, ringraziarli del loro affetto e del loro sostegno ed anche condividere nuovamente un po' dei nostri sogni per Chaaria.
E' bello per me parlare via skype e sentirmi presente agli incontri che gli amici organizzano per noi! E' stupendo vederli e sentire come se fossi li' con loro nella stessa sala!
Mi hanno chiesto che cosa desidererei con i soldi che riusciranno a raccogliere, ed io ho chiesto loro un trapano ortopedico.

sabato 14 aprile 2018

24/7…7/7

“Ma non potresti dare degli orari, per esempio stabilendo che i pazienti che arrivano dopo le 3 del pomeriggio, non possono piu’ vedere il dottore? E’ poi e’ chiaro che, se si tratta di emergenze, non ti tirerai certo indietro.”
“Non lo so. Questa cosa mi mette molto in crisi, perche’ il 24/7…7/7 e’ sempre stato un grande ideale che abbiamo cercato di perseguire sin dai primi tempi, nonostante la fatica”.
“Adesso dai anche i numeri? Cosa significano queste frazioni?”
“Scusami! Questo e’ un modo di parlare normale per noi che abitiamo qui. Gli Inglesi amano le abbreviazioni anche feroci: 24/7 significa ventiquattro ore al giorno, e 7/7 sta per sette giorni alla settimana.
Abbiamo da subito pensato al Cottolengo Mission Hospital come ad un pronto soccorso, che non puo’ chiudere ne’ di giorno, ne’ di notte.
Questo ideale lo abbiamo condiviso immediatamente con fr Maurizio, che sempre e’ stato sulla mia stessa lunghezza d’onda. 
Onestamente e’ stato in ogni tempo un ideale molto duro da realizzare, e non siamo mai riusciti ad arrivare ad una soluzione stabile, in quanto siamo troppo pochi e le stesse persone che vengono chiamate per emergenze notturne, sono poi anche quelle che devono lavorare tutto il giorno l’indomani”.

venerdì 13 aprile 2018

Piove un po' troppo

Piove veramente fortissimo. Fa un rumore assordante sui tetti di lamiera, quasi come se fosse un mare in burrasca. Sarà per quello che ieri notte ho sognato che stavo per affogare nel Po, non lontano dal ponte del mio paesello. Ora sono quasi le due del mattino, ma con questo chiasso faccio fatica a prendere sonno.
Abbiamo pregato tanto per le piogge, soprattutto pensando a quelle parti del Kenya dove ormai non c’è più da mangiare a causa del fallimento delle due precedenti stagioni... ed ora le precipitazioni sono arrivate.
Tonnellate d’acqua, come una cascata dal cielo da almeno tre notti consecutive. 
Qui inizia a piovere in modo quasi incomprensibile: quando vai a letto contempli un cielo mozzafiato, trapuntato da miliardi di stelle lucenti. 
Magari ti perdi ad osservare una luna piena così luminosa da fare ombra. E poi improvvisamente non qualche goccia, ma milioni e milioni di secchi d’acqua da nuvole che sono apparse dal nulla ed hanno imbronciato il cielo in un baleno. 


giovedì 12 aprile 2018

Aveva omesso un piccolo particolare

Aveva con se' un'ecografia fatta altrove che parlava di emangioma della coscia sinistra con flusso sia arterioso che venoso.
Come sempre capita, si era rivolto altrove e non aveva avuto i soldi che gli erano stati richiesti per l'operazione.
Era quindi venuto ieri a Chaaria...il viaggio della speranza!
Ho deciso che potevo aiutarlo, perche' gli emangiomi sono si' difficili da operare in quanto sanguinano molto, ma se li prendi con la necessaria prudenza, poi alla fine riesci a toglierli. Ne ho operati un bel po' in questi anni!
La massa era dura e fissa, sull'aspetto mediale della coscia.
In sala ho deciso di agire con calma, scollando prima la cute, in modo da avere tessuto per richiudere a fine operazione.
Mi sono a questo punto reso conto che la massa era sotto-muscolare.
Prudentemente ho quindi inciso il muscolo con il bisturi. A questo punto e' capitata una cosa che proprio non mi aspettavo: dall'interno, con una pressione notevole, e' stato espulso un grosso coagulone. Subito dopo e' iniziata una gravissima emorragia arteriosa con sangue che usciva a fiotti e si proiettava ad una distanza di oltre mezzo metro dal paziente.

