Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 27 marzo 2017

Come un'epidemia

E’ diventato così frequente che i pazienti scappino dall’ospedale…una specie di epidemia.
Davvero tanti nelle ultime settimane!
Sovente si tratta di pazienti psichiatrici che non riusciamo a contenere a causa del numero elevatissimo di ricoverati...sfuggono al nostro controllo e scompaiono.
Altre volte invece sono persone che, ad occhi aperti, decidono di intrufolarsi nella folla durante l’orario di visita, e di sparire per paura del conto dell’ospedale...per altro sempre del tutto negoziabile e generalmente basso.
Gli psichiatrici quasi sempre li troviamo: scappano con il pigiama dell’ospedale e sono facilmente riconoscibili.
Gli altri invece normalmente la fanno franca perchè in qualche modo riescono ad avere vestiti civili da qualche complice, e per noi è praticamente impossibile trovarli.
La nostra paura più grande quando qualcuno scappa, è che gli succeda qualcosa, che in qualche modo il fuggitivo possa avere dei danni fisici e che poi noi possiamo essere considerati responsabili in quanto era ricoverato... e quindi sotto la nostra responsabilità.
Finora è sempre andata bene, con l’aiuto della Provvidenza: nessuno è morto e generalmente “gli evasi” psichiatrici vengono ritrovati.

domenica 26 marzo 2017

Mai mi abituerò alla morte in sala

Bisognava fare qualcosa per tentare di salvarle la vita.
Le sue condizioni erano pessime.
Diabete scompensato che le aveva causato una osteomielite del piede sinistro con gangrena umida e puzzolente ormai fino al ginocchio.
Febbre e stato settico; insufficienza renale cronica, probabilmente legata al diabete.
L’unica speranza di sopravvivenza stava nell’amputazione: ne avevamo parlato a lungo nel tanfo quasi insopportabile che circondava il suo letto. Dapprima non voleva, e si era poi convinta dopo vari giorni di ripensamenti e solo al vedere quell’arto putrefarsi sotto i suoi occhi.
Eravamo entrati in sala pieni di speranza: la glicemia era controllata dall’insulina, l’emoglobina era al di sopra dei 10 grammi; la creatinina purtroppo era 2... ma dovevamo agire comunque, prima che uno shock settico si portasse via la nostra malata.
Io e Makena eravamo già “lavati”, in attesa che l’anestesista facesse la spinale. Nessuno avrebbe potuto prevedere quanto sarebbe successo di lì a breve.
Infatti, non appena l’operanda era stata messa in posizione orizzontale, si è verificato un calo pressorio importante e l’arresto respiratorio.

sabato 25 marzo 2017

Il parto a casa

E’ ancora molto frequente nei villaggi attorno a Chaaria.
Le complicazioni di questa pratica sono moltissime, ma oggi condivido con i lettori quella che più frequentemente osserviamo nel nostro ospedale.
Si tratta della placenta ritenuta.
E’ abbastanza frequente ricevere una donna che ha partorito a casa con successo, ma che non è riuscita a secondare la placenta. 
Si tratta di una complicazione molto rischiosa per la vita della partoriente, in quanto una placenta ritenuta può causare perdite ingenti di sangue in pochi minuti: ciò significa che una donna che magari è già relativamente anemica a causa di una splenomegalia o di una malaria ricorrente, può raggiungere livelli di emoglobina pericolosi per la vita in pochissime ore.
L’arrivo in ospedale a Chaaria è spesso ritardato da vari fattori, come per esempio le condizioni delle strade, o la disponibilità di un matatu che possa trasportare fin qui la donna. In genere passa parecchio tempo dal parto al ricovero.

venerdì 24 marzo 2017

Transgender in Africa

La storia di John è drammatica ed in qualche modo emblematica delle sofferenze a cui queste persone vanno incontro in una società come questa, per certi versi molto impreparata a questo tipo di problematica. 
I transgender, soprattutto se poveri, pagano anche un caro prezzo che deriva dal fatto di non poter accedere a chirurgie altamente specialistiche, come sarebbero necessarie in casi del genere.
Alla nascita ai genitori è parso un maschio, anche se i genitali esterni erano in qualche modo non proprio normali.
Lo hanno educato come un maschio, gli hanno parlato al maschile, lo hanno chiamato John, ecc, ecc.
John è andato alle elementari ancora credendo di essere un maschio (e sentendosi via via più a disagio in quella connotazione psicologica), ma poi, giunto alle classi più alte, a John è cresciuto un abbozzo di seno propriamente femminile.
Potete immaginare il bullismo e la cattiveria degli altri bambini, oltre che la discriminazione da parte dei maestri!
I genitori hanno quindi deciso di portarmelo, per vedere se lo potevo aiutare. Erano i primi anni di Chaaria, anni in cui la mia esperienza chirurgica era ancora embrionale.

giovedì 23 marzo 2017

Che forza questa mamma!

