Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 9 luglio 2017

Domenica massacrante

Carissimi amici e lettori,
pensatemi stravolto e davvero stanco. sono 8 notti consecutive che mi chiamano per emergenze, dopo che in sala finiamo alle 23.
Oggi e' stata una giornata senza soluzione di continuita', con emergenze continue e tantissime complicazioni in ogni settore dell'ospedale.
Ma la maternita' e' quella che continua a massacrarci di piu': parti distocici, forcipi, ventose, placente ritenute e soprattuitto cesarei ad ogni ora del giorno e della notte.
Poco fa ero in sala (sono le 22.35) ed ero stanco ma anche molto soddisfatto perche' l'ultimo cesareo e' stato fatto per un prolasso di cordone...ed abbiamo fatto nascere una bambina in ottime condizioni (fatto eccezionale con un prolasso!). 
E' stato un cesareo difficile che ha assorbito tantissime delle mie energie, visto che non ero solo il chirurgo ma anche l'anestesista, e, data l'indicazione, non si poteva pensare di usare la spinale. 


Ho fatto il cesareo ed amministrato ketamina e valium, monitorando anche le condizioni respiratorie della paziente.
Eravamo alla cute e gia' speravamo di andare finalmente a cena e poi magari anche a letto, quando dalla maternita' hanno chiamato per un altro cesareo ancora.
Mi sento a pezzi, ma devo rientrare in sala di nuovo, e poi sperare che questo sia davvero l'ultimo.

Fr Beppe



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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