mercoledì 11 aprile 2018

Angelo

E’ arrivato a Chaaria dieci giorni fa verso le ore 18.
Era stata una giornata piena, ma avevamo finito i pazienti ambulatoriali, ed anche la sala era tranquilla.
Sono stato chiamato in ambulatorio ed ho visto il paziente in posizione fetale su una barella.
Urlava per un dolore lancinante all’addome ed era coperto da perline di sudore gelido.
Gli ho messo una mano sulla pancia e l’ho trovata dura come una tavola di legno.
Ho guardato Makena che era in piedi vicino a me e lei ha subito capito senza che proferisse verbo: “chiamo immediatamente l’anestesista e dico agli altri di non andare a casa”.
Io annuisco e le dico: “assicurati solo che ci sia ancora qualcuno in laboratorio per gli esami d’urgenza e per le prove crociate... entriamo in sala il piu’ presto possibile!”
La nostra macchina dell’emergenza si attiva celermente e per le 18.30 il malato e’ gia’ in sala, addormentato ed intubato.
Mi lavo con Makena e Celina, mentre Mama Sharon e’ assistente di sala non-lavata.
Apriamo l’addome con una vasta incisione xifo-pubica, e la prima cosa che troviamo in cavita’ peritoneale e’ tantissimo pus.
Il primo lavoro e’ quindi quello di aspirare e di lavare un po’ le anse.
Ci mettiamo quindi alla ricerca della perforazione che ha causato tutto quel fluido purulento in addome.

martedì 10 aprile 2018

Quando ho la malaria

Nei primi tempi a Chaaria, la malaria era per me una esperienza paurosa.
Ricordo che avevo febbre altissima e brivido scuotente; non riuscivo a mangiare ne’ a stare in piedi. In almeno un’occasione ho avuto anche qualche sintomo di malaria cerebrale perche’ ero confuso ed avevo una strana afasia motoria: io pensavo giusto, ma le cose che dicevo mi venivano fuori sbagliate. 
Mi sentivo scemo ed allo stesso tempo avevo paura: pensavo per esempio di dire “tavolo”, e mi usciva fuori “ragazzo”. La situazione era pero’ regredita dopo la dose carico di chinino in vena.
L’altra cosa che per me e’ tipica di malaria e’ l’insonnia, accompagnata da un dolore lombare molto fastidioso. Raramente ho vomito e diarrea, ma la malaria non e’ mai uguale a se stessa ed anche questo a volte mi capita.
A parte il primo attacco in cui avevo avuto quell’episodio quasi-cerebrale, tutte le altre volte la malaria me la sono fatta in piedi, per il fatto che non c’era nessuno che mi poteva sostituire in ospedale.

lunedì 9 aprile 2018

Perdere l'ultimo treno

Spesso il mio direttore spirituale mi diceva: “non lasciar passare le occasioni per fare il bene, perche’ non sai se poi ne avrai nuovamente l’occasione oppure no”. 
E poi mi ripeteva sempre: “non si puo’ mai sapere se quello che passa e’ l’ultimo treno... meglio salirci sopra!”
Tristemente la vita mi ha insegnato che la stessa cosa si puo’ dire anche per i nostri errori, le nostre incoerenze e le nostre cattiverie. Ci sono sbagli che diventano irrecuperabili e si fissano nella tua coscienza per sempre.
Ancora oggi ricordo con amarezza che il giorno prima che mio padre morisse, abbiamo avuto un diverbio. L’indomani mattina io ero sveglio quando il mio babbo prendeva il pulman per andare a Torino a fare la radioterapia, ma ho deciso di non salutarlo perche’ ero ancora arrabbiato con lui ed ero convinto di aver ragione, per la solita presunzione adolescenziale... Purtroppo mio papa’ e’ morto di infarto su quel bus ed io non ho mai avuto una seconda occasione per chiedergli scusa di non averlo salutato. Con lui ho perso l’ultimo treno, e sovente ci ripenso ancora dopo 33 anni!

domenica 8 aprile 2018

Perchè?