E' stata ricoverata dopo le 19 in distress respiratorio severo.
Linet è una bambina di circa un anno, in condizioni di nutrizione e di idratazione apparentemente normali.
Il peso corporeo è di 10 chilogrammi, e non appare disidratata.
All'ingresso, il respiro era davvero pessimo, quasi un "gasping": l'auscultazione polmonare un disastro, tanto da farci pensare ad una ARDS (sindrome da distress respiratorio acuto). Non c'era febbre, ma la piccola aveva comunque delle convulsioni parziali alla bocca.
Ci è sembrata incosciente sin dal primo momento.
La mamma arrivava da un altro ospedale ed aveva con sè una lastra del torace, molto difficile da inquadrare con chiarezza, ma comunque abbastanza suggestiva di polmonite atipica o di tubercolosi.
La saturazione di ossigeno della bimba era bassissima, a circa 65%.
Abbiamo prima di tutto cercato un accesso venoso, che la bravura delle nostre infermiere ha trovato sullo scalpo: con questa via abbiamo somministrato immediatamente del diuretico.
Poi, a motivo della lastra del torace, abbiamo preferito iniziare subito la terapia antitubercolare, assieme a Rocephin e ad un macrolide (per essere sicuri di colpire anche i batteri intracellulari responsabili delle polmoniti atipiche): abbiamo sparato il più largo possibile.
Per le convulsioni abbiamo instaurato la terapia con il phenobarbitone, mentre abbiamo incominciato la terapia con chinino endovena anche prima di avere il risultato della malaria.
Naturalmente Linet è stata sotto ossigenoterapia dal primissimo momento.

mercoledì 22 marzo 2017

Lezioni di fede

Oggi in ambulatorio incontro un anziano signore musulmano che ricordo molto bene.
Viene da lontanissimo, da North Horr, vicino al lago Turkana...per arrivare a Chaaria ci vuole un viaggio tremendo su strade sterrate, un viaggio che può durare anche tre giorni.
Lo vedo seduto pazientemente in ambulatorio mentre sgrana il suo rosario islamico.
Mi sorride.
Credo che abbia capito che mi ricordo di lui.
Rispondo al sorriso, e gli chiedo subito come sta. Poi vado al sodo immediatamente e gli domando notizia del suo paziente.
Mi ha detto: “è qui fuori, ed abbiamo ricevuto l’esame istologico” Qualcosa non mi quadra.
L’esame istologico del paziente che intendevo era arrivato da tempo ed era maligno.
Lo chiamo in ambulatorio, gli dico di accompagnarmi il paziente, e mi rendo conto che lui sta parlando di sua figlia che in effetti avevo operato di laparatomia.
La ragazza fortunatamente sta bene, ed il risultato bioptico è incoraggiante: si tratta di tubercolosi peritoneale.
Meno male che non è un tumore! Dalla tubercolosi si guarisce, ed i farmaci ce li abbiamo!
Ma io non sono soddisfatto e gli chiedo ancora: “oltre a tua figlia, tu eri qua anche con un giovane che era addirittura un Iman nella tua comunità. Lo avevamo operato due volte per un tumore addominale, e poi lui aveva chiesto di essere dimesso prima di un terzo intervento perchè si sentiva esausto...aveva rifiutato decisamente la possibilità di tornare in sala...come sta lui?”

martedì 21 marzo 2017

Tragedia nel cuore della notte

Sono le due di mattina e suona il cicalino di nuovo... e sono due notti di fila!
E’ durissima per me svegliarmi perchè sono estremamente affaticato.
Al telefono Eunice parla in modo concitato ed io sono così assonnato che faccio fatica a seguire quello che dice. 
Mi pare di aver capito che ci sia una partoriente trasportata con ambulanza da una maternità del Tharaka. Parlano di emorragia ante-partum e di battito cardiaco fetale molto debole.
Mi alzo e cerco di dirigermi in fretta verso l’ospedale con l’idea che si sarebbe dovuto organizzare un cesareo d’urgenza.
Arrivato in sala parto mi rendo però conto del dramma: la donna è senza vita; attorno alla bocca si vedono i rimasugli di recenti episodi di vomito.
Prima che io possa chiedere alcunchè, Eunice mi dice che le pare di aver sentito un esile battito fetale ancora presente e mi spinge a fare in fretta l’ecografia di conferma nell’estrema speranza di estrarre da quel corpo ormai defunto un bambino ancora vivo.
L’eco d’urgenza però ci gela tutti: anche il bimbo è morto, ma in addome vedo una quantità enorme di sangue.

