Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 6 settembre 2017

Il dono della libertà

Non e’ la prima volta che a Chaaria abbiamo pazienti piantonati perche’ carcerati.
Anche ora abbiamo un uomo piantonato notte e giorno in reparto da due guardie armate.
Pero’ in maternita’ e’ stata la prima volta!
Ricevere la paziente in preda alle doglie ed essere richiesti di non darle la divisa come le altre partorienti; vederla travagliare nel suo camicione a striscie da prigioniera; avere sempre due guardie (ovviamente di sesso femminile) nelle vicinanze della sala parto ed anche quando le ho fatto l’ecografia…tutto questo e’ stato nuovo ed emotivamente pregnante per me.
Questa donna mi e’ sembrata spiata in uno dei momenti piu’ intimi della sua vita.
La poveretta aveva tanto male e certo non sarebbe riuscita a fuggire, ma veniva guardata a vista, notte e giorno.
Ha partorito alle 3 del mattino e casualmente c’ero anche io in quanto avevo appena finito un difficile parto con forcipe. Il suo bambino ha avuto qualche difficolta’ respiratoria, ma poi si e’ ripreso.
Le guardie si son portati via madre e bambino l’indomani…ed ora non li vedremo piu’.
Non so neppure come si chiamassequesta povera donna carcerata.
Non ho la piu’ pallida idea di quale fosse la sua condanna. Non so cosa possa aver fatto. A me sembrava solo fragile ed indifesa.


Ho pensato che fosse in carcere da poco e che magari ci fosse entrata nelle prime fasi della gravidanza…ecco perche’ poteva essere incinta in un carcere femminile!
Magari invece in carcere c’era da tempo ed e’ stata abusata da qualcuno.
Chi lo sa!
Certo anche questa sua diversita’ nel vestiario; l’essere sorvegliata continuamente dalle guardie fanno parte della pena che sta scontando: tutte le altre donne in maternita’ sapevano che era una prigioniera, anche se nessuno ha dato segni di insofferenza, pur nella situazione di grande congestione che stiamo vivendo.
Questo parto mi ha lasciato tanta tristezza, pur essendo andato liscio.
Forse sono solo emotivo e dovrei commuovermi ugualmente per l’uomo malato ancora in reparto e piantonato da due militari.
Non lo so perche’ ma lui mi tocca di meno.
Lo so che e’ ingiusto, ma e’ cosi’.
Mando al Signore una preghierina per questa poveretta incarcerata ed ora anche madre.

PS: nella foto il volontario odontoiatra, il Dr Enrico Postini.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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