Jeny si presenta a Chaaria con un bimbo morto che le pende tra le gambe.
Ha tentato a casa un parto podalico; il bambino però si è inchiodato con la testa dentro, perchè il bacino osseo della madre è troppo stretto, ed è morto asfissiato.
Il nostro ingrato compito è quindi quello di estrarre il corpo senza vita: è una manovra difficilissima, e corriamo il rischio di decapitare il neonato nel tentativo di darlo alla luce. Sono momenti di tensione estrema, in cui mi tremano le gambe e prego Dio di aiutarmi.
La cosa che mi sconvolge di più è vedere sull’addome della paziente una cicatrice da pregresso cesareo: questa donna sapeva di essere a rischio perchè già in precedenza non era riuscita a partorire; le era stato spiegato quanto rischioso sia tentare il parto a domicilio senza personale specializzato ad assisterla, dopo un pregresso cesareo... nonostante questo ha voluto partorire a casa da sola!
Non capirò mai certi comportamenti! Chissa' se sapeva che la presentazione era podalica!
Alla fine il bambino esce, ed insieme a lui la placenta.

sabato 7 aprile 2018

Giornata campale in ortopedia

Oggi non c'e' stato quasi tempo per respirare.

E' stato un sabato tremendo soprattutto a causa di alcuni casi ortopedici veramente difficili.
Per la maggior parte si trattava di tremendi incidenti della strada che hanno causato politraumi con fratture esposte e con estesa perdita di sostanza (muscolo e cute).
In un caso si trattava invece di una fucilata che aveva trapassato e fratturato il femore.
In tutti i pazienti di oggi eravamo di fronte a fratture inveterate, precedentemente trattate con fissatori esterni, in posizione da parecchio tempo.
Si e' trattato di togliere i fissatori, di fare delle fissazioni interne con chiodi endomidollari e placche, di eseguire innesti ossei per le parti mancanti, nonche' lembi muscolari.
Abbiamo operato solo 4 fratture ma ci abbiamo messo piu' di 9 ore.
La mia speranza e' comunque che questi pazienti potranno presto tornare a camminare e saranno in grado di riprendere la loro vita normale che la frattura ha praticamente bloccato da vari mesi.

venerdì 6 aprile 2018

Malati gravi e pazienti difficili

Oggi giornata durissima.
Pazienti dovunque... e naturalmente tutti con la pretesa di essere visti per primi.
Un numero crescente di persone che si arroccano il diritto di essere visitati solo dal “medico bianco”, con il pericolo sempre piu’ reale che il “dottore mzungu” venga in realta’ “mangiato” da problematiche minori ed a volte inesistenti di persone che non accettano di vedere nessun altro ufficiale sanitario... e con lo spettro contrapposto e sempre piu’ possibile che queste persone ti tolgano il tempo e l’energia mentale per dedicarti a chi e’ veramente grave.
Oggi per esempio, quando G. e’ venuta da me in lacrime dicendomi di aver “perso” una giovane paziente di 16 anni affetta da insufficienza renale grave, io da una parte mi sono difeso psicologicamente, e le ho detto che dall’eco eseguita in mattinata risultava evidente che la malata fosse spacciata: reni distrutti, ascite, ecocardio pauroso con frazione di eiezione ridotta, ipertensione incontrollabile... 