lunedì 20 marzo 2017

Benvenuto a Chaaria 2017

Carissimo/a

Grazie d’essere venuto qui a Chaaria per condividere con noi questo periodo di servizio. Vogliamo aiutarti ad inserirti in questa nuova realta` presentandoci e dandoti alcune indicazioni.
Siamo una Comunita` religiosa di Fratelli a servizio dei piu` poveri.
Non siamo preti, siamo consacrati a Dio con i voti di poverta`, castita`, ubbidienza e viviamo insieme.
Operai, infermieri, cuochi e guardiani sono impiegati dalla missione per l`assistenza degli ospiti nei vari settori.
Preghiera e lavoro scandiscono le nostre giornate con qualche momento di vita comunitaria. 
Se vuoi puoi condividere con noi alcuni momenti di preghiera; 6.30 Lodi, 6.50 S.Messa in parrocchia, 20 vespri. Nei giorni festivi c`e` la S.Messa in parrocchia alle ore 7 in inglese ed
alle 10.30 in kimeru. Abbiamo anche la S. Messa domenicale in ospedale insieme ai malati alle ore 9.
Poiche` condividiamo la stessa casa, per favorire un rispetto reciproco ti proponiamo alcune indicazioni:

5 per mille


85bc5794ece03544754bd459cbbaa769.jpg
DONA IL TUO 5 x 1000
All'Associazione Volontari Cottolengo Mission Hospital Chaaria - Kenya (ONLUS)
9861b740d857e8a3eb90c41939f5dbd5.jpg
Per esprimere la tua scelta a favore dell' Associazione Volontari Cottolengo Mission Hospital Chaaria - Kenya (ONLUS), basta mettere una firma nell’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e indicare nello spazio sottostante il codice fiscale della nostra ONLUS:

97653480018



Il contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), firmando in uno dei cinque appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione (Modello Unico PF, Modello 730, ovvero apposita scheda allegata al CUD per tutti coloro che sono dispensati dall’obbligo di presentare la dichiarazione).
È consentita una sola scelta di destinazione.
Oltre alla firma, il contribuente può indicare il codice fiscale del singolo soggetto cui intende destinare direttamente la quota del 5 per mille. I codici fiscali dei soggetti ammessi al beneficio sono consultabili negli elenchi pubblicati.
Per destinare la quota del cinque per mille al comune di residenza è sufficiente apporre la firma nell'apposito riquadro.


Attenzione:
la scelta di destinazione del 5 per mille e quella dell'8 per mille (Legge 222/1985) non sono in alcun modo alternative fra loro.



domenica 19 marzo 2017

Che brava quest'infermiera!

"Non la conoscevo. Non era qui l'anno scorso quando sono venuta per il volontariato", mi dice la Dottoressa Elisabetta.
"Non puoi conoscerla perchè è qui solo da alcuni mesi. L'abbiamo presa in sostituzione di un'altra infermiera che ci ha lasciati di punto in bianco senza neppure un giorno di preavviso", le rispondo io.
"Lei mi sembra proprio brava, motivata ed interessata. Anche con le mamme in sala parto ci sa davvero fare. Ha tanta voglia di imparare e quindi me la seguo un po' io, per farla crescere", riprende la ginecologa-volontaria.
"Sono perfettamente d'accordo, perchè anche a me pare una potenziale risorsa per l'ospedale".
Quattro giorni dopo la conversazione che ho appena riportato, l'infermiera in questione è sparita senza preavviso. Ha semplicemente detto una sera che non si sentiva più di continuare a lavorare qui a Chaaria e se n'è andata, lasciandoci nuovamente con un posto vacante in maternità ed accrescendo il nostro senso di frustrazione con il personale infermieristico.

sabato 18 marzo 2017

Ma è finito davvero lo sciopero?

Oggi avevamo deciso per una lista operatoria non troppo pesante, sia perchè ieri sera le emergenze erano finite a mezzanotte, e sia perchè già alle 6 eravamo stati chiamati per un altro cesareo urgente.
La mattinata è andata abbastanza bene e ci siamo portati avanti con la lista. Per il pomeriggio avevamo lasciato solo 3 interventi e la nostra previsione era di concludere tranquillamente per le 18.
Ma abbiamo fatto i conti senza l’oste.
Nel pomeriggio è stato un susseguirsi continuo di cesarei urgenti riferiti da altre strutture rurali (7 tra le 14.30 e le 20.30), e nel frattempo siamo stati massacrati dai pazienti ambulatoriali.
Anche oggi quindi non siamo riusciti a finire la lista e tre pazienti sono arrabbiati con noi per essere stati digiuni ad aspettare e poi non essere stati operati.
Pure oggi arriviamo a sera stremati e con la percezione che ormai a Chaaria non ci sono più orari, nè di giorno, nè di notte.