giovedì 5 aprile 2018

Ha parlato solo lui

Entrano nel mio studio una donna ed il suo uomo. Dal modo in cui vestono comprendo che si tratta di nomadi venuti dal Nord.
Lei e’ vestita in sgargianti tessuti rossi, che le coprono anche la testa a mo’ di scialle. Anche lui ha una specie di gonna, che gli arriva fin sopra le ginocchia. 
Porta in mano un lungo bastone da pastore, ed al suo fianco fa la sua bella figura un enorme pugnale: “E’ per difesa personale”, mi dice in risposta ad un mio sguardo muto.
La donna si siede sulla sedia senza proferire una parola.
E’ invece il marito a spiegarmi tutto quello che riguarda la salute della moglie.
Ascolto lui, ma guardo lei.
Ha gli occhi fuori dalle orbite (nel vero senso della parola), un notevole rigonfiamento al collo, ed un batticuore micidiale, che posso osservare anche da lontano semplicemente guardando la danza impazzita delle sue carotidi alla base del collo.
La diagnosi e’ evidente: si tratta di un ipertiroidismo estremo.
Mentre la contemplo in quell’atteggiamento passivo e rassegnato proprio delle donne che vengono dal deserto, provo per lei una pena estrema. 

mercoledì 4 aprile 2018

Una stanchezza che non è solo fisica

Credo che a volte la stanchezza che mi sento addosso sia piu’ esistenziale che biologica.
Ieri notte per esempio ho dormito e non ci sono state emergenze notturne, ma stamattina alle 6 alzarsi e’ stata una lotta immane.
Ho aperto gli occhi con una fatica indicibile ed e’ come se il corpo non volesse rispondere al comando della mente, che indicava che era tempo di levarsi dal letto.
Quando mi sento cosi’, mi rimane un cerchio alla testa per molte ore, mi sento gli occhi gonfi, e mi trascino fin quasi alle 11 di mattina: vado a pregare, faccio colazione, inizio tutti i lavori in ospedale, ma sono un po’ uno zombi.
Purtroppo anche il mio umore non e’ dei migliori in un giorno come quello.
Poi, verso fine mattinata, qualcosa inizia a cambiare nel mio metabolismo e mi sento meglio: sono quindi in grado di lavorare ininterrottamente (e spesso con una pausa pranzo di cinque minuti soltanto) fino a sera tardissimo.
E’ come se, nei giorni di “bassa” psico-fisica, io carburassi a diesel. Mi ci vuole del tempo per scaldare il motore e farlo girare a pieno ritmo, anche se poi tengo bene per moltissime ore.
Qualcuno mi dice che si tratta di depressione!
Io non lo so se sono depresso. Onestamente non mi sento tale, anche se ci sono dei momenti a Chaaria in cui rasenti la disperazione, quando tutto sembra crollarti addosso.
Poi basta un raggio di luce nella mia giornata e la speranza ritorna a fiorire, mentre il cuore si rinvigorisce nuovamente.

martedì 3 aprile 2018

I miracoli di Sign

Amos ha 7 anni ed e’ cosi’ piccolo da dimostrarne 5.
E’ impolverato e sporco, cosi’ come la mamma che non ha un solo dente sano.
Sono arrivati alle 8 di sera e mi han trovato ancora alle prese conl’ambulatorio.
Vengono dal Tharaka, e sono poveri... ragione fondamentale per una immediata intesa psicologica non verbale tra di noi.
Chiedo alla madre di dove sono, e mi dicono che provengono da Kathangacine. Gia’ la parola suscita in me un rispetto incommensurabile: 80 chilometri di sterrato che la donna si e’ fatta spendendo un sacco di soldi per essere trasportata fin qui a cavallo di una motocicletta cinese.
Ha viaggiato con Amos legato alla schiena in un pareo.
“Ad ogni asperita’ del terreno si metteva a strillare di dolore!”, mi ha confidato con le lacrime agli occhi.
Visito rapidamente il piccolo, e non mi ci vuole molta scienza per comprendere che il femore sinistro e’ spezzato in due. La madre insiste che si tratta invece del ginocchio, e non della coscia.

lunedì 2 aprile 2018

Lettera di un amico

Caro Beppe,
riflettevo sul bel post in cui parlavi di due persone con problemi psichiatrici, abbandonate fraudolentemente dai familiari nell’Ospedale e di tutti quelli che malati cronici, con l’AIDS o semplicemente vecchi che non hanno più parenti che si occupino di loro e restano, a tempo indeterminato in letti così pochi e preziosi.
Mi è venuta voglia di condividere alcune considerazioni: quando uno studente arriva, alla fine di un lungo percorso, ad ottenere la Laurea in Medicina e Chirurgia, di solito, ha due obiettivi: uno primario, curare i malati al meglio ed uno conseguente: diventare bravo nel suo lavoro per soddisfare il primo; questo giovane medico cercherà di studiare, di confrontarsi con Medici più esperti , di scalare, insomma le “vette del sapere”. 
Vi è tuttavia un rischio implicito che questo cercare di migliorarsi, di eseguire interventi o diagnosi e terapie sempre più difficili, allontani l’attenzione dalla persona che diventa prima “l’ospite della malattia” poi la sola malattia o addirittura l’organo malato. 
La persona che dobbiamo curare è ormai sfuocata, è quasi l’appendice di un problema tecnico da risolvere e quindi ci auguriamo di ricevere qualche caso più stimolante e difficile.

domenica 1 aprile 2018

La mia ultima paziente di oggi

Il giorno di Pasqua e' stato un misto di emozioni forti.
La Messa curatissima in ospedale con i malati.
Qualche momento di preghiera personale in cappella nel silenzio, momento rubato tra un paziente e l'altro e tra un'operazione e la prossima.
L'adorazione in cappella insieme ai Fratelli.
La cena stupendamente organizzata da Fr Giancarlo con i volontari e le suore.
Una passeggiata pomeridiana ritagliata nell'unico momento tranquillo prima dell'ennesimo cesareo.
La bella sensazione di essere in servizio anche il giorno di Pasqua, perche' i pazienti hanno bisogno di noi anche se e' festa.
La stanchezza del giro malati nel dopocena, quando anche devo preparare la lista operatoria per domani perche' oggi non avevo alcuno staff anestesiologico locale (a parte naturalmente la preziosissima Maria Grazia, che comunque e' una volontaria ed in genere non si occupa di questo aspetto).
Sto per andare a letto, quando vengo chiamato in ambulatorio per una paziente. Sono le 22.30.
E' sconvolgente quello che vedo, soprattutto perche' oggi e' Pasqua: alla giovane donna e' stata completamente amputata la mano sinistra, le arterie, ancora beanti, sanguinano abbondantemente e bisogna fermare l'emorragia. Le ossa sono esposte. La panga e' passata appena sopra il polso ed ha reciso radio ed ulna.

sabato 31 marzo 2018

Il pleniluvio di primavera

La luna in cielo splende raggiante e cosi' luminosa da permetterti addirittura di leggere un libro.
E' la prima luna piena di primavera...la luna di Pasqua.
Quest'anno il plenilunio pasquale ci ha portato un vero baby boom che dura ormai da vari giorni.
Da una settimana siamo oberati in maternita' come non succedeva da mesi.
Parti tutti i momenti, complicazioni qua e la', cesarei a ripetizione.
Siccome in questo periodo non ho volontari chirurghi o ginecologi al mio fianco, tocca a me gestire la sala operatoria completamente.
Ogni giorno preparo una lista impegnativa perche' i casi in attesa sono moltissimi, e quotidianamente la lista non riesco a finirla perche' in mezzo si inseriscono un sacco di cesarei e di altre emergenze (addomi acuti, appendiciti, gravidanze ectopiche e cosi' via).
Ieri abbiamo posticipato ben quattro operazioni, a motivo di quattro cesarei che hanno rallentato il lavoro programmato.
Alla lista di oggi ho quindi aggiunto solo quattro nuovi casi, nella speranza di farli tutti e otto.
Stasera alle 7, dopo altri quattro cesarei urgenti, stanchissimi e sudati, siamo riusciti a finire la lista dei casi rimandati di ieri.
Quelli programmati per oggi non li abbiamo neppure toccati. Ci siamo scusati con loro per l'inutile attesa e l'estenuante digiuno.
Li rimettiamo in lista per domani, sperando di riuscire a finire in tempi decenti visto che e' la domenica di Pasqua.

venerdì 30 marzo 2018

E' stato il diavolo!