venerdì 17 marzo 2017

Addome acuto in gravidanza

Non ho scritto prima perchè non sapevo come sarebbe andata a finire.
Ma oggi è stata dimessa, ed è andato tutto bene!
Quando capita un addome acuto in gravidanza, non sappiamo mai che pesce pigliare.
Per noi è come un labirinto dove non sai che strada prendere: se non intervieni, la paziente può morire, perchè l’addome acuto è generalmente causato da una condizione morbosa molto seria...però, l’operazione stessa può causare un aborto, e la malata od i suoi familiari ti possono accusare di aver causato la perdita della gravidanza tu stesso con l’intervento chirurgico.
Mi è successo infatti molto recentemente: era un volvolo intestinale con necrosi di una lunga ansa ileale. La paziente era in condizioni critiche. Abbiamo dovuto resecare le anse morte e ristabilire la canalizzazione. 
L’intervento è andato bene, ma la notte seguentela donna ha avuto contrazioni ed ha perso la sua gravidanza di sei mesi.
Ovviamente il marito ha dato la colpa a me, ed ha detto che sono stato io ad uccìdere suo figlio... senza minimamente pensare che, più esattamente, ero stato io a salvare la vita di sua moglie!

Rivista Incontri - Mese di Marzo 2017



giovedì 16 marzo 2017

Una nuova pubblicazione

Nonostante lo sciopero ed il superlavoro che per adesso non accenna a diminuire, in questi mesi abbiamo mantenuto vivo il nostro interesse scientifico ed accademico. 
L'articolo che oggi la rivista medica EAST AFRICAN MEDICAL JOURNAL ha accettato di pubblicare e' nato da una bella collaborazione tra noi ed I volontari di Cagliari. E' stato scritto a piu' mani, in parte in Italia ed in parte qui a Chaaria.
Si tratta infatti del difficilissimo caso clinico della bambina morsa dal serpente e resa completamente storpia dalla necrosi della tibia e dalla deformazione ossea conseguente.
Il Dr Luciano Cara, insieme ai giovani collaboratori italiani dr D'Aquila e dr Maltesi, e con l'aiuto della dottoressa Makandi e del sottoscritto, ha eseguito un intervento chirurgico straordinario che ha permesso alla bambina di tornare a camminare, seppure con stampelle. 
A maggio seguira' un'altra operazione con la speranza di riportare la paziente alla normalita'.
Nell'articolo abbiamo voluto condividere questa straordinaria esperienza di collaborazione scientifica intercontinentale a favore di una poveretta che per anni non era stata operata a motivo della mancanza di fondi.
Ed intanto Chaaria rimane sulla breccia anche nel mondo piu' prettamente scientifico ed accademico.
Inutile nascondere che siamo molto contenti anche della nostra attivita' scientifica e del fatto che importanti riviste internazionali pubblichino I nostri lavori.

Fr Beppe




mercoledì 15 marzo 2017

Sciopero ufficialmente finito

Sono stati cento giorni di sofferenze indicibili per i pazienti che non potevano permettersi le cure in ospedali privati e non abitavano vicino ad un ospedale missionario.
Sono stati cento giorni anche di morte, per molti che non hanno potuto essere curati: non posso non pensare alle contee più povere dove non ci sono ospedali missionari, ed allo stesso tempo non posso dimenticare le centinaia di pazienti che al Kenyatta National Hospital a Nairobi non hanno potuto avere chemio o radioterapia.
Nel mio piccolo, quante morti ho visto qui a Chaaria in questo periodo: a volte arrivavano troppo tardi; altre volte erano già morti prima dell'arrivo perchè avevano viaggiato per giorni prima di trovare un ospedale aperto. Quanti neonati che ho visto morire si sarebbero salvati in condizioni migliori, se la mamma fosse venuta in tempo per il cesareo!
Per noi sono stati cento giorni di fatica immensa, di notti insonni, di orari incredibili di giorno e di notte.

martedì 14 marzo 2017

Notte e giorno

I pazienti arrivano a frotte e non ce la facciamo proprio più.
E' molto dura quando, come oggi, hai ben tre chiamate durante la notte (a mezzanotte, alle tre ed alle quattro e mezza), e poi devi continuare tutto il giorno non-stop, saltando anche la cena e rimanendo in sala fino alle 23.
L'area più critica rimane certamente la maternità, dove spesso dobbiamo far partorire anche sul pavimento perchè non ci sono barelle a sufficienza.
Le liste operatorie sono ormai ipotetiche, e sempre molto condizionate dal numero dei cesarei urgenti, totalmente fuori controllo ed impossibili da prevedere.
Abbiamo ambulanze in continuazione da altre strutture che ci portano pazienti gravissimi, e noi qui a boccheggiare ed a fare tutto quello che possiamo, con le poche forze che ci rimangono.
Certo che in questa situazione ai pazienti non riusciamo a dare il massimo, ma posso assicurarvi che a loro diamo tutto quello che possiamo.

fr Beppe

lunedì 13 marzo 2017

Finalmente di nuovi aperti

Oggi abbiamo accolto la nuova dentista di Chaaria, dopo due settimane di chiusura in cui Eunice ed il sottoscritto hanno fatto quello che potevano per continuare almeno con le estrazioni.
La nuova collega ha preso servizio oggi, in un lunedì super-affollato, ed ha quindi già assaggiato il carico di lavoro del nostro ospedale.
Da oggi quindi a Chaaria facciamo di nuovo anche l'odontoiatria conservativa, con otturazioni e cure canalari...proprio come prima!
Un altro incubo sembra quindi concluso!
Un altro piccolo tassello ritorna a posto in quel mosaico così instabile che è Chaaria, dove spesso e volentieri ci troviamo a dover sostituire membri dello staff che ci lasciano repentinamente, a volte senza neppure un preavviso.
Speriamo che la nuova dentista si fermi a lungo, ma per adesso non ci vogliamo pensare e gioiamo del suo arrivo.
Faremo del nostro meglio perchè si trovi bene con noi.
Mi auguro anche che qualche volontario venga ad aiutarla qualche volta.

Fr Beppe


domenica 12 marzo 2017

Florence

Her story is similar to many others we encounter in our daily activity in Cottolengo Mission Hospital.
She is a 40 year-old woman who got an exposed fracture of tibia and fibula after being attacked with a machete by her partner in August 2016.
She was taken to Meru Government Hospital where the fracture was reduced with an exofix, up to when the skin lesions would recover completely.
She had been in hospital ever since.
A new X-Ray indicated the need for an internal fixation, because there was fracture mal-union.
But the problem was economical: already it had been so difficult to raise the money necessary to buy the external fixator; now she could not afford anything anymore.
Actually her family situation was not good at all.
She is an orphan of both parents, firstborn of 4 children: therefore she has been taking care of the younger brothers since the parents died, mainly through agricultural work: she had in fact inherited a npiece of land from her dad, and she cultivates coffee.
She has a 3 year-old child from a relationship with a married man, the same who has been responsible of the violence which led to her bad fracture. After the attack she has not been with that man any more.
Unfortunately, all those misfortunes have led her into drunkenness and abuse of local alcoholic beverages, which have greatly contributed to further misery for her and her child, who is now living with one of her sisters.

sabato 11 marzo 2017

Più violenza del normale

Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad un incremento esponenziale dei casi di violenza fisica.
Un mese fa un cadavere è stato trovato nel torrente vicino all'ospedale. La polizia pensa che lo sconosciuto sia stato ucciso e poi buttato in acqua perchè fosse portato lontano.
La settimana scorsa una persona è arrivata in ospedale machetata ovunque, e non siamo riusciti a salvarla.
E' recente il caso di due cugine che hanno litigato a causa di un uomo: sono arrivate alla panga, ed una ci ha rimesso la vita.
Oggi c'è stato il funerale di un nostro vicino che qualcuno ha strangolato in strada, per poi inscenare anche una improbabile impiccagione che avrebbe dovuto simulare un suicidio.
I casi di attacchi con panga e varie armi da taglio sono in notevole aumento, così come le esecuzioni esemplari in cui ai ladri di miraa viene amputato il braccio, lasciandolo poi morire dissanguato.
Abbiamo messo un fissatore esterno ad una persona che ha le ossa del gomito praticamente esplose dopo un colpo di arma da fuoco.
Oggi abbiamo estratto un pezzo di pugnale dall'avambraccio di un altro sventurato.
Non so se si tratta davvero di un aumento assoluto dei casi di violenza o se anche questa impressione derivi dal fatto che le strutture aperte sono davvero poche, e quindi molti di più si rivolgono a noi.

venerdì 10 marzo 2017

Difficile quantificare la sofferenza dei poveri

Dalli'nizio di questo sciopero, noi siamo certamente stati un porto sicuro in cui molta povera gente ha potuto trovare un aiuto ai suoi problemi di malattia.
Abbiamo aiutato tutti, e nessuno è stato mandato via, nè perchè eravamo troppo pieni e neppure perchè non avevano soldi.
Dall'inizio di gennaio ad oggi i ricoveri ospedalieri hanno superato ormai i 2500, mentre gli interventi chirurgici sono stati già 1105.
E la contea di Meru è in una situazione molto favorevole perchè ci sono alcuni ospedali missionari che sono sempre stati aperti dall'inizio di questa agitazione sindacale direi selvaggia. 
Ma molte zone stanno molto peggio...
Quando penso al Nord del Kenya ed a varie aree della costa e dell'ovest, dove non ci sono strutture sanitarie di carattere missionario, mi chiedo quanta gente sia morta fino ad oggi per mancanza di cure mediche.
Anche in questo momento (alle 22.30) stiamo ricoverando ed assistendo alcune persone machetate ovunque da dei malfattori...ma Chaaria è aperto, e noi ci siamo 24 ore al giorno, con dedizione anche se con estrema fatica.
Non posso non pensare ai machetati delle regioni settentrionali e desertiche dove non ci sono ospedali aperti. Certamente muoiono dissanguati o di infezione!