La mamma e' agitatissima. Sono le 22 ed e' arrivata con un bimbo di un anno sulla schiena ed un altro sofferente che a mala pena cammina al suo fianco.
Il bimbo piu' grande ha appena 5 anni, piange e chiama la mamma.
Lei e' agitatissima e sembra in preda ad una crisi isterica.
Capiamo subito che il paziente e' il figlio maggiore perche' notiamo
che ha una grossa macchia di sangue sulla maglietta sporca.
Lo mettiamo in barella.
Lui piange ed ha paura.
Non so se ne abbia piu' di me o delle urla di sua madre.
Ha un piccolo taglio sulla parte superiore dell'addome dal quale fuoriesce una materiale che conosco bene. E' omento.
Il bimbo anche vomita il cibo che ha mangiato a cena.
La mamma non sta ferma e continua ad urlare che e' stato il diavolo.
Io cerco di calmarla e le dico che il diavolo non usa coltelli e che quella sembra una ferita penetrante da pugnale.

giovedì 29 marzo 2018

Dickens

Da tempo era seguito per un’idronefrosi destra.
Aveva eseguito un’ecografia addominale che confermava l’idronefrosi, ed una lastra diretta dell’addome dove si notava si’ una calcificazione che pero’ il radiologo dava come al di fuori del possibile tragitto dell’uretere.
E’ venuto a Chaaria disperato perche’ diceva che da mesi i dottori gli davano solo antinfiammatori e la sua situazione non migliorava affatto.
Ho ritenuto opportuno richiedere un’urografia, che ha in effetti rivelato la presenza di un calcolo incuneato a livello della giunzione vescico-ureterale destra.
Abbiamo scelto l’approccio tranvescicale, in quanto il calcolo pareva davvero intramurale… Bingo! Il calcolo era proprio li’!
Aperta la vescica con accesso extraperitoneale, sono subito apparsi i due meati ureterali: quello di sinistra era completamente normale e mingeva urina senza problemi; quello di destra appariva invece edematoso ed arrossato.
Con l’elettrobisturi abbiamo praticato una apertura di circa mezzo centimetro in senso caudo-craniale a partire dal meato, e cio’ e’ bastato ad esporre il calcolo.

mercoledì 28 marzo 2018

Il dramma di essere l'unico chirurgo

Stamattina la lista e' iniziata alle 8. Come al solito, passo in maternita' e mi viene riferito che e' tutto tranquillo.
Dico quindi di portare in sala la prima paziente della lista che deve sottoporsi a isterectomia.
In questo momento non ho volontari chirurghi o ginecologi ad aiutarmi...sono davvero solo!
Iniziamo l'operazione programmata, ma non appena arrivo a clampare il legamento rotondo dell'utero, dalla maternita' telefonano in sala dicendo che e' arrivata da fuori una partoriente con presentazione podalica in primipara.
La donna spinge ed una gamba del feto e' gia' fuori.
Ci sono momenti di panico.
Non so cosa decidere.
Non ho nessuno che possa continuare con l'isterectomia e d'altra parte possiamo perdere quel bambino se il parto podalico va male in una primipara...anche dall'altra parte c'e' bisogno di un cesareo urgente!
Mi consulto con Mbabu, il quale mi consiglia di far fare la spinale nell'altra sala e poi di andare a fare ii cesareo il piu' velocemente possibile, mentre la donna dell'isterectomia sarebbe stata tenuta in attesa sotto il controllo degli anestesisti e delle infermiere di sala, le quali avrebbero posto dei teli sterili umidificati sull'utero gia' esposto per la rimozione.