giovedì 9 marzo 2017

Chiuso

E così, dall'inizio di marzo, il nostro servizio odontoiatrico è temporaneamente chiuso.
Il nostro dentista ci ha lasciato a fine febbraio, e gli sforzi da noi fatti non ci hanno permesso di trovare un sostituto in tempi tanto brevi da prevenire la paventata chiusura temporanea.
Ci sono però speranze, in quanto già la settimana prossima dovrebbe iniziare una giovane dentista kenyana, che speriamo si trovi bene e si fermi.
La chiusura del gabinetto odontoiatrico è quindi triste sì, ma fortunatamente temporanea.
Inoltre si tratta di una chiusura parziale, perchè comunque le estrazioni continuiamo a farle anche adesso, al fine di dare un po' di continuità fino al giorno in cui inizierà la nostra nuova
collaboratrice.
Vi terrò informati sugli sviluppi futuri.

Fr Beppe


mercoledì 8 marzo 2017

Ormai ridotti così...

Di notte ormai i pazienti li dobbiamo sistemare per terra, su tutti i marciapiedi delle verande dell'ospedale.
Nelle camere non c'è più posto neppure se i malati sono tre per letto.
Tutte le panche delle sale di attesa sono trasformate in letti nella notte, anche se per la nostra gente lo sbalzo termico notturno è abbastanza forte.
Tutto quello che possiamo offrire sono coperte, alcune da usare come materasso, perchè anche questi sono finiti, pur continuando ad acquistarne.
La stanchezza è immensa e soprattutto alla notte le continue emergenze sono diventate un incubo: cesarei, raschiamenti uterini, ma anche tremendi episodi di violenza.
Ieri notte per esempio abbiamo ricevuto un uomo machetato in tutte le parti del corpo. Soprattutto il volto ed il cranio erano impressionanti a motivo delle ferite profondissime. Pare che i facinorosi volessero addirittura staccargli la lingua, a giudicare da quanto hanno infierito nella regione attorno alla bocca.
I nostri sforzi per suturare e per rianimare sono stati inutili, ed il poveretto è deceduto a causa delle ferite e dei danni agli organi interni.

martedì 7 marzo 2017

Buona festa delle donne

Non le vedi ma le noti…
L’osservazione del loro incessante quotidiano e’ nutrimento per la mente che senza tregua ripropone una dopo l’altra le loro immagini…
Le vedi uscire dalla foresta con qualche carico di legna sulle spalle.. ricurve sotto quel peso.. precedute da una piccolina che diventera’ come loro, figlie di una condizione radicata che non da’ loro ne’ giusto peso ne’ giusto spazio…
Piccole lavoratrici educate sin da giovani al “compito della donna”: le vedi portare sciabole taglienti piu pesanti di loro, o tirare a stento un carretto carico d’erba... e ancora, camminare veloci prima dell’imbrunire accanto a qualche fratello mentre riportano a casa il bestiame.
Sono volti di piccole bimbe che richiamano quelli ancor piu’ espressivi e significativi delle madri.. donne che ormai portano i segni di quest’ Africa costruita su tante gocce di sudore che hanno il sapore umano di madri, figlie, lavoratrici, e comunque sempre donne.

lunedì 6 marzo 2017

Bollettino di guerra

Nelle ultime due settimane ci siamo confrontati in maniera veramente pesante con la traumatologia: la ragione principale sono stati gli incidenti della strada, per lo più causati da matatu e mototaxi. 
Non sono però mancati altri tipi di eventi, come cadute da alberi e atti di violenza.
Abbiamo avuto quattro pazienti con gravi traumi cranici: due hanno riportato ematomi intracerebrali che il Dr Nyaga ha deciso di non operare e di trattare con terapia medica. Entrambi sono rimasti in coma a lungo, ma, contro ogni nostra aspettativa, sono pian piano rinvenuti ed hanno recuperato quasi completamente, senza neppure riportare crisi epilettiche residue.
Un altro degente, dopo scontro frontale tra due moto-taxi, ha avuto ferite lacero-contuse del volto e fratture comminute del massiccio facciale con pneumo-encefalo (cioè con aria nella scatola cranica).
Inoltre ha riportato una lacerazione profonda della sclera dell’occhio sinistro da cui abbiamo notato una deiscenza persistente di umor vitreo per vari giorni. 
Non avendo avuto la possibilità di mandarlo ad un chirurgo maxillo-facciale, abbiamo deciso che che le multiple microfratture si sarebbero consolidate da sole. 