martedì 27 marzo 2018

Panga

Il pomeriggio ci vede di nuovo alle prese con un caso di umana ferocia e stupidita’.
Verso le 15.30 riceviamo una donna collassata ed imbrattata di sangue.
Ha un ginocchio “spappolato” da una pangata (panga e’ il termine swahili per machete): la ferita sanguina, ma la sutura in se’ e’ molto semplice. Il vero problema e’ la mano destra.
Un colpo di panga ha quasi completamente amputato il mignolo, che ora pende privo di vita, ed attaccato solo da un lembo di tessuti semi-dilaniati.
Molte arterie sono beanti e sprizzano sangue in tutte le direzioni. Ci affanniamo quindi a lavare la paziente ed a portarla in sala. Come mi aspettavo, il lavoro di “cucitura” sul ginocchio non dura piu’ di 15 minuti, ma la mano e’ un vero disastro.
Il primo pensiero e’ stato quello di chiudere le arterie, al fine di fermare l’emorragia. Poi e’ venuta la decisione piu’ difficile. Ho guardato la ferita; ho ponderato con attenzione, anche considerando che la donna non e’ mancina!
Ma ho dovuto concludere che quel dito non si poveva piu’ salvare.
Rapidamente sono quindi passato al “piano B”: ho tagliato il dito disarticolandolo ed evitando di segare ossa indenni, al fine di prevenire ulteriori infezioni. Poi ho richiuso lentamente... fortunatamente avevamo abbastanza cute, e siamo riusciti a fare un buon lavoro.

lunedì 26 marzo 2018

Puntare sul negativo

Ogni giorno curiamo e salviamo molte persone che si rivolgono a noi per cure.
I nuovi ricoveri e le dimissioni dopo guarigione sono quotidianamente piu' di 40.
Tutti quelli che migliorano vanno a casa e molto raramente ti dicono grazie...semplicemente se ne vanno.
A volte pero' qualcuno muore.
E' ovvio che capiti in un ospedale.
E' nella natura delle cose, perche' noi non siamo onnipotenti e le patologie incurabili ci sono ancora, cosi' come permangono le complicazioni, spesso inevitabili ed a volte letali.
Se e'vero che dei 39 che dimettiamo non abbiamo notizie, non riceviamo un saluto e magari neppure un sorriso; e' altrettanto vero che, se qualcuno muore, allora sempre trovi un parente arrogante che urla e fa problemi, che minaccia l'ospedale e ci accusa di incompetenza.
A nulla vale ricordare che non siamo Dio, e che la morte e' parte della vita.
Sono momenti tristi e stressanti attraverso i quali passo sovente.
Mi e' capitato anche oggi.
Sono esperienze devastanti per il morale: ti fanno dimenticare tutti i tuoi successi terapeutici e tutti i malati guariti e dimessi, e ti caricano di depressione e di paure per il futuro.
Ti chiedi allora:
"E' meglio impeganrsi e dare tutto, anche con il rischio che poi qualcuno di accusi della morte di un congiunto e che ti chiami incompetente?"

domenica 25 marzo 2018

Il dramma comincia quando già hai aperto la pancia

Anche ieri abbiamo avuto un addome acuto tremendo, ed ancora una volta ho perso cinque anni della mia vita nella tensione. Sempre ci sono le domande che ti poni: apro o mi astengo: e’ un addome chirurgico o medico? La mando in un altro ospedale? 
Ma cosa faccio se da questo ospedale lei gia’ ci viene, e la’ non hanno riconosciuto la diagnosi e l’hanno dimessa?
E poi, un addome acuto puo’ essere di tutto: da banali aderenze che puoi lisare senza problemi ad un volvolo che semplicemente devi derotolare, ad una invaginazione che con pazienza riesci a risolvere.
Ma, dopo aver aperto l’addome, e’ possibile trovarsi di fronte a delle anse necrotiche ed alla necessita’ di fare delle resezioni intestinali in emergenza. Oppure puo’ essere una perforazione di ulcera peptica, o una perforazione ileale da tifo, e devi quindi essere pronto a delle rafie non semplici.
Il caso di ieri per esempio alla fine era una brutta perforazione nei pressi della valvola ileo-cecale: di suturare semplicemente non se ne poteva neppure parlare, perche’ la sutura non avrebbe tenuto. 