domenica 5 marzo 2017

La morte

Veder morire una persona per cui ti sei impegnato tantissimo e’ sempre una sconfitta gravissima per un medico. 
Se poi questo malato era giovane e lascia dietro di se’ una piccola creatura orfana ed un consorte affranto, il senso di fallimento diventa doloroso e frammischiato a innumerevoli sensi di colpa: “ho fatto veramente tutto quello che potevo? Dove ho possibilmente sbagliato?”
A questo si aggiunge l’angoscia di dover affrontare i parenti: la paura di non saper far fronte alle loro emozioni; il timore che, in un momento di rabbia, ti accusino anche di cose che non hai fatto.
La profonda depressione che segue la morte di un malato affidato alle tue cure non e’ un segno di “delirio di onnipotenza”: lo sappiamo tutti che in medicina ci sono battaglie perse in partenza, ed altre che hanno alte percentuali di sconfitta. 
Ci rendiamo conto che ogni procedura da noi eseguita ha delle percentuali di mortalita’ che sono ormai conosciute in tutto il mondo e documentate in letteratura. Ma quando quel “per cento” riguarda te e la persona per la cui sopravvivenza stavi lottando, le cose cambiano. Il mondo sembra crollarti addosso. 

sabato 4 marzo 2017

Sempre a grappolo

Non so se capita anche in altri ospedali, ma a Chaaria sembra che le complicazioni capitino sovente tutte insieme, in una specie di grappolo.
Se ricevi un paziente con perforazione intestinale da tifo, aspettane due o tre altri nei giorni seguenti...e poi magari la condizione rimane silente per mesi.
Lo stesso dicasi per esempio delle perforazioni di ulcere gastriche o duodenali. Ne puoi avere anche due in una giornata, e poi per mesi non ne operi più.
Oltre a tantissime altre complicazioni che ci hanno davvero massacrato, possiamo dire che oggi è stato il sabato delle gravidanze extra-uterine: tre nello stesso giorno, e tutte e tre a sinistra.
Un altro grappolo del genere ci era successo quasi un mese fa, quando Serena era a Chaaria, ed anche lei si era stupita che poi le ectopiche erano come scomparse nelle settimane seguenti.
Vai a capire come mai succede questo!

Fr Beppe


venerdì 3 marzo 2017

Sono le 23

Sono le 23 e sono stremato.
Vorrei andare a letto, visto che ieri le emergenze sono state molte durante la notte ed ho dormito pochissimo.
Invece Harriet arriva a darmi la notizia che sempre temo di più quando, assonnato ed esausto, sto per lasciare l'ospedale.
"Questa mamma è arrivata alle due del pomeriggio, ma nella confusione continua di questi giorni in qualche modo è stata dimenticata. Era stata ricoverata per un cesareo perchè aveva un centimentro di dilatazione e storia di due pregressi cesarei. noi però siamo stati travolti dal vortice delle cose e ce la siamo persa. Lei quindi si è messa in travaglio ed ora è tutta sudata; ha contrazioni forti e la dilatazione è ormai di 7 centimetri", mi confida candidamente la mia infermiera.
Non posso fare lo struzzo.
Il cesareo va fatto anche se sto da cani e mi sento a pezzi.
Meno male che la spinale mi viene subito e possiamo iniziare l'intervento in pochi minuti.
E' una cicatrice brutta e verticale, come si facevano una volta...qui nelle strutture pubbliche le usano ancora!
Appena aperto il peritoneo, vediamo uno strano liquido verde fuoriuscire in modo minaccioso: sembra materiale fecaloide.
Cosa sarà?
Non abbiamo di certo perforato un'ansa intestinale perchè non c'erano aderenze alla parete addominale!
Apriamo un po' di più e vediamo il cordone ombelicale appena sotto la cicatrice.
"Accidenti! E' una rottura d'utero!!!".

giovedì 2 marzo 2017

Kaburu, un miracolo che sia vivo

Sono le 6.30 e sto guidando la preghiera nella nostra cappellina. Ho appena intonato il canto dell’inno quando si apre la porta della chiesa e vedo entrare uno dei watchmen della notte: ha con sé il pesante bastone, veste il lungo cappotto ed in mano ha il passamontagna che si e’ appena tolto prima di fare la genuflessione.
Non parla ma mi guarda fisso: il messaggio mi e’ chiaro. Lascio a Fr Domenic il compito di continuare con i salmi, mentre io seguo Paul ed esco: “Cosa e’ successo?” gli chiedo a bruciapelo.
“Hanno portato un uomo tagliato dappertutto, e sta sanguinando molto!”
Comprendo che anche oggi saltero’ la messa, ma so che il Signore e’ molto meno formale di noi e capisce quando non possiamo proprio fare diversamente. Arrivato all’outpatient mi trovo davanti una scena raccapricciante. 
Aveva proprio ragione Paul. Quel vecchio tutto sporco di terra e’ veramente fatto a fettine. Mi assale un forte senso di scoraggiamento: non so come toccarlo, non ho idea di eventuali fratture ossee. 
Per un momento il mio elettroencefalogramma resta piatto: mi passano davanti scene gia’ vissute, come quella di Kawira la sera di capodanno o come quella del vecchietto sbranato dai cani alcuni mesi fa. 

mercoledì 1 marzo 2017

Ironico e Kafkiano

La giornata di oggi è un susseguirsi di emergenze continue, di cesarei a ritmo incalzante anche ora che sono quasi le 24.
I pazienti ambulatoriali non finivano proprio mai e la seduta operatoria è stata tremenda.
Sono sotto tiro da ormai 16 ore continuative, senza neppure una pausa per pranzo o cena...e non so a che ora finirò.
Oggi ci è successa anche una cosa bruttissima a cui mai faremo l'abitudine: un paziente è morto subito dopo un intervento chirurgico in sala. La sensazione che provo in quei momenti è di totale sconforto e confusione.
E proprio in una situazione del genere, con pazienti ovunque, con mamme che non sappiamo più dove mettere in maternità, con due o tre pazienti per letto, con una coda inferocita di 400 malati che urlavano per essere visitati dopo aver atteso per molte ore, è venuta una supervisione governativa che ha notato delle irregolarità nei documenti dell'ospedale, e che ha ingiunto la chiusura della nostra farmacia...e quindi praticamente dell'ospedale.

martedì 28 febbraio 2017

Una diagnosi un pò anomala

Dieci giorni fa si era presentata nel nostro ospedale una giovane donna che lamentava febbre e dolori addominali. Aveva sulla faccia delle lesioni che ricordavano molto il lupus vulgaris della tubercolosi, ma diceva di averli da molto tempo.
L'ecografia addominale ha dimostrato la presenza di una grossa massa solida a livello ciecale ed una serie di linfonodi paraortici dilatati.
Abbiamo pensato ad un tumore intestinale con metastasi peritoneali, anche se la donna aveva soltanto 30 anni età.
Eravamo indecisi se tentare l'intervento oppure se dichiarar la malata inoperabile. Le abbiamo rivelato la nostra ipotesi diagnostica ed anche la prognosi che ci pareva davvero infausta. 
Lei ha accettato in modo stoico la notizia del possibile cancro in fase avanzata, ma ci ha detto che non avrebbe avuto i mezzi finanziari per andare a Nairobi al fine di iniziare la chemioterapia.
Ci turbava la febbricola, ed anche il fatto che i globuli bianchi non erano aumentati nonostante l'ipertermia.
Eravamo indecisi tra il tentativo eroico di un intervento chirurgico e la scelta della terapia palliativa.
Alla fine abbiamo deciso di intervenire, anche perchè temevamo che la malata si potesse occludere da un momento all'altro: "se siamo fortunati facciamo una emicolectomia e togliamo tutti i linfonodi neoplastici; se invece la cosa si manifestasse impossibile, tenteremo delle anastomosi che by-passino il tumore ed impediscano alla malata di morire occlusa".

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE: solidarietà, crescita personale, responsabilità, rispetto delle norme etiche e giuridiche






lunedì 27 febbraio 2017

Chaaria ed i volontari

Chaaria è ormai un ospedale complesso che va avanti anche senza volontari: i volontari sono una risorsa nella misura in cui si sforzano di accettare i nostri ritmi ed i nostri equilibri interni, ed umilmente desiderano inserirsi nel nostro stile di lavoro. 
Una persona che si comporta così diventa un grande aiuto per noi, può facilmente colmare molte nostre lacune, può anche migliorare il nostro servizio con la sua presenza, e soprattutto ci fa star bene quando lavoriamo insieme. 
Invece, chi ha un atteggiamento del tipo “avant moi le deluge” e quasi pensa che prima del suo arrivo qui non funzionasse nulla, ha certamente sbagliato registro e non ci aiuta molto; un volontario che pensa di venire a Chaaria ed imporre il suo punto di vista, il suo modo di organizzare il lavoro, le sue metodiche cliniche senza accettare il buono che già c’è in questo ospedale, inevitabilmente porterà degli scricchiolii nella nostra routine di tutti i giorni, causerà del malcontento sia nel fratelli che nel personale, ed alla fine non farà una bella esperienza lui stesso. 
Io credo che il primo dovere del volontario, al di là delle sue motivazioni personali, sia quello di comprendere che egli è atterrato in una struttura funzionante, che ha i suoi ritmi e le sue abitudini: prima di imporre le proprie idee, egli deve osservare a lungo, farsi accettare e farsi amare da noi e dal personale. 

Guarda il video....