Rivista Incontri - Mese di Marzo 2018



I derelitti

Ne abbiamo sempre tanti qui in ospedale, ma qualche volta sono cosi' abbandonati che di loro non sappiamo proprio niente, neppure il nome.
E' il caso di due psichiatrici, un uomo ed una donna, che sono stati abbandonati nella nostra sala di attesa durante la confusione del lungo sciopero del 2017 
Ce li siamo trovati li' seduti alla sera.
Non sapevano nulla. Non conoscevano alcun nome di familiari.
Ovviamente sono stati abbandonati qui di proposito.
Ora, dopo quasi un anno, sono ancora con noi.
Abbiamo cercato in tutti i modi di capire da dove venissero, ma siamo
praticamente disperati...nessuna notizia e nessuna traccia di parenti o conoscenti.
Vivono con noi. Non sono malati, ma non sappiamo dove mandarli.
La donna e' molto tranquilla e non da' alcun disturbo. L'uomo e' molto piu' problematico perche' nella sua confusione mentale tenta spesso di fuggire.

venerdì 23 marzo 2018

Impotenza

Abbiamo ricoverato la piccola Kendi alle 8 in punto.
Ha circa nove mesi di vita, e pesera’ sui cinque chilogrammi; ma forse meno.
La mamma continua a piangere di fronte al corpicino della sua piccola, continuamente scosso dalle convulsioni, e rovente come acqua in ebollizione.
Il valium, somministrato per retto alla bimba per ben due volte, non e’ servito a nulla e Kendi continua ad essere “agitata” da movimenti grotteschi della bocca, degli occhi e degli arti. Con cadenza quasi ritmica si inarca sulla schiena e diventa simile ad un semicerchio.
Non e’ cosciente ma, a vederla cosi’, pare che debba provare un sacco di dolore. Respira malamente, come se avesse una pentola a pressione nel torace.
Ho paura, ma ordino ugualmente che le si faccia del barbiturico in vena. Lo so che c’e’ il rischio che smetta di respirare a causa del sinergismo con il valium; ma, se non agiamo in tutta fretta, il suo cervello verra’ ridotto in poltiglia dai prolungati attacchi epilettici.
Gli infermieri mostrano qualche esitazione di fronte alla mia prescrizione, ma non fanno obiezione di coscienza a priori, e, dopo un breve dialogo, mi offrono piena collaborazione.
La madre si dispera e mi dice che e’ la prima volta che capita, e che la bimba non e’ epilettica.

giovedì 22 marzo 2018

Il sudato articolo sul carcinoma dell'esofago

Finalmente siamo riusciti a pubblicarlo! Ci ho messo molti anni a farlo!
Mi ero quasi scoraggiato e volevo buttare la spugna! Ma chi la dura la vince.
L'articolo raccoglie la casistica dell'ambulatorio di endoscopia digestiva a Chaaria, nel periodo compreso tra il 2010 ed il 2017.
Ho chiesto aiuto a molta gente in quanto non sapevo come impostare lo studio, mancandomi sia il tempo che le conoscenze epidemiologiche necessarie.
La mia esperienza clinica mi diceva comunque che ci troviamo di fronte ad una grave epidemia di carcinoma dell'esofago per la quale le autorita' sanitarie sembrano fare orecchio da mercante.
La ricerca che abbiamo fatto per questo articolo ci ha permesso di dimostrare che, non solo il Kenya si trova in un'area di elevata incidenza, ma anche che la nostra zona ha una concentrazione di malattia veramente impressionante e superiore a quella di molte aree del Paese.
Nell'articolo abbiamo cercato sia di esporre il problema e sia anche di analizzare le possibili cause di tale elevatissima incidenza.
Ovviamente molti studi vanno ancora fatti per comprendere l'eziologia del carcinoma dell'esofago nella nostra zona ed in Kenya in generale